Kreutzer
Postato: July 28th, 2010 sotto sostanza politica sferzante.
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“Il Ribelle è il singolo, l’uomo concreto che agisce nel caso concreto. Per sapere che cosa sia giusto, non gli servono teorie, né leggi escogitate da qualche giurista di partito. Il Ribelle attinge alle fonti della moralità ancora non disperse nei canali delle istituzioni. Qui, purché sopravviva in lui qualche purezza, tutto diventa semplice.” (p. 114).
Postato: July 24th, 2010 sotto sostanza politica sferzante.
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De mon temps, déclara la Baronne en guise de diversion, il y avait encore quelques hommes. Ils m’ont aimée ; mais ils ont été tués à la guerre. Maintenant il n’y a que des pédérastes (excusez-moi, rigola-t-elle en se tournant vers le thomiste et le communiste), des drogués, des eunuques.”
Pierre Drieu La Rochelle, Le souper de réveillon. 1936
Postato: July 24th, 2010 sotto sostanza politica sferzante.
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Finiremo per guardare le esperienze fasciste come delle esperienze politiche che sono state indebitate e sfigurate dalle necessità drammatiche della guerra, ma che hanno per carattere essenziale l’innalzamento di alcuni valori morali: il coraggio, l’energia, la disciplina, la responsabilità, la coscienza professionale, la solidarietà. La scomparsa di questi valori è il dramma delle società venute in seguito.
I movimenti fascisti sono sorti da una reazione contro questa snaturazione dei popoli. Questa reazione ebbe dappertutto lo stesso punto d’appoggio. Nel loro sgomento, coloro che rifiutavano questo mondo nuovo del dopoguerra, hanno fatto riferimento a un’immagine-modello dell’antica grandezza del loro popolo, per l’Italia quella delle legioni di Roma, per la Germania quella dei Germani di Arminius che avevano sconfitto l’esercito del consule Varus, per la Romania o l’Ungheria quella dei loro contadini combattenti, per la Spagna l’immagine dell’onore castellano : non un’ideologia, ma un modello morale, quello che incarnava meglio ciò che erano o quello che avrebbero voluto essere nelle trincee dove avevano combattuto.
[...] Prima di odiare il fascismo, bisognerebbe cercare di capirlo.
Il fascismo è nato, storicamente, dalla collera degli ex-combattenti contro la classe politica. Ma è stato, più profondamente, un’opposizione spontanea contro la demoralizzazione della guerra e del dopoguerra che accompagnò la trasformazione di una società rurale stabile, economa, paziente, coraggiosa, legata all’onestà e al civismo, in una società di lavoratori dipendenti che hanno come unico orizzonte l’aumento dello stipendio, come guida l’ideologia, come strumento la politica.
Distruggendo, dopo la Seconda Guerra Mondiale, questa rinascita della coscienza nazionale con il pretesto di annientare l’ideologia razzista, è stata distrutta una soluzione politica originale che permetteva di rompere le ideologie distruttrici dell’unità nazionale e nello stesso tempo gli eccessi del capitalismo selvaggio.
In realtà, i regimi fascisti non sono stati dei regimi di costrizione per gli individui. Hanno generalmente rispettato le libertà individuali e hanno represso solo il sabotaggio, il parassitismo e la speculazione. In compenso, hanno assicurato ai popoli la libertà più preziosa, quella di essere loro stessi e non ciò che altri hanno deciso per loro: libertà che noi non conosciamo più.
[...] I regimi fascisti sono stati o hanno cercato di essere dei regimi di solidarietà e di giustizia sociale, che sono stati in seguito deformati dagli obblighi della guerra. Qualunque regime di solidarietà e di giustizia sociale esige uno Stato forte: ma uno Stato forte non ha bisogno di ideologia : ha bisogno solamente di buon senso e di generosità.
Maurice Bardèche
Testo tratto dalla rivista Le Crapouillot, N° 77, settembre-ottobre 1984
Postato: July 20th, 2010 sotto sostanza politica sferzante.
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Pierre Costals, uomo non d’amore ma di “piacere”, scrittore insolente e sprezzante, vive la sua inesauribile sete di donne sottoponendosi a una tortura delle più sottili, per sé e per le sue vittime: fa il giro delle case dell’alta borghesia parigina in cerca di una fidanzata, ben sapendo che alla fine rifiuterà tutte le candidate. Così soggiace al cerimoniale della visita ai genitori, così svaga la fanciulla nei modi prescritti, mentre scatena intorno ad essa una crudele commedia degli equivoci. La storia delle sue relazioni diventa così la cronaca di una lotta contro ciò che lui stesso chiama “l’Ippogrifo”, ossia la Chimera su cui le donne montano “a ogni occasione per cavalcare l’assoluta irrealtà in cui si trovano a loro agio”.
Postato: July 12th, 2010 sotto sostanza letteraria sferzante.
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Dobbiamo a malincuore constatare che l’Unione Europea dei 27, parvenza di un’Europa politica, è attualmente soltanto un’ “espressione geografica” tra la Russia e il Mediterraneo: una vera e propria nullità sul piano geopolitico. Dal punto di vista geostrategico, invece, essa costituisce la testa di ponte degli USA lanciata sulla massa euroafroasiatica. Per quanto riguarda poi il proprio stato di salute economico e finanziario, i Paesi dell’Unione possono vantare il primato di aver distrutto, nell’arco di appena due decenni, un equilibrio sociale – precario e debole quanto si voglia e certamente bisognoso di sostanziali e radicali correttivi. Un equilibrio che, tuttavia, giacché imperniato sullo stato sociale, costituiva un poderoso elemento di coesione nazionale ed europeo, nonostante le tensioni pure gravi che hanno costellato la storia europea degli ultimi trent’anni. Ma l’errore maggiore è stato quello di non aver costruito alcunché di alternativo, e neanche di prospettare un’ipotesi valida per la costruzione di un’Europa attenta alle questioni sociali ed alla stabilità economica. L’ubriacatura neoliberista, inaugurata dal thatcherismo, ha attraversato tutta la cultura “politica” dell’Europa continentale, esprimendosi, in nome di un’unilaterale concezione della “modernizzazione”, in pratiche antisociali, e, soprattutto, asservendo drammaticamente le scelte politiche e gli interessi – nazionali ed europei – alle logiche economiciste ed espansioniste del vivace ed aggressivo turbocapitalismo d’Oltreoceano. Le dinamiche economico-sociali del neoliberismo degli ultimi anni hanno avvantaggiato soltanto esigui e selezionati ceti europei e aumentato il divario tra “ricchi” e “poveri”.
Sul piano culturale, le cose non stanno di certo meglio. L’industria culturale di massa, quella che in particolare determina i comportamenti delle nuove generazioni (anche di quella parte di esse che si vorrebbe antagonista ed alternativa), appare totalmente dominata dagli stereotipi d’Oltreatlantico, come peraltro quella di élite. Le classi dirigenti europee, siano esse politiche, economiche, finanziarie o intellettuali, mallevadrici dell’american way of life, sono in gran parte cooptate nelle strutture di dominio statunitense. Il loro operato sembra dunque rispondere a egoistici interessi di casta e, soprattutto, almeno a partire dalla prima guerra del Golfo, a quelli economico-finanziari di Wall Street e a quelli strategici di Washington.
Il soft power statunitense ha vinto le ritrosie anche di quei settori della sinistra europea, in larga parte tradizionalmente antiamericana, e di quegli strati delle destre nazionali più attenti agli interessi continentali.
Postato: April 28th, 2010 sotto sostanza politica sferzante.
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