Comunità!

 Essere comunitari è come un esercizio di ginnastica dell’anima. In tempi antichi questo tipo di ginnastica serviva a rendere l’uomo meno individualista e irresponsabile. Ma soprattutto ad allargare gli orizzonti delle proprie (spesso misere) paturnie individuali. A sentirsi parte di una comunità, di una nazione, del creato.

Dalla metà del secolo scorso, invece, aleggia questa sorta di solipsismo iperindividualista spacciato per libertà ( “la libbbertà prima di tutto!”, “Vietato vietare”, “la fantasia al potere” e altre cazzate del genere) che ci ha ridotti a un branco isterico di particelle spurie, perse dietro le proprie rivendicazioni personali, ma incapaci di prendere anche solo in considerazione quelle del prossimo. Ciascuno sfoga la prorpia irrilevanza, ripiegato su se stesso, come un goffo punto interrogativo spinoso.

2 comments

  1. Ugo says:

    Si, si. Queste sono solo le possibili derive di un estremo individualismo, peccato che esistono e da sempre, quelle del comunitarismo, le sue derive purtroppo non producono solo punti interrogativi spinosi, ma ad esempio guerre, conformismi.
    Come considerare il consumismo, se non su base di una deriva comunitaria, che l’uomo veramente libero cerca inutilmente di contrastare xchè deriso e considerato un brutto prodotto dell’individualismo, il famoso brutto anatroccolo.
    Certo che le paturnie individuali spariscono se fai tutto quello che ti dicono gli altri, certo che vivi meglio maggiore è la sintonia con quello che ti circonda.
    Ma non credo proprio che questa continua critica alle culture moderne prodotte nel secolo scorso, possano risolvere il problema, perchè non credo sia quello il problema, c’è il momento dello stare con se stessi e quello del condividere con gli altri, niente di per se è pericoloso o dannoso ma tutto può diventarlo.
    Io da un pò di tempo ho capito che l’importante è sempre chiedersi il PERCHE’ delle cose, ovvero se c’è una ragione che dentro di noi consideriamo giusta, ma dobbiamo essere veramente sinceri ed aver lavorato sinceramente con noi stessi nel tempo… allora hanno un valore, altrimenti meglio lasciar perdere. E questo può valere per chi sceglie l’eremitismo come per chi sceglie il cameratismo, l’importante è che ci sia un motivo valido che giustifichi le scelte che fai, e che ti possa sorreggere nel futuro nei momenti di sconforto, inevitabili, qualunque sia la scelta, ma che possono essere superati più o meno bene sempre a seconda delle motivazioni profonde che ci sono e devono essere sempre riconosciute con la massima onestà “individuale”.
    E anche oggi ho sfogato la mia irrilevanza, anche grazie a te admin carissimo.

  2. blini says:

    giuseppe… come ci siamo detti l’ultima volta, siamo nell’epoca in cui andrebbe tutelati i doveri e non solo i diritti. il popolo è bue, ma persevera nell’illusione democratica, crede di contare e accampa diritti. invece non contiamo un cazzo e quelli che crediamo i padroni, sono anch’essi burattini.
    ti invito a documentarti sul fenomeno del signoraggio, sono certo che lo troverai interessante.

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