Denti

Roma, anziché essere l’avamposto comunitario che la sua storia gli impone, è una stolida pseudo-metropoli piena di persone che fingono d’interessarsi alle “Ribellioni n.2″. Questo è il risultato di decenni di subcultura. Ultimo esempio del degrado artistico della città è l’iniziativa”Contemporaneamonti“: una stolida esposizione di aborti visivi, disseminati negli esercizi commerciali del Rione I. Ma di esempi se ne potrebbero fare a migliaia.

Io non sono un esperto d’arte, sia chiaro. Ma se i parametri condivisi sono il Michelangelo e il Bernini, non puoi sperticarti in recensioni ultra artistiche e chiedere per giunta 3 mila e 500 euro per cinque denti di gesso mezzi fracassati, sparsi sul pavimento del negozio della mia ragazza. E’ arte dici? Ma dai. Allora se mi porgi la mascella provo con un destro a tirar fuori i 32 elementi artistici rimasti intrappolati al chiuso del tuo cavo orale! E’ arte pure quella, no? Suvvia…

La verità è che una sciagurata gestione derelitta è riuscita a portareall’ombra dei sette colli solo vip e vippismi, saltimbanchi, architetti uterini, attoruncoli, nani, ballerine, starlet e avanzi del DAMS. E allora ecco il fotografo da quatto soldi comportarsi come una rock star, la comparsa di fiction atteggiarsi manco fosse Gassmann, il cantantino di quint’ordine sfasciare la stanza d’albergo like a Rolling Stone. Uno squallido stall-system che costa, sporca, spende e spande, a danno e della comunità.

E’ proprio su queste storture che l’attuale giunta comunale dovrebbe misurarsi. Anziché perdersi in meschine rivalse sulla gestione della mostra del cinema, su questa o quella kermesse.

Ma quale mostra del cinema? Bisognerebbe spazzare via queste degenerazioni di Papa Walter. Azzerare, salvando quel pochissimo di buono che c’è, di destra o di sinistra che sia. Alzare il tiro. Ripensare Roma come centro mondiale dell’Arte e della Cultura, anziché come passerella per attori di Hollywood. Estirpare il morbo finto-intellettuale. Annullare questa tendenza dei giovani artisti e artistoidi al narcisismo edonistico ed egoistico: “non riesco ad immaginare come sia possibile che un artista serio possa mai considerarsi soddisfatto del proprio lavoro”.

Bisogna ricreare a Roma un habitat in cui l’Arte possa risorgere. Osteggiare l’individualismo artistico. Ridonare l’Arte al popolo per ritrovare in essa una salvifica funzione sociale ed intellettuale.

Roma non può essere abbandonata nella mani di questi sciacalli, di questi shampisti dell’arte che sperperano il denaro pubblico e privato nell’organizzare di esposizioni mortifere e degradanti. Roma è un canone mondiale di bellezza. E non c’è nulla di più triste e avvilente di una bellezza sfiorita e maltrattata.

One comment

  1. massimo says:

    Arte di rione cazzo, no di musei. Alla fine quei denti di gesso ben si stendono sotto una maglia di cachemire. Un Bernini in vetrina non ha prezzo, per il resto c’è mastercard.

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