Month: November 2008

Agende

Ogni senatore deve avere in dotazione una bellissima agenda da tavolo e in tasca una versione da viaggio.

Quelle per il 2009 sono state appositamente disegnate dalla fashion house Nazareno Gabrielli e costate alla Stato italiano 260mila euro.

Mezzo miliardo di lire  per dei taccuini personalizzati. Piu’ di quanto costerebbero di stipendio lordo annuo dodici poliziotti da assumere e mandare nelle aree a rischio.

Il doppio, il triplo o addirittura il quadruplo di quanto riesce a stanziare mediamente per ogni ricerca sulla leucemia infantile la Citta’ della Speranza di Padova, la struttura che opera grazie a offerte private senza il becco di un quattrino pubblico e ospita la banca dati italiana dei bambini malati di tumore.

Quelle agendine costano piu’ dello stipendio annuale dei governatori del Colorado, del Tennessee, dell’Arkansas e del Maine messi insieme.

(Fonte: corriere.it)

Al Zawahiri: canovacci connection

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Secondo questo ricchissimo signore egiziano con la faccia da fessacchiotto e il nome da cocktail esotico, l’abbronzatissimo Barak (Benedetto) Obama sarebbe dunque un “un servo nero in una Casa Bianca”.

Puntuale, dunque, è arrivato il messaggio – magistralmente piazzato sulle prime di tutti i giornali e telegiornali – “the war must go on”. Il nostro beota Gasparri sarà adesso più tranquillo.

S’insiste dunque sulla tesi della “guerra tra culture”: Israele e USA (e tutte le colonie occidentali, fino al confine mediorentale italiano) da un lato, il mondo islamico dall’altro.

Lo spettacolo è dunque salvo: corsa alla sicurezza, controlli negli aeroporti, impronte digitali, micro confezioni di dentifricio, telecamere anche nel cesso dell’osteria, blocchi stradali, allarmi bomba e qualche metro che di tanto in tanto salta in aria a Madrid. Investimenti plurimilionari in tecnologie di sorveglianza e fronti di guerra del tutto invariati. Le torri – ormai lo sanno tutti- le hanno abbattute questi temibilissimi strateghi con gli strofinacci in testa, che sono brutti, cattivi, pericolosi, cacca, pupù.

Noi in verità crediamo invece che la terra somigli oggi a un villaggio in cui ci sono due tribù e un solo pozzo d’acqua. La prima tribù difende il suo pozzo, ma l’altra ha sete.

Mr Obama, che si fa? Che ci inventiamo? E’ inutile star qui a fare i gendarmi del pozzo. Questi sono tanti, prima o poi il pozzo va in mano a loro.

Ricordi quei due popoli che in Europa volevano fare di testa loro, qualche anno fa? Beh, quelli li avete sistemati ben bene: 8 milioni e passa di morti, tra militari e civili in poco più di tre anni. Intere città, tra le più belle al mondo, rase al suolo. I tuoi predecessori erano sì meno abbronzati di te, ma -fidati – quanto a incazzature non avevano nulla da invidiare al tuo colore.

Qui due sono le cose: o gli diamo un po’ d’acqua anche a loro, impariamo a rispettare la loro antichissima cultura, diamo loro una mano a far partire un’economia degna di tal nome, liberiamo i loro territori, oppure ce li togliamo di torno, una volta e per tutte. Che co’ sta pantomima degli strofinacci – davvero! – non se ne può più!

Ricordi i bei tempi di Hiroshima e Nagasaki?

Come direbbe quel mattacchione del mio Presidente del Consiglio, Obà:facciamoli neri!

duel

L’âge d’or du duel en France ce n’est pas l’époque des mignons de Henri III mais le siècle du fer et de la vapeur : après la Révolution française, plus besoin d’être noble pour porter l’épée et provoquer un adversaire aussi bien né que vous. Tout le monde peut se battre, et tout le monde se bat, à l’épée, au sabre, au pistolet ; à propos d’un pied écrasé par mégarde, d’un article de journal venimeux, ou d’un adultère trop voyant. A force de se battre, on commence à se tuer moins : le dernier duel meurtrier connu a lieu en 1903. Et puis, après la boucherie de la Grande Guerre, le duel s’étiole, même si quelques combats ont encore lieu jusque dans les années 50 – notamment celui qui opposa Defferre à Ribière, indigné d’avoir été traité “d’abruti “. Fourmillant de récits de rencontres légendaires ou méconnues, ce beau livre raconte la saga du duel sous toutes ses formes, sociales, littéraires ou politiques.

JesusFran

Il Lavoro come azione attiva

Abbiamo ricevuto alcune mail sul precedente post. Riteniamo opportuna una puntualizzazione. Per approfondimenti si puossono consultare alcuni siti che trovate in calce al blog.

Il Lavoro di cui parla Jünger non è un’attività incentrata sulla produzione economica, né una “legge dell’umanità”. E non è neppure il risultato di un “peccato originale”, non rappresenta un’ “alienazione”, non si riduce a un’attività professionale. Comprende piuttosto ogni creazione che mira alla messa in forma del mondo, ogni affermazione di potenza, ogni dispiegamento di energia. Il Lavoro è ciò attraverso cui il mondo viene totalmente mobilitato. È «l’espressione di una particolare essenza, che cerca di disporre del proprio spazio, dei propri tempi, delle proprie leggi». Uno strumento, insomma, che può consentire di passare dall’ambito “elementare” – quello del borghese impaurito o del politico stolido, come tanti ne conosciamo – all’ambito della storia.

Il Borghese e il Lavoratore di Junger

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Al Borghese, Jünger nega ogni valore metafisico.

Il Borghese, contrariamente al Lavoratore, ragiona esclusivamente in maniera utilitaria. Vuole ricevere il più possibile dalla vita e darle il meno possibile. Al di sopra di tutti i valori colloca la sicurezza. Per secoli si è rinchiuso in castelli fortificati e grossi borghi. Poi ha visto con assoluta naturalezza le grandi città come «centri ideali di sicurezza».

Mosso dal timore e dall’invidia, alla ricerca del profitto e del riposo, oggi il borghese continua a barricarsi
contro la vita. È incapace, per il suo livello dell’essere, di concepire un’azione storica, di realizzare azioni energiche decisive. Si tiene sempre in disparte rispetto ai poteri di quell’«elementare» da cui il Lavoratore trae la sua potenza. Considera tali poteri, che siano quelli della guerra o dell’amore, della natura o della morte, «irragionevoli» o «immorali». La società, per il Borghese, è il risultato di un atto razionale volontario, di un contratto, che si fonda sul principio rassicurante dell’eguaglianza di tutti. (Anche per questo, in caso di conflitto internazionale, gli importa così tanto di sapere chi ha «torto» o «ragione»). Insomma, Lavoratore e Borghese differiscono come l’alba e il crepuscolo.

Alain de Benoist

La nuove invasioni barbariche

Un’antipatica ridicolizzazione della Roma Imperiale è stata lanciata oggi da Google, con la collaborazione del Comune di Roma. L’iniziativa va nella direzione della “Gardalandizzazione” della storia, nel tentativo di banalizzare un’intera civiltà, umiliando la Città Eterna.

Antimoderni? Certo! Se modernità è ridurre Roma a un parco giochi a vantaggio di turisti adiposi e inebetiti, sì, siamo anti moderni e siamo fieri di esserlo.

L’iniziativa, che affonda le radici nell’infelice stagione veltroniana, non è stata arginata dall’attuale giunta. Un segnale pericoloso, in quanto un approccio anglosassone – alla Hisory Channel, per intenderci – metterebbe a repentaglio la già fragile membrana che protegge la nostra capitale dalle barbariche aggressioni della modernità turistica più dozzinale.

 Antica Roma in 3d

Ernst Jünger

Nato il 29 marzo 1895 a Heidelberg 3, Jünger compie i suoi studi dapprima al liceo di Hannover e a Schwarzenberg, negli Erzgebirge, poi a Braunschweig e di nuovo ad Hannover, oltre che alla Scharnhorst-Realschule di Wunstorf.  Nel 1913, all’età di diciotto anni, scappa dalla casa paterna. Scopo della fuga: arruolarsi nella Legione Straniera, a Verdun! Alcuni mesi dopo, quando ha già brevemente soggiornato ad Algeri e cominciato a seguire corsi di istruzione a Sidi- bel-Abbès, il padre riesce a convincerlo a rientrare in Germania. Riprende quindi gli studi al Gildemeister Institut di Hannover, dove si familiarizza in particolare con l’opera di Nietzsche. La prima Guerra mondiale scoppia il primo agosto 1914. Sin dal primo giorno, Jünger si offre volontario. Assegnato al 73° reggimento fucilieri, riceve l’ordine di marcia il 6 ottobre. Il 27 dicembre parte per il fronte della Champagne. Combatte a Dorfes-les-Epargnes, a Douchym, Monchy. Caposezione nell’agosto 1915, sottotenente nel novembre, segue a partire dall’aprile 1916 dei corsi a Croisilles per diventare ufficiale. Due mesi più tardi prende parte ai combattimenti sulla Somme, dove viene ferito due volte. Di ritorno al fronte, in novembre, col grado di tenente, è nuovamente ferito vicino a Saint-Pierre-Vaast. Il 16 dicembre riceve la Croce di ferro di prima classe. Nel febbraio 1917 è Stosstruppführer, capo di un gruppo d’assalto. È il momento in cui si è aperta la guerra di logoramento e le perdite umane raggiungono un’ampiezza terrificante. Da parte francese fervono i preparativi per la sanguinosa ed inutile offensiva di Nivelle sul Chemin des Dames. Alla testa dei suoi uomini, Jünger si infiltra nelle trincee e moltiplica i colpi di mano. Scontri incessanti, nuove ferite: a luglio sul fronte delle Fiandre e ancora in dicembre. Jünger è decorato con la croce di cavaliere dell’Ordine degli Hohenzollern. Durante l’offensiva del marzo 1918 conduce di nuovo le sue truppe all’assalto. Viene ferito. In agosto una nuova ferita, questa volta vicino a Cambrai. Finisce la guerra in un ospedale militare, dopo essere stato ferito quattordici volte. Ciò gli vale l’attribuzione della croce «Pour le mérite», la più elevata distinzione dell’esercito tedesco. Solamente dodici ufficiali subalterni dell’armata di terra, fra i quali il futuro maresciallo Rommel, riceveranno questa decorazione durante l’intera prima Guerra mondiale.

Saluti!

« Quanno dai la mano a uno te po’ capita’ de strigne quella de no’ zozzone o quella de ‘n ladro o ‘n delinguente. Perciò salutamose tutti a la romana: se vorremo ancora bene, tenendose a distanza! » [Trilussa]