Month: September 2008

Il Popolo Karen

 

 


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«Le qualità che rendono amabile un certo essere umano, rendono nello stesso tempo amabile il genio della sua razza… L’uomo di un’altra razza è come un aspetto dimenticato di noi stessi, e dunque uno specchio ritrovato di Dio» (Frithjof Schuon)

Proverbiale solidarietà

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In queste ore drammatiche per la nostra scalcagnata, allegra compagnia di bandiera, mentre migliaia di famiglie tribolano nel timore di perdere la paghetta e l’intero sistema di trasporto italiano rischia di crollare miseramente, si può sempre, per fortuna, contare sulla generosità dei soliti magnanimi benefattori: Leggi

Goldman Sachs

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Sapete chi è il maggiore finanziatore di Barack Obama? Una banca d’affari. L’ultima rimasta in America dopo il tonfo della Lehman Brothers: la Goldman Sachs.

http://opensecrets.org/pres08/contrib.ph…

E sapete chi c’è tra i maggiori finanziatori del rivale McCain? Proprio la stessa banca d’affari.

http://opensecrets.org/pres08/contrib.ph…

La faccenda sembra alquanto irrazionale, soprattutto se si spendono milioni di dollari, a meno che non si cominci a pensare che a governare gli Usa sia proprio la Goldman Sachs.

Ma torniamo all’Italia.

Romano Prodi era un consulente della Goldman Sachs. Gianni Letta, il fidato consigliere di Berlusconi, nonché manager di famiglia nel gruppo Fininvest, ora sottosegretario alla presidenza del consiglio dei ministri, è anche lui un uomo della Goldman Sachs.

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLin…

Berlusconi assieme al colosso bancario avrebbe addirittura comprato una società. Si chiama Endemol. Il governatore della Banca D’Italia Mario Draghi fu addirittura vicepresidente della Goldman Sachs per Europa.

Ma allora da chi siamo governati?

Massimo Tononi, Padoa Schioppa e Mario Monti sono uomini della Goldman Sachs. E sapevate che Robert Rubin (segretario al Tesoro USA, sotto Clinton), Henry M. Paulson (Segretario al Tesoro sotto G.W. Bush), Robert Zoellich (vicesegretario U.S.A.), William Dudley (capo della Federal Reserve Bank di New York), Paul Thain (capo del New York Stock Exchange), Joshua Bolten (capo di gabinetto alla Casa Bianca), Gary Gensler (sottosegretario al Tesoro), Jon Corzine (Governatore del New Jersey), Philip D. Murphy(Partito Democratico U.S.A.) sono tutti uomini marcati Goldman Sachs?

Goldman Sachs, Goldman Sachs, Goldman Sachs, Goldman Sachs…

Complotto? Ma no, ma no… Sono solo coincidenze.

Meno di zero

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La fine di Lehman Brothers è la fine di un’epoca. E’ dimostrato ormai che i nostri sorveglianti americani, in finanza, come in battaglia, vincono solo quando i grandi numeri sono a loro favore. E non sempre è detto. Lo sfascio di una delle due più grandi banche d’affari americane (resta in vita la temibile Goldman Sachs) decreta il tramonto della scelta scellerata e sciacalla di alimentare la globalizazzione con il debito.

Tremonti alla Bundesbank lecture di Berlino: “L’Italia ha la seconda manifattura d’Europa, dopo la Germania. In America, se la borsa va giù, si finisce in roulotte a mangiare kitekat, da noi no. Le nostre famiglie non sono risucchiate dalla vertigine del consumo a debito”.

Dato storico-sociale di grande rilevanza. A fronte di un’America fluttuante a causa dei suoi sperperi di denaro in prestito, di un’Inghilterra in balia dei mercati e dei tassi d’interesse su mutui ormai in fuga percentuale, c’è un’Europa continentale che tiene. Soffre, ma tiene. E regge non grazie ai suoi broker in erba, ma grazie a un modello economico ancora legato a valori tradizionali. Un’Europa che non spende più di quello che ha, legata com’è al suo modello familiare, rurale, artigianale, cristiano e provinciale. Tutti aggettivi indigesti a chi fino ad oggi pensava di possedere il know how per “vincere sul mercato globale” e invece si ritrova in tasca formule finanziare desuete, titoli che valgono meno dei miei vinili e probabilmente, da domani, qualche flacone di psicofarmaci. Bye bye, man!

Anti

Iadicicco, Presidente romano di Azione Giovani, scrive una lettera aperta nella quale dichiara di “non riuscire a trovare una sola ragione per essere del tutto antifascista”. Pioggia di fischi e pernacchie dall’opinione pubblica, a quasi tutti i livelli. Massimo Gramellini su La Stampa fornisce al giovane aennino un motivo per essere ancora oggi antifascisti: il delitto Matteotti. Dato per buono che si sia trattato di un omicidio volontario (in verità la ricostruzione storica penderebbe più per un eccesso zelo di quattro gaglioffi), mi chiedo se a fronte di tutti i delitti, stragi e catastrofi di stato dal ’45 ad oggi, Gramellini se la senta d’incoraggiare Iadicicco ad essere anti-democratico. Alemanno, dal canto suo, chiede d’inserire la voce anticomunismo nella costituzione repubblicana. Gramellini risponde che in Italia siamo antifascisti perché c’era il regime nero, in Polonia saranno anticomunisti perché è toccato loro il regime rosso. Non fa una piega. Mi sfugge però il vantaggio d’essere anti-questo e anti-quello, in un paese che cade a pezzi. Il fascismo è Storia d’Italia. L’antifascismo è una categoria inutile e ingiustificata tanto quanto l’odio anticomunista. Lo stolido cittadino che impreca e lotta contro l’uno o contro l’altro è un perdigiorno, un fannullone, un attaccabrighe, un fesso.

Ernst Jünger

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“Se chiudo gli occhi vedo talvolta un paesaggio oscuro con pietre, rocce e montagne sull’orlo dell’infinito. Nello sfondo, sulla sponda di un mare nero, riconosco me stesso, una figurina minuscola che pare disegnata col gesso. Questo è il mio posto d’avanguardia, sull’estremo limite del nulla: sull’orlo di quell’abisso combatto la mia battaglia”.
Ernst Jünger