Il bicchiere mezzo pieno

Abbiamo capito: le banche non possono fallire. Ce l’hanno detto in tutte le salse. E non falliranno.

 L’intero sistema finanziario, comunque,  ha subito un violento scrollone. Forse possiamo sperare in una regolamentazione più severa, con norme più restrittive. Che limiteranno in qualche misura anche l’autonomia dei banchieri. E magari cambierà finalmente tutto il modo di fare banca.

Si tornerà ad banca più tradizionale – ad un modello italiano di banca, insomma – in cui prevale la componente commerciale. La banca raccoglie denaro dei clienti e lo presta a imprese e famiglie, tenendo al suo interno il rischio collegato al credito concesso.

Originate and hold, proprio come una volta. Non più originate to distribute, come negli ultimi anni.

Le funzioni di investment banking avranno un ruolo marginale e gli sciacalli che negli utlimi decenni hanno alimentato il sistema consumistico globale con la perversa logica del credito al consumo avranno tempi più duri.

Come abbiamo visto i broker-dealer che dominavano i mercati internazionali, da Goldman Sachs a Morgan Stanley a Merrill Lynch, sono stati riportati nell’alveo del banking più tradizionale perché così sono meglio controllati e possono usufruire degli aiuti di stato. Un modello all’italiana, vero e proprio. E poi dicono che non siamo avanti!

E’ naturale che  la leva finanziaria arretrerà e ci sarà meno liquidità a disposizione delle banche e degli investitori. Questo non è un bene per la piccola e media impresa che compone il tessuto industriale nostrano. Ma potrebbe favorire una cultura d’investimento più accorta e più sobria rispetto al passato. Da qui – e m’allargo – potrebbe scaturire una società più radicata a valori forti, con conseguente flessione dei consumi e dei fallitones.

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