Lucus

Una dorsale di alte rocce calcaree e silicee che va man mano abbassandosi per risalire ad Occidente con i Monti della Maddalena; paesaggi dolomitici a Brienza, Casalbuono e Moliterno, semplici e gravi a Maratea e Latronico; una barriera formidabile, quella del Pollino, mastodontico verso la Calabria. E monti, monti tra i più alti e impervi dell’Appennino, digradanti di contrafforte in contrafforte sul mar Ionio o cadenti e scoscesi sul Tirreno tra Sapri e Maratea.

Terra brulla, qua e là ferace, generalmente povera, spesso incolta e incoltivabile; natura severa, raramente sorridente, che mette nell’animo un senso di malinconia e di abbandono che non è di pace e nemmeno di riposo.

Gente semplice e malinconica, come la natura che la circonda; pertinace come lo è il montanaro; d’ingegno aguzza, generosa di cuore, ma dura e quasi sadica nella vendetta, come i primitivi; attaccata profondamente alle tradizioni, ai costumi dell’ospitalità e della religione; gente resistente al lavoro, rispettosa della legge, della proprietà, sobria e gelosa dell’onore famigliare; che ha nel sangue l’istinto della trasmigrazione, capace com’è di acclimatarsi sotto tutti i paralleli e tutti i meridiani; gente povera che può lavorare dodici ore nei campi nutrendosi di un tozzo di pane e d’una cipolla; gente eroica che conosce il sacrificio come norma di vita e l’accetta quale dono di Dio e non si ribella.

Questa è la Lucania.

(Gerardo Capoluongo – 1969)

6 comments

  1. pak says:

    Sosteniamo il movimento che si prefigge l’aggregazione alla Lucania dei terrritori del Vallo di Diano e del Cilento sciaguratamente sottratteci! (www.grandelucania.it – unico neo, grosso, la presenza di Tanìn)

  2. admin says:

    Era un’altra Lucania, s’intende. Abitata da altri lucani. Oggi abbiamo sotto gli occhi il risultato di anni di declino e malgoverno, pessimo governo. Ma sotto il cemento dei palazzinari e sotto le ceneri della nostra decadente e pavida classe dirigente, continua ad ardere il fuoco di una stirpe indomita. Si può forgiare il ferro o riscaldare minestre, o – come fa qualcuno – ci si può asciugare gli scogli, ma il fuoco, caro Gino, sempre fuoco rimane.

  3. peppone says:

    Girano tanti lucani per il mondo, ma nessuno li vede, non sono
    esibizionisti. Il lucano, più di ogni altro popolo, vive bene all’ombra.
    Dove arriva fa il nido, non mette in subbuglio il vicinato con le minacce e
    neppure i “mumciupì” con le rivendicazioni. E’ di poche parole. Quando
    cammina preferisce togliersi le scarpe, andare a piedi nudi. Quando lavora
    non parla, non canta. Non si capisce dove mai abbia attinto tanta pazienza,
    tanta sopportazione. Abituato a contentarsi del meno possibile si
    meraviglierà sempre dell’allegria dei vicini, dell’esuberanza dei compagni,
    dell’eccitazione del prossimo. LUCANO SI NASCE E SI RESTA. (L. Sinisgalli)

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