Meno di zero

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La fine di Lehman Brothers è la fine di un’epoca. E’ dimostrato ormai che i nostri sorveglianti americani, in finanza, come in battaglia, vincono solo quando i grandi numeri sono a loro favore. E non sempre è detto. Lo sfascio di una delle due più grandi banche d’affari americane (resta in vita la temibile Goldman Sachs) decreta il tramonto della scelta scellerata e sciacalla di alimentare la globalizazzione con il debito.

Tremonti alla Bundesbank lecture di Berlino: “L’Italia ha la seconda manifattura d’Europa, dopo la Germania. In America, se la borsa va giù, si finisce in roulotte a mangiare kitekat, da noi no. Le nostre famiglie non sono risucchiate dalla vertigine del consumo a debito”.

Dato storico-sociale di grande rilevanza. A fronte di un’America fluttuante a causa dei suoi sperperi di denaro in prestito, di un’Inghilterra in balia dei mercati e dei tassi d’interesse su mutui ormai in fuga percentuale, c’è un’Europa continentale che tiene. Soffre, ma tiene. E regge non grazie ai suoi broker in erba, ma grazie a un modello economico ancora legato a valori tradizionali. Un’Europa che non spende più di quello che ha, legata com’è al suo modello familiare, rurale, artigianale, cristiano e provinciale. Tutti aggettivi indigesti a chi fino ad oggi pensava di possedere il know how per “vincere sul mercato globale” e invece si ritrova in tasca formule finanziare desuete, titoli che valgono meno dei miei vinili e probabilmente, da domani, qualche flacone di psicofarmaci. Bye bye, man!

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