Arte contemporanea

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“Non comprate quadri moderni, fateveli in casa”.
[Leo Longanesi]

10 comments

  1. admin says:

    Le arti visive contemporanee, e la pittura in particolare, presentano una polverizzazione di stili sconcertante. Gli studiosi e i contemplatori del futuro (come me) racchiudono per semplificare questa vasta gamma in un unico insieme: immondizia, specchio della decadenza. Il XX secolo e parte del XIX si sono contraddistinti quali esclusivamente per una produzione iniqua di arte. Con qualche rara eccezione. Nel XXI si prospetta addirtittura un’ivasione della tecnica nel campo dell’arte; o meglio, un’elevazione della tecnica a grado di Arte, con conseguente perdita dell’unicità dell’opera e della discendenza diretta uomo-opera d’arte. Ciò nonostante ritengo che il genere umano conservi comunque un’apprezzabile forza espressiva. Ahimè – come dimostrano le centinaia di mostre d’arte contemporanea – anche il genere subumano possiede una sua forza. Una forza espressiva discendente, che non ha nulla a che vedere con l’arte e che chiamerei più semplicemente “vacua vanità”.

  2. luigi says:

    come sempre lucido e ben saldo il tuo punto di vista, che tuttavia non condivido.
    C’è qualcosa di “appannato” nel relazionare la qualità di un’opera d’arte alla sua univocità, si insomma se volessimo attestare il grado di “artistico” a un elemento unico ed irripetibile comincerebbe a traballare un pò tutto il mondo dell’arte.
    L’intrusione come la chiami tu della tecnologia è qualcosa di inevitabile, prima gli artisti si avvalevano di colori ottenuti con elementi naturali, poi è subentrata la chimica, ma non mi dirai che il vermiglio non è più vermiglio perchè è ottenuto da un composto chimico.
    A noi!

  3. admin says:

    Dici che traballerebbe? Secondo me terrebbe, invece. Quante cappelle sistine esistono sulla terra? Quante credi che ce ne saranno in futuro? Certo, l’unicità non è il presupposto sufficiente a che l’arte sia classificata come tale. Ma credo sia il presupposto necessario. Non trovi?

  4. blini says:

    consiglio in proposito la lettura fondamentale di Ananda Coomaraswamy, La filosofia dell’arte cristiana e orientale.

  5. luigi says:

    hai perfettamente ragione, ma l’arte ha un raggio d’azione (per fortuna) piuttosto vasto, e in alcuni casi la ripetitività dell’opera è conditio sine qua non per la sua effettiva relaizzazione, penso alla musica, alle arti visive, nulla che si possa minimamente paragonare alla cappella Sistina ovvio o alle righe della Divina Commedia, ma pur sempre arte.

  6. pak says:

    Vi è una fondamentale differenza ontologica. L’essere viene pensato come analogo all’ente e cioè alla cosa (res), rimuovendo e dimenticando ciò che li separa. In correlazione l’essere come ente e come oggetto posto di fronte alla coscienza (ob-jectum) e il modo di affrontare l’arte contemporanea che ha poi prodotto la concezione di un soggetto concepito non più quale semplice substrato (sub-stantia) portatore di qualità e accidenti, bensì quale io conoscente (ego cogitans), soggetto puro, trascendentale, puro occhio sul mondo, fondamento della verità in quanto luogo del suo manifestarsi come presenza evidente. La correlazione conoscitiva tra soggetto e oggetto ha dato luogo a una concezione della verità come conformità o adeguazione tra linguaggio, pensiero ed espressione, adaequatio rei et intellectus. Ovviamente con tutti i distinguo, è pieno il mondo dell’arte di oggi di mostruosità (e non si intenda nel senso latino di mirabilis!)

  7. luigi says:

    Mitico!…sembri Gabriele La Porta rifatto (e ditemi se non è arte) da Guzzanti Corrado (l’unico della famiglia con sale in zucca)…ALTRIMENTI LUI MUORE!

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