Estate romana – 19 luglio 1943

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“… Se voi andate a Villa Mercede, a San Lorenzo, c’è un bellissimo monumento ( di Luca Zevi, ndr) dove ci sono almeno 1800 e rotti nomi di persone morte quel giorno. E non sono tutti. E vorrei anche ricordare: Roma è relativamente una delle città meno colpite in Italia. Altre città, grandi e piccole – Foggia, Treviso, Terni, Verona, Salerno, Milano, Torino, Bologna, Napoli – hanno subito anche peggio. E vorrei ricordare, per darci una misura, che i morti alle Fosse Ardeatine furono 335”. [Alessandro Portelli – Professore di Letteratura Americana alla Facoltà di Scienze Umanistiche dell’Università La Sapienza]

3 comments

  1. luigi says:

    caro Giuseppe
    i morti son morti e basta a poco servono le cifre per quantificarli, piuttosto servono le loro storie e il significato delle loro vite interrotte. A maggior ragione quando le vite spezzate sono italiane per mano straniera, foss’anche di uno a 10 la differenza (credo il tuo post miri a questo) per me non ha significato, a morte i bombradieri usa a morte i fucilatori dalle croci uncinate!

  2. admin says:

    E’ sempre antipatica la ragioneria degli eccidi, delle stragi e delle guerre. Ma è un’attività dalla quale non dovrebbe prescindere il giudizio su un fatto sorico. Ho letto di recente un libro che mi ha regalato il mio amico Gino- Le Benevole – illuminante in tal senso.
    I morti sono morti.
    Ma il numero di morti resta il numero di morti. O no?
    In più, visto che mi alzi la palla, t’invito a riflettere sulle modalità di uccisione. Un’uccisione de visu comporta un coinvolgimento ben diverso dallo sgancio di una bomba da 8000 piedi. Il mondo da lì – fidati – è una google map.
    Sui morti italiani o stranieri, invece, non concordo. Posso al massimo fare distinzione tra un detenuto ed un civile e – sopratutto – tra un militare ed un civile. I giapponesi – grande popolo onesto per dna – nelle azioni kamikaze non solo puntavano a obiettivi militari, ma solo ed esclusivamente se in combattimento.

  3. luigi says:

    Quando avevo i brufoli scrivevo con l’UniPosca “la guerra è l’unica igiene del mondo” poi ho imparato che è una vaccata, insomma ragionieri o non ragionieri non credo sia utile ragionare sui numeri e sui meccanismi, ma bensì sull’inutilità del gesto (dell’ammazzare).
    Certo ogni tanto un destro sul grugno chiarisce concetti e punti di vista più di mille parole…bò non sò sò confuso Giusè

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