Recuperare, reinventare, riorganizzare.

La propaganda globalista decreta per i miscredenti lo stesso ostracismo che i totalitarismi del XX secolo riservarono ai nemici, condannandoli come gente finita ai margini della Storia. L’accusa di guardare al passato e non sapersi aprire alle novità serve contemporaneamente a tessere quell’apologia del presente su cui l’ideologia liberale e globalista fonda le proprie pretese di superiorità e a far ritenere irrevocabili le scelte fatte, senza alcun controllo, dalle élites economiche.

In un’epoca di delega delle opinioni personali al telecomando e di riduzione dello spazio della politica ai luoghi scenici della rappresentazione comunicativa, qualsiasi forma di aggregazione non convenzionale può rappresentare un punto di partenza verso qualcosa di diverso.

Non l’arte degenerata, dunque, né gli spazi culturali pre-confezionati dall’industria dell’entertainment. Lo sguardo dev’essere volto a luoghi inesplorati, pericolosi e incerti. Le attività culturali e sportive devono prescindere dalle forzature imposte. Come il Giano bifronte, il giovane italiano contemporaneo deve guardare avanti senza perdere di vista la Tradizione dalla quale discende. La ricerca deve concentrarsi ai margini e non deve temere di essere in minoranza.

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