Month: October 2008

Start a war!

We expected something, something better than before. We expected something more
do you really think you can just put it in a safe behind a painting, lock it up and leave
do you really think you can just put it in a safe behind a painting, lock it up and leave
walk away now and you’re gonna start a war

Whatever went away I’ll get it over now. I’ll get money, I’ll get funny again
whatever went away I’ll get it over now. I’ll get money, I’ll get funny again
walk away now and you’re gonna start a war

We expected something, something better than before. We expected something more
we were always weird but I never had to hold you by the edges like I do now
we were always weird but I never had to hold you by the edges like I do now
Walk away now and you’re gonna start a war

Whatever went away I’ll get it over now. I’ll get money, I’ll get funny again
whatever went away I’ll get it over now. I’ll get money, I’ll get funny again
walk away now and you’re gonna start a war
walk away now and you’re gonna start a war

Atticismo militante

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Lucidissima analisi di Stefano Disegni che prende spunto da una terrazza romana, ma che potrebbe tranquillamentre essere un salotto, o un elegante loft di raffinato design, in qualsiasi altra parte d’Italia.

Un affresco di quella “fuga verso l’alto” operata in questi ultimi anni dalla sinistra italiana; che ha trasformato la sinistra stessa in una middle class, molle e nutellaia, che viene vista dalle periferie come un nemico snob da combattere. E i risultati delle ultime elezioni lo hanno definitivamente evidenziato.

Ma pare che la lezione sia servita a poco. Ancora ieri, passando nei pressi del Circo Massimo, si respirava aria di decadenza e conservatorismo piccoloborghese. Un’aria da zero a zero in casa, che non lasciava presagire alcun pericolo per il centrodestra che sta governando il paese. E credo che – sia chiaro – questo non sia necessariamente un bene.

Una sinistra sempre più lontana dalle periferie e dal popolo, asserragliata tra i pacifismi e i buonismi di matrice chic della rive gauche. Una sinistra malconcia, in balia di quel signore grassottello che la guida male e che nel frattempo compra case a Manhattan per la sua figliuola.

Zucche senza sale

Le tenebre tenebrose della nebbia umida nella notte fredda, tutti neri, co’ le buste dell’immondizia pe’ traverso…

 

La parola  Halloween ha origini cattoliche. Nella tradizione cattolica, infatti, a molti santi viene dedicato un giorno particolare del calendario Cattolico, ma il 1°novembre è il giorno nel quale vengono festeggiati tutti i santi. Il giorno dedicato ad “Ogni Santi” (in inglese All Saints’day) aveva una denominazione antica: All Hallows’Day. Presso i popoli dell’antichità la celebrazione di “Ogni Santi” iniziava al tramonto del 31 ottobre e pertanto la sera precedente al 1° Novembre era chiamata “All Hallows’ Eve”(da evening) che venne abbreviato in Hallows’Even, poi in Hallow-e’en ed infine in Halloween.

La celebrazione di Halloween tuttavia ha origini pagane molto più remote e pone le sue radici nella civiltà celtica. Infatti gli antichi celti che abitavano in Gran Bretagna, Irlanda e Francia festeggiano l’inizio del Nuovo Anno il 1°Novembre: giorno in cui si celebrava la fine della “stagione calda” e l’inizio della “stagione delle tenebre e del freddo”.

Ora, non commento l’usanza anglo sassone-celtico-galla di festeggiare l’inizio dell’anno il 1° novembre. Lascio a voi ogni riflessione. Aiutatemi però a capire come sia successo che un popolo come il nostro – bello, solare, caldo, chiaro – si sia lasciato coinvolgere nei festeggiamenti “delle tenebre e del freddo”. Ogni occasione è buona per far baldoria, mi direte. E allora passi. Quello che non capisco – e davvero non lo capisco – è come mai siamo sempre così ben disposti ad accogliere le cazzate degli altri e sempre pervicacemente riottosi a conservare le nostre meraviglie. Che poi – parliamoci chiaro – festeggiare sto Halloween porta pure male!

20 ottobre 1944

Una missione aerea anglo-americana, partita da Foggia per colpire obiettivi militari a nord di Milano, essendo arrivata fuori tempo massimo, decide di scaricare comunque il suo carico esplosivo sulla città meneghina. Nel quartiere di Gorla a nord di Milano (viale Monza), quel giorno si contarono circa 700 vittime, tra questi 200 bambini dai sei agli undici anni, dalla prima alla quinta elementare, unitamente ai maestri ed alcuni genitori che erano accorsi sul posto con altri bimbi piccoli in braccio, per condurre tutti al sicuro dei rifugi, dopo il suono delle sirene antiaeree.

Sangue del Carnaro

“Nello scatenarsi della prima ondata di cieca violenza in quelle terre, nell’autunno del 1943, si intrecciarono “giustizialismo sommario e tumultuoso, parossismo nazionalista, rivalse sociali e un disegno di sradicamento” della presenza italiana da quella che era, e cessò di essere, la Venezia Giulia. Vi fu dunque un moto di odio e di furia sanguinaria, e un disegno annessionistico slavo, che prevalse innanzitutto nel Trattato di pace del 1947, e che assunse i sinistri contorni di una pulizia etnica” [Giorgio Napolitano]

Tedeschen!

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Aveva proposto la vendita immobiliare di due centri commerciali e addirittura dei palazzi dell’Ambasciata americana e della Fao. L’uomo, il 57enne tedesco Wolfgang Kroll, colpito da un mandato di arresto europeo richiesto dalla Germania per truffa aggravata e uso di documenti falsi, è stato arrestato dalla Polizia. L’uomo, già conosciuto nella capitale come truffatore internazionale, lo scorso settembre era stato denunciato in stato di libertà, sempre dalla Squadra mobile romana, per una truffa milionaria in danno di un imprenditore tedesco residente nel Principato di Monaco. Alla vittima, un consulente ed intermediario nel campo delle compravendite immobiliari di una società con sede a Monaco, l’arrestato aveva infatti inizialmente proposto il mandato in esclusiva per la vendita immobiliare dei centri commerciali ‘Porte di Roma’ e di quello ‘Auchan’ di Cesano Boscone (Milano) ottenendo in cambio 650.000 euro. Poi aveva proposto anche l’esclusiva per la vendita di altri due immobili di prestigio, ossia l’ambasciata americana e la Fao.

“Del Sessantotto siamo stati gli eroi, ed era tutto più grande di noi”.

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“Generazione maledetta la mia, noi siamo ancora l’Italia che scia; verso il domani, verso il non si sa, perché fa rima con la libertà”. Sublimi Squallor.

Nella mia vita mi era capitato d’incontrare persone incapaci nascondere un velo di nostalgia nello sguardo, un moto d’orgoglio, un sussulto di fervore, quando si parla di ‘68. Anche i miei genitori a modo loro hanno cercato di spiegare, senza riuscirci del tutto, la portata del ‘68, al di là delle ideologie e degli schieramenti. E che il ‘68 in fondo non è stato che l’unificarsi, negli strati giovanili, delle tendenze che in tutto il mondo occidentale si qualificano come “beat generation”; un’onda vagamente protestataria formatasi all’interno del processo neocapitalistico successivo agli assestamenti degli squilibri prodotti dal conflitto bellico mondiale… Berkeley, Parigi, Tokio, Praga, Berlino, Valle Giulia eccetera eccetera…

Ma dove sono finiti oggi quei giovani “protestatari”? E quali sono i bilanci di quella protesta? A quarant’anni dal ’68, non basterebbe forse tutto il blog per parlarne in maniera esaustiva. Dobbiamo rinunciare.

Mi è capitato però, di recente, d’incontrare una persona che – a mio avviso – porta su di sé i segni peculiari di quegli anni e di quella protesta. Un sunto, una summa. Uno stronzo, insomma. No, non uno di quei fricchettoni con le collane e il narghilè, no.

E’ come se Mario – chiamiamolo così – avesse conservato un vestito di carnevale per andare al lavoro il giorno dopo il martedì grasso. E’ un po’ quello che accadrà tra qualche anno a queste migliaia di decerebrati che continuano ad iniettarsi l’inchiostro con gli aghi: ve le immaginate queste truppe di tatuati dalle muscolature cadenti e rattrappite? Che pena.

Dicevamo – Mario è un uomo ricco, molto ricco che vive in una country house, nel mezzo di un bell’appezzamento di terreno. Mario è figlio di una personalità piuttosto importante nella storia repubblicana italiana (quindi non molto importante, in definitiva). E’ colto, pacato e nevrotico al tempo stesso. Non lavora, insegna. Sembra essere piuttosto a suo agio in questa nostra società; ne conosce bene i meccanismi burocratico-sociali, tanto da poter vivere tranquillo, al caldo della copertina dei privilegi che gli sono assicurati dal suo status e dalle sue eredità. E’ piuttosto meschino e individualista, molto attento al denaro. Mario è progressista e futurofago, rifugge tutto ciò ch’è tradizione. Ama il lusso raffinato, ma ha con esso un rapporto conflittuale; ne fa forse una questione d’immagine. Mario ha molte case ben arredate, quasi tutte graziate dai condoni dei governi di centrodestra. Ha comunque tutta una serie di “coperture” che gli consentono di vivere in pace con la sua piccola grande coscienza. La sua è un’esistenza eco-compatibile. Ha una moglie bona e le è fedele. Ha una figlia bona (e qui so’ cazzi, ma vabbè..), un figlio fessacchiotto, qualche figlio adottato qua e là e molte cameriere con i contributi quasi tutti pagati. La sua casa ha i pannelli solari, il camino e i filtri per bere l’acqua del rubinetto. La sua auto è un’utilitaria di scarso valore, ma già pensa a un dual fuel: un colpo all’ecologia e uno al braccino corto. Mario ama il cinema (ci mancherebbe), ma ci va poco: i fil li scarica da Fastweb. Ama il bricolage e la domenica la trascorre coi figli, tra biciclette, laghi e video al plasma che proiettano cartoni animati educativi. Quando i figli giocano in giardino (e che giardino!) e la moglie è al telefono a organizzare beneficenza, lui butta un occhiata a MicroMega e una a You Porn.

Sfoglio il giornale con occhio storico e ho come il sospetto che tutto sia andato esattamente come questi volevano che andasse. Mi guardo intorno, a Roma, e questa convinzione si rafforza.”Che bel mondo di merda che vi siete costruiti” – penso. Ma ho come l’impressione che stia per arrivare il conto al tavolo della storia. E a pagarlo saremo noi – tanto per cambiare – ma anche i figli di Mario. Gli Squallor avevano capito tutto anni fa:

“Oggi mio figlio mi fa il culo perché / a scuola gli altri hanno tutti le timberland / ed io ripenso con tenerezza ormai /al sacco a pelo dove la chiavai. / Il ‘68 lo passammo in trincea, /gridando forte giù le mani dal Vietnam. / Era la storia che apriva strade nuove, / e finalmente fu il ‘69!”.

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“La castità della parola e dell’espressione. La montagna insegna il silenzio. Disabitua dalla chiacchiera, dalla parola inutile, dalle inutili, esuberanti effusioni. Essa semplifica ed interiorizza. Il segno, l’allusione, sono qui più eloquenti di un lungo discorso”. J. Evola

Peròn!

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Giampiero Venturi per salinari.it

Quando, come ogni 17 ottobre, qualcuno lo ricorda in piazza a Buenos Aires, probabilmente si riferisce a ciò che fu dopo. Durante il secondo mandato, quando la dicotomia perversa delle eredità da spartire era già diventata guerra di bande, pasto per avvoltoi. Gli stessi avvoltoi che oggi alla Casa Rosada, si dichiarano peronisti, nel nome generico di un popolo, parola rifritta che odora molto di “sudaco” e poco di democrazia reale. Erano peronisti del resto pure Guevara e i Montoneros. Lo stesso Diego Armando Maradona si iscrisse al partito peronista, alla facciaccia della storia e di chi si impegna a studiarla. Un giorno si scoprirà che forse pure Bruno Giordano e Moreno Ferrario avevano la tessera del partito che porta il nome del generale.
Io mi limito a brindare in sordina e con molto rumore lo stesso. L’attualità storica ce lo consente. Sulle ceneri del comunismo ha imperversato per tre lustri il pensiero liberale. Materialista in economia, individualista nella filosofia e nell’etica, agnostico nello spirito. Eliminato il funesto cancro rosso, il suo gemello rinnegato, il capitalismo, ha fatto da papà, da mamma e da figlio scemo. Lo abbiamo dato per scontato, coi gendarmi anglosassoni a fare da scudo da ogni possibile avversità. Hanno trionfato per anni la scuola neoclassica e il famigerato monetarismo della scuola di Chicago. La Politica sottomessa all’Economia, che fa anticamera, che decide (quando decide) solo di rimbalzo. Il pensiero economico ha girato intorno all’Offerta, ponendosi il problema della Domanda Aggregata solo per riflesso. “Il mercato ci penserà da solo…” si è sempre detto confortati dai dati dei cicli economici positivi.
Niente da dire sul piano teorico. Sono assi cartesiani su cui si incrociano linee. I keynesiani o fautori della spesa pubblica, si sono messi in riga aspettando il ciclo successivo come sempre accade in Economia. Una volta ciascuno non fa male a nessuno.
Comandavano i keynesiani del resto negli anni’60, i Golden Years, anni dalla spesa pubblica pazza, del massimo impiego, del boom economico. Poi la recessione, addirittura la stagflazione legata allo shock petrolifero, che alla disoccupazione ha sommato il rialzo dei prezzi. Alla ripresa, dopo gli orrendi anni ’70, è il Reaganismo a dominare la scena; il Friedman ammazza-Stato è il suo vate, il Tatcherismo, addirittura un modo di vestire, parlare, essere brutti.
Eliminato il mostro sovietico (sia ringraziato Dio sempre) sembrava quasi che non ci fosse più bisogno di dimostrare nulla. Con i progressisti in eterno impasse (la sfiga è sfiga del resto, hai voglia a incrociare assi cartesiani), figuriamoci! Se l’antitodo alla destra economica doveva essere gente che somigliava a Veltroni, ringraziamo Dio (e due!) se oggi in Italia non c’è il dollaro! E come faceva a vincere lo Stato? Con questi qui? Non scherziamo! Ha difeso l’economia pubblica gente che quando gioca in casa fa 2 fisso.
La destra economico finanziaria sembrava obbligata ad assurgere a modello unico per assenza di nemici insomma.
Invece il nemico endemico ha fatto capolino. Se lo stesso Tremonti rivendica il ritorno all’800 e alle Patrie sovranità, qualcosa deve essersi rotto. La Finanza (non la Guardia, che quella il suo da fare ce l’ha sempre) si è bloccata. Capito che non serve a produrre ricchezza ma a riallocarla, deve cedere di nuovo il posto alla Politica.
Alla domanda “quale politica?” non so rispondere. Il discorso si allargherebbe.
Oggi mi basta poco: è il giorno in cui si ricorda la scarcerazione del generale Perón, il 17 ottobre del 1945, grazie alla mobilitazione di massa del sindacato da lui nazionalizzato, sceso in campo a suo favore. Prendo una Peroni e brindo. Una Peroni in memoria di Perón.
Mentre il mondo franava, la Terza Posizione, incarnata da un modello economico-sociale nemico del comunismo e del pensiero liberaldemocratico, ridestava la speranza. I dirigismi europei anni trenta franavano ma la dimostrazione che un mondo diverso dai mostri dei due blocchi sembrava a portata di mano. Né collettivismo ateo, né materialismo capitalista.
Croce, Spada e Stato. Quello sociale appunto. Quello fatto da solidarismo, equità, redistribuzione, coscienza nazionale, giustizia sociale.
“Ti sei scordato la libertà…” potrebbe obiettarmi chicchessia…
Ah è vero, la libertà…
Quella sì. È quella che decide il bello e il cattivo tempo nella vita dell’uomo, mica no…
Mi affaccio fuori e vedo che oggi più che altro lo ha fatto cattivo perché piove tantissimo. Sarà perché è venerdì 17 e non sembra un giorno da poter nascere col sole.
Però meglio così… di pioggia ne è caduta tanta, proprio oggi che c’era la manifestazione dei Cobas tra l’altro… poi dici la sfiga…