Il Borghese e il Lavoratore di Junger

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Al Borghese, Jünger nega ogni valore metafisico.

Il Borghese, contrariamente al Lavoratore, ragiona esclusivamente in maniera utilitaria. Vuole ricevere il più possibile dalla vita e darle il meno possibile. Al di sopra di tutti i valori colloca la sicurezza. Per secoli si è rinchiuso in castelli fortificati e grossi borghi. Poi ha visto con assoluta naturalezza le grandi città come «centri ideali di sicurezza».

Mosso dal timore e dall’invidia, alla ricerca del profitto e del riposo, oggi il borghese continua a barricarsi
contro la vita. È incapace, per il suo livello dell’essere, di concepire un’azione storica, di realizzare azioni energiche decisive. Si tiene sempre in disparte rispetto ai poteri di quell’«elementare» da cui il Lavoratore trae la sua potenza. Considera tali poteri, che siano quelli della guerra o dell’amore, della natura o della morte, «irragionevoli» o «immorali». La società, per il Borghese, è il risultato di un atto razionale volontario, di un contratto, che si fonda sul principio rassicurante dell’eguaglianza di tutti. (Anche per questo, in caso di conflitto internazionale, gli importa così tanto di sapere chi ha «torto» o «ragione»). Insomma, Lavoratore e Borghese differiscono come l’alba e il crepuscolo.

Alain de Benoist

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