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Iadicicco, Presidente romano di Azione Giovani, scrive una lettera aperta nella quale dichiara di “non riuscire a trovare una sola ragione per essere del tutto antifascista”. Pioggia di fischi e pernacchie dall’opinione pubblica, a quasi tutti i livelli. Massimo Gramellini su La Stampa fornisce al giovane aennino un motivo per essere ancora oggi antifascisti: il delitto Matteotti. Dato per buono che si sia trattato di un omicidio volontario (in verità la ricostruzione storica penderebbe più per un eccesso zelo di quattro gaglioffi), mi chiedo se a fronte di tutti i delitti, stragi e catastrofi di stato dal ’45 ad oggi, Gramellini se la senta d’incoraggiare Iadicicco ad essere anti-democratico. Alemanno, dal canto suo, chiede d’inserire la voce anticomunismo nella costituzione repubblicana. Gramellini risponde che in Italia siamo antifascisti perché c’era il regime nero, in Polonia saranno anticomunisti perché è toccato loro il regime rosso. Non fa una piega. Mi sfugge però il vantaggio d’essere anti-questo e anti-quello, in un paese che cade a pezzi. Il fascismo è Storia d’Italia. L’antifascismo è una categoria inutile e ingiustificata tanto quanto l’odio anticomunista. Lo stolido cittadino che impreca e lotta contro l’uno o contro l’altro è un perdigiorno, un fannullone, un attaccabrighe, un fesso.

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