Faccetta nera

Mr Obama è il presidente degli Stati Uniti d’America. E’ dunque il nostro presidente. Per quanto nella periferia dell’impero, siamo pur sempre una provincia, una colonia degli States.

Una cosa giusta – tanto per cambiare – l’ha detta Bossi: “Il presidente non comanda un bel niente; a comandare sono le lobby, le multinazionali, le holding”. Parole sante.

Resta la pietra miliare: per la prima volta nella loro breve storia, gli Stati Uniti d’America avranno un presidente negro – come direbbe la Treccani – o nero, come dicono i pc (che in America sono i politically correct). E resta soprattutto la rottura di un tabù. Le logiche di potere non potranno essere scardinate da questo giovane trovatello dagli occhi vispi. Avrà addosso le eminenze grige che lo costringeranno negli argini delle politiche economiche americane, come al solito. Già m’immagino le facce stupefatte dei liberal nostrani quando mr Obama dovrà ordinare di rimpinzare le truppe in Iraq e in Afghanistan. Quelli sono equilibri che stanno a cuore a chi conta negli States e nessun Presidente potrà mai metterli in discussione. A meno di grandi, auspicabili sconvolgimenti planetari. Per avere un’idea in piccolo, basti ricordare come qualche anno fa il nostrano governo D’Alema ha bombardato la rossa amica Serbia, senza colpo ferire

Barack, che in israelitico vuol dire “benedetto”, è uno sveglio, fresco, giovane. E poi è della mia Chicago. Ricordo che già due anni fa, era l’unico tra i candidati a dire cose sensate, al passo con i tempi.

L’America, dunque, segue inesorabile il corso naturale della sua storia. Auguriamoci che presto anche l’Europa possa ritrovare la sua strada.

PS A scanzo di equivoci: io comunque non l’avrei votato. Sui carri ci salgo solo quando sono i miei.

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