Month: October 2008

Andare insieme

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«Ritrovo il contatto col mondo e con gli altri uomini, che mi stanno dietro, che possono venire con me. Sento il loro passo, il loro respiro confuso col mio; e la strada salda, liscia, dura, che suona sotto i passi, che resiste al piede che la calca. Non ho altro più da pensare. Questo basta alla mia angoscia; questo che non è un sogno o un’illusione, ma un bisogno, un movimento, un fatto; il più semplice del mondo… Tutte le parole son buone, quando il senso di tutte è uno solo: siamo insieme, aspettando oggi, come saremo nell’andare, domani. Fratelli? Sì, certo. Non importa se ce n’è dei riluttanti; infidi, tardi, cocciuti, divisi; così devono essere i fratelli in questo mondo che non è perfetto… Purché si vada! Dietro di me son tutti fratelli, quelli che vengono, anche se non li vedo o non li conosco bene… Mi contento della strada che dovremo fare insieme, e che ci porterà tutti egualmente: e sarà un passo, un respiro, una cadenza, un destino solo, per tutti… Andare insieme… Così marciare e fermarsi, riposare e sorgere, faticare e tacere, insieme; …e tutto il resto che non si dice, perché bisogna esserci e allora si sente, in un modo, che le frasi diventano inutili».

«Non c’è tempo per ricordare il passato o per pensare molto, quando si è stretti gomito a gomito, e c’è tante cose da fare; anzi, una sola, fra tutti. Andare insieme». [Renato Serra]

Io cammino!

Umberto Boccioni  scultura 1913

“Dei malvagi e degli idioti non mi curo. Restino nel loro fango i primi, crepino nella loro nullità intellettuale gli ultimi. Io cammino! E’ a voi giovani d’Italia; giovani delle officine e degli atenei; giovani d’anni e giovani di spirito; giovani che appartenete alla generazione cui il destino ha commesso di «fare» la storia, è a voi che io lancio il mio grido augurale, sicuro che avrà nelle vostre file una vasta risonanza di echi e di simpatie”. [L’Homme Qui Cherche]

Il bicchiere mezzo pieno

Abbiamo capito: le banche non possono fallire. Ce l’hanno detto in tutte le salse. E non falliranno.

 L’intero sistema finanziario, comunque,  ha subito un violento scrollone. Forse possiamo sperare in una regolamentazione più severa, con norme più restrittive. Che limiteranno in qualche misura anche l’autonomia dei banchieri. E magari cambierà finalmente tutto il modo di fare banca.

Si tornerà ad banca più tradizionale – ad un modello italiano di banca, insomma – in cui prevale la componente commerciale. La banca raccoglie denaro dei clienti e lo presta a imprese e famiglie, tenendo al suo interno il rischio collegato al credito concesso.

Originate and hold, proprio come una volta. Non più originate to distribute, come negli ultimi anni.

Le funzioni di investment banking avranno un ruolo marginale e gli sciacalli che negli utlimi decenni hanno alimentato il sistema consumistico globale con la perversa logica del credito al consumo avranno tempi più duri.

Come abbiamo visto i broker-dealer che dominavano i mercati internazionali, da Goldman Sachs a Morgan Stanley a Merrill Lynch, sono stati riportati nell’alveo del banking più tradizionale perché così sono meglio controllati e possono usufruire degli aiuti di stato. Un modello all’italiana, vero e proprio. E poi dicono che non siamo avanti!

E’ naturale che  la leva finanziaria arretrerà e ci sarà meno liquidità a disposizione delle banche e degli investitori. Questo non è un bene per la piccola e media impresa che compone il tessuto industriale nostrano. Ma potrebbe favorire una cultura d’investimento più accorta e più sobria rispetto al passato. Da qui – e m’allargo – potrebbe scaturire una società più radicata a valori forti, con conseguente flessione dei consumi e dei fallitones.

La banca sbanca

 

Rapine a volto scoperto.

Con la solita mano di vernice allarmistica, stanno dando presentabilità ai loro istinti liberal-capitalisti di accumulo di capitali e salvaguardia dei loro ingiusti introiti. Usura: questo è l’unico nome che dovremmo dare a quello che sta accadendo in questi giorni. Il mondo della finanza planetaria sta pagando coi soldi dei contribuenti il caro prezzo di decenni di spregiudicata e incosciente condotta. E oggi – quando ormai il danno è fatto – ci vengono a parlare di “nazionalizzazione”. Domani persino le maggiori 4 banche inglesi discuteranno in questa direzione. La chiamano “ricapitalizzazione”, in verità è un furto bello e buono. Come dire: “Abbiamo fatto un gran casino, adesso sbrigatevela voi”. In qualunque altra epoca storica una beffa del genere – che per capirci è una sorta di Alitalia a livello globale – sarebbe stata punita da un’implacabile ira popolare, con conseguenze molto incisive e durature. Oggi, invece, non ci resta che sperare in un corto circuito del sistema e un collasso, con conseguenze incalcolabili per il tenore di vita del mondo occidentalizzato.

Giovanni Boime

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“E arrivata la guerra, che ci insegnerà a uccidere ed essere uccisi, a infliggere e subire il dolore, senza troppi guaiti sentimentali” [Giovanni Boime, letterato, 1913]

Estate romana – 19 luglio 1943

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“… Se voi andate a Villa Mercede, a San Lorenzo, c’è un bellissimo monumento ( di Luca Zevi, ndr) dove ci sono almeno 1800 e rotti nomi di persone morte quel giorno. E non sono tutti. E vorrei anche ricordare: Roma è relativamente una delle città meno colpite in Italia. Altre città, grandi e piccole – Foggia, Treviso, Terni, Verona, Salerno, Milano, Torino, Bologna, Napoli – hanno subito anche peggio. E vorrei ricordare, per darci una misura, che i morti alle Fosse Ardeatine furono 335”. [Alessandro Portelli – Professore di Letteratura Americana alla Facoltà di Scienze Umanistiche dell’Università La Sapienza]

Acqua calda

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«Il popolo britannico va fiero di aver respinto l’Armada spagnola, le truppe di Napoleone e e quelle di Hitler», scrive il ‘Times’ in un editoriale dedicato alla scoperta del sito in cui approdarono le legioni romane nel 43 avanti Cristo, «ma quella di Claudio penetrò profondamente. E certo avvenne in violazione di tutte le leggi internazionali… Forse gli italiani ci devono delle anacronistiche scuse». «Ma se non fosse stato per romani – continua il ‘Times’ – avremmo tutti i capelli rossi e parleremmo gallese; berremmo birra invece che vino; probabilmente avremmo dovuto aspettare 16 secoli in più per avere l’acqua calda, i gabinetti a sifone e il riscaldamento e le nostre strade sarebbero rimaste per la maggior parte inglesi. Ovvero a zig zag. Senza contare che, se Roma avesse fallito, l’inglese oggi sarebbe una sorta di olandese al quadrato dove luglio si dice ‘Hooy-Maand’.

Se solo Gheddafi avesse avuto la stessa onestà intellettuale del prestigioso quotidiano d’Albione, a giugno il popolo italiano avrebbe risparmiato quei tre milioni di euro che sor Berlusconi ha versato al governo libico a ulteriore “copertura dei danni di guerra”. Una cosa però non mi convice: da quando in qua gli inglesi bevono vino?