Month: April 2008

Campidoglio di ricino

Quella di Alemanno è la vittoria della Destra, quella vera. Ieri, quando “Lupo” s’è affacciato alla finestra del Campidoglio, l’Inno a Roma lo cantava un po’ tutta la piazza. Alemanno non è uno di destra così tanto per dire: è uno che la celtica la porta ancora al collo. C’entra poco con Fini , Gasparri e quelli di Alleanza Nazionale. “Una notte da raccontare ai nipotini”- diceva qualcuno all’ombra della statua di un imbandierato Marco Aurelio. E in effetti è un po’ così. Anni e anni di militanza nel sottobosco trovano soddisfazione e un po’ di giustizia in questa sua vittoria. Una vittoria ben diversa da quella del PdL. Adesso c’è da augurarsi che questa destra selvatica abbia la maturità e la forza di governare una macchina così complicata. Il compito è molto arduo. Bisognerebbe assestare subito un paio di colpi significativi. E Alemanno ha le capacità e la spregiudicatezza per poterlo fare. Sarebbe bello se riuscisse a dimostrare a questo paese che ricacciare la destra nelle fogne per tanto tempo non è stato un vantaggio per nessuno. E che un goccetto di olio di ricino, al massimo, è servito a molti, per digerire i veleni e i pregiudizi per per tanti anni hanno dovuto ingoiare.

Sondrio o son destro?

Alcide Molteni è il nuovo sindaco di Sondrio. Ha conquistato Palazzo Pretorio stabilendo nella rossa Sondrio la nuova “roccaforte” del Pd. Grande soddisfazione alla segreteria centrale del Partito che già pensa di trasferire il proprio loft all’ombra delle Alpi. Il popolo veltroniano può finalmente guardare al futuro con grande fiducia, al grido di “ricomincio da Sondrio”. Veltroni: “La Valtellina è una pedina fondamentale nello scacchiere politico internazionale”. Preoccupazione nella Lega che già si sente assediata nella sua Lombardia dall’incredibile macchina politica del Partito Democratico.

roccaforte pd

Palestinian breakfast

bmb

Stamattina quattro bambini palestinesi che stavano facendo colazione con la loro mamma sono saltati in aria in mille brandelli. A colpilrli è stata una cannonata di un mezzo blindato dell’esercito israeliano. Anche la mamma, per sua fortuna, è deceduta dopo poco in ospedale e non dovrà sopportare il fastidioso rituale della “ricomposizione dei corpi”, tipico di quelle parti. l’episodio è sgradevole, emblematico, ma di per sé per niente eccezionale. Capita spesso in Palestina di fare colazione a suon di bombe: è la contropartita per l’ostinata e bizzarra volontà di questo popolo di voler continuare a vivere nei propri territori. Gli altri, gli israeliani, dal canto loro, possono vantare l’esercito migliore e meglio armato del mondo. Quasi 200.000 miliziani effettivi per una popolazione di circa 6 milioni di abitanti (in Italia ne abbiamo poco più di 100.000 per 60 milioni di anime); ma l’esercito d’Israele ha una prerogativa unica al mondo: può triplicarsi nel giro di 3 ore, grazie ad una riserva di 500.000 soldati, pronti a scendere in battaglia in qualsiasi momento. 16 divisioni suddivise in 76 brigate, 3.930 carri armati, 8.000 mezzi blindati per trasporto truppe e 1.348 pezzi d’artiglieria. Fiore all’occhiello delle milizie è l’aviazione, con i suoi 1000 aerei da combattimento, 100 da trasporto e più di 300 elicotteri Apache. Senza contare la marina e tutte le forze di supporto militari e civili. Tutto per una popolazione grande su per giù come quella danese, che vanta invece un esercito di 15.000 uomini. Perché queste considerazioni? Non certo per una volontà di armamento, né tantomeno per mettere in piedi una predica pacifista. Credo che l’episodio della polverizzazione dei quattro bimbi di Gaza durante la colazione e altre migliaia di “incidenti” simili che accadono ogni giorno da quelle parti, abbiano una innegabile valenza letteraria e cinematografica. Mi chiedo come mai, al cospetto di pezzi di carne fresca e sanguinolente, di efferati eccidi quotidiani e contemporanei, i nostri cineasti, scrittori, i registi e pittori ,fotografi e cantori si ostinino ancora a ravanare nell’obsoleto serbatoio d’inizio secolo per vincere i loro premi e le loro competizioni. Perché raschiare il fondo di un vecchio barile della storia per strappare lacrime al malcapitato lettore, spettatore, fruitore occidentale? Se, ad esempio, la morte di tutti questi esseri umani potesse servire un giorno a vedere sui nostri schermi un bel film di Spielberg o di Benigni sull’olocauto palestinese, non cambierebbe nulla, ma se non altro questi signori avrebbero adempiuto alllo scopo primario di un artista degno di tal nome: intelleggere la realtà storica nella quale egli vive, meglio e più di chiunque altro. Che è ben diverso dal riscaldare vecchie minestre della storia al solo scopo di forviare le menti, inginocchiandole al servizio dei nuovi carnefici.

25 aprile: libera azione

Il 25 aprile del 1916 gli irlandesi cercarono di ottenere l’indipendenza dall’Inghilterra con l’uso delle armi, in quella che è passata alla storia come la “Rivolta di Pasqua”. A Dublino i rivoltosi occuparono i punti strategici della città, proclamando la Repubblica Irlandese Indipendente. La sollevazione portò a soli quattro giorni di libertà del popolo irlandese dalla Gran Bretagna. La rivolta fu infatti occasione per gli inglesi di provare i nuovi carri armati Mark 1(ribattezzati Whippets) che saranno poi impiegati con successo nella Prima Guerra Mondiale. La sollevazione fu sedata in poche ore, con grande spargimento di sangue. I capi della rivolta furono giustiziati senza processo. A questo episodio sono dedicati alcuni versi del poeta drammaturgo dublinese William Butler Yeats.

Ai tinc, ai nou, ai vot.

Roma, capitale d’Italia, nata il 21 aprile del 753 avanti Cristo.
1285 km quadrati di estensione, ventuno rioni, trentacinque quartieri per circa tre milioni di abitanti.
Milioni di uomini da tutto il mondo ogni giorno strabuzzano gli occhi dinnanzi alla sacra magnificenza dell’Urbe.
Milioni di uomini, nei millenni, hanno chinato il capo al cospetto della sua grandezza.

Fake Empire

The National sono una band americana di New York, in Italia pressoché sconosciuta.

Stay out super late tonight
picking apples, making pies
put a little something in our lemonade and take it with us
we’re half-awake in a fake empire
we’re half-awake in a fake empire

Tiptoe through our shiny city
with our diamond slippers on
do our gay ballet on ice
bluebirds on our shoulders
we’re half-awake in a fake empire
we’re half-awake in a fake empire

Turn the light out say goodnight
no thinking for a little while
lets not try to figure out everything at once
It’s hard to keep track of you falling through the sky
we’re half-awake in a fake empire
we’re half-awake in a fake empire

Nascere dalla parte giusta

La cosiddetta povertà secondaria condanna ad una sostanziale, perenne frustrazione, per il desiderio sempre maggiore di beni.
La vita dell’individuo diventa un’esistenza stressante, invecchiante, alienante. Roma, anziché essere l’avamposto comunitario che la sua storia gli imporrebbe, è una stolida pseudo-metropoli piena di persone che comprano “le Ribellioni n.2”. Milano, l’altra pseudo-metropoli italiana, è colma di “Ribellioni n.2” in ogni anfratto, ma se non altro ha l’attenuante d’essere stata fondata dai galli Insubri.

Walterloo

walter

 

Il dato più interessante di questa storica tornata elettorale è la scomparsa dei comunisti dal parlamento italiano. O meglio, il passaggio di testimone dalle bandiere rosse alle camicie verdi. E’ la Lega, infatti, il nuovo partito italiano dei lavoratori. Bisogna dare atto a Veltroni e Berlusconi di aver raggiunto un risultato notevole e del tutto insperato. Resta la futilità intrinseca di un voto democratico (voto futile in quanto tale). E nasce il pericolo di un appiattimento politico su due poli omologhi. Su una cosa Bertinotti mi trovava d’accordo: qui non siamo negli USA. “Non siamo mica gli americani, che loro possono sparare agli indiani”. Non siamo ancora pronti per una società multietnica, perché siamo ancora troppo fragili e complessi culturalmente. Per diventare davvero americani, dobbiamo dare un ultimo affondo definitivo al nostro declino. Bisogna che gli italiani facciano tabula rasa delle proprie strutture culturali, tradizionali e filosofiche. E’ necessario mollare i freni inibitori della critica, del rispetto reciproco di matrice laica, dell’equità sociale e della pace cristiana. Un giorno, non molto lontano, “Roma Ladrona” diventerà un parco giochi per yankee americani e pigs anglosassoni e il Vaticano avrà una nuova cupola “made in China”. Solo allora saremo davvero pronti per l’ultima grande sfida. Ma dobbiamo pazientare: per altri cinque anni, gli odiati lanzichenecchi saranno a guardia della nostra Tradizione e della nostra Identità europea. E pazienza se avremo da sopportare ancora odontotecnici e bottegai nei palazzi di Roma, ma soprattutto se dovremo sentirli inveire e vederli bruciare qualche tricolore. Comincio a pensare che li brucino solo perché in fondo in fondo abbiano anche loro un irrefrenabile trasporto per la fiamma.

Révolte!

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Come uscire dalle contraddizioni che il nostro decadente sistema democratico occidentale ci impone? Come e dove trovare la forza per forgiare se stessi al fine di rimanere indifferenti ai continui richiami dell’inutilità contemporanea? Dove attingere per cercare gli strumenti morali, politici ed esistenziali che possano consentire un’analisi veritiera della nostra realtà sociale? Ho trovato un interessante saggio di Mario Consoli che offre spunti concreti per un corretto e disciplinato rapporto con la società dei consumi. Il saggio è qui di fianco, si chiama “Uomo Contemporaneo”. Buona lettura.

Tu chiamale se vuoi… ELEZIONI

 

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“Non esiste nulla di più pietoso che assistere impotenti all’eterno rinnovarsi dell’inganno elettorale democratico: un voto strappato ad un branco di pecore, al quale non viene riconosciuta altra facoltà che quella di mettere una croce su un pezzo di carta” .

[Un famoso politico austriaco]