Month: December 2008

Nobiltà contemporanea

Ieri, 27 gennaio 2008, nel capoluogo lucano si è svolta una deliziosa manifestazione d’ispirazione socio-culturale. Giornali e telegiornali locali hanno dato e daranno ampio spazio agli eventi che si sono svolti, ponendo l’accento soprattutto sul carattere solidarista della manifestazione.

Noi qui vogliamo invece vedere la cosa da un’altra prospettiva: quella della nobiltà.

La manifestazione, infatti, oltre che raccogliere fondi per l’adeguamento degli autobus cittadini al trasporto disabili, è stata soprattutto un vero e proprio “raggio di sole” nel buio di una città sofferente e in piena decadenza. E sia chiaro che non parliamo della qualità, seppure ottima, degli eventi musicali ed artistici proposti. Quando parliamo di nobiltà, ci riferiamo all’alta qualità spirituale di coloro i quali, con quattro soldi e una forza titanica, hanno attivato un circolo virtuoso, una gara solidale, un sorriso beffardo e magnanimo, in mezzo alle macerie.

“Io ho ciò che ho donato” – diceva il vate D’Annunzio. Parole che si declinano bene con i sorrisi soddisfatti e felici dei ragazzi di Potentialmente Onlus.

In un Teatro Stabile che a un certo punto sembrava la Bombonera del Boca Juniors c’era una sola poltrona vuota: quella ch’era stata riservata al sindaco. Le istituzioni locali non hanno perso occasione per fare un’altra brutta figura. Assenti anche la Regione e la Provincia, nell’incontro mattutino.

Ma forse è stato giusto così. Come avremmo mai potuto coniugare il sorriso di vita dell’eroe Marco Lopomo con i sorrisi affettati di questi signori del cemento, del disservizio e delle strette di mano?

Non scherziamo: ieri s’è consumata una delle pagine più belle della storia recente della città. E non c’era posto per gli animi plebei, né per le dichiarazioni di circostanza.

Donare per la semplice gioia di donare. Condividere anziché arroccarsi sui propri interessi personali. Il Noi in luogo dell’Io. Questi i precetti che fanno nobile un uomo, ai quali non siamo più abituati. E quando quella forza nobile della natura che è Marco Lopomo ce lo ha ricordato, abbiamo visto molti occhi rossi nei palchi dello Stabile. Buon segno. Le sue parole erano pugni nello stomaco, il suo sorriso un tamburo assordante che ha ridestato gli animi incartapecoriti da una condotta di vita sempre più votata alla comodità e all’agiatezza. Uno squillo di tromba – anzi di sax – nella quiete natalizia di una piccola città di provincia: sotto il cemento dei palazzinari batte un cuore grande così!

Che il sole possa continuare a scoccare i suoi dardi sui sorrisi di questi splendidi ragazzi!

Happy new year, Palestine

Prendete questi teschi e moltiplicateli per quattro. Avrete come risultato il numero dei morti ammazzati oggi dagli israeliani nella Striscia di Gaza. I feriti sono 295. Donne, vecchi, bambini, civili.

Il 27 gennaio il mondo celebrerà ancora una volta “la giornata della memoria”, in ricordo delle vittime dei campi di prigionia tedeschi della Seconda Guerra Mondiale.

Leggendo le notizie di questi giorni abbiamo come l’impressione che gli unici ad aver perso la proprioa memoria siano proprio i soldati d’Israele, autori di questo atroce olocausto dei nostri giorni.

La befana: una bella vecchia italiana

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La Befana può senza alcun dubbio considerarsi uno dei personaggi più tipici e conosciuti del folklore italiano, cui la fantasia infantile è tuttora legatissima. Personificazione della festività dell’Epifania che ricorda in ambito cristiano l’omaggio che i Re Magi offrirono a Gesù Bambino.

Le Befane italiane sono suddivise in una certa quantità di “tribù”, diverse da regione a regione. Ci sono le Ardoiee del circondario di Belluno; la Berta e la Giampa, sempre nel Veneto; la Donnazza di Borca del Cadore; l’Invidia, diffusa nel pesarese, la Maratega e la Redodesa, che vivono lungo il corso del fiume Piave; nel bolognese ci sono le Borde, che provocano la nebbia. A Iesi abitano le Vecchie, nella Val di Chiana e nel circondario di Arezzo le Vecchiarine. In Istria ci sono le Rodie, che corrono cavalcando le nuvole nel vento impetuoso che, quando scoppia un temporale, spinge la grandine sulle campagne.

Anche in Lombardia la Befana si confonde con una creatura del vento. Nel milanese si dice che “balla la vèggia” quando si vede un tremolio di luce prodotto dai vapori sottilissimi che si sollevano da terra nelle giornate canicolari. Così nel pavese chiamano “gibigiana” il medesimo fenomeno. Nel bresciano, invece, la “ecia” è più propriamente una strega; quando si vede sulle pietre il tremolio della calura si dice: “El bala la Ecia”. Si crede che questa strega torni sotto terra all’arrivo del freddo.

Anticamente la notte dell’Epifania era anche l’occasione per praticare tutta una serie di riti apotropaici, in cui la tradizione cristiana si ammantava di paganesimo in un sincretismo davvero originale. E’ diffusa ancora ai giorni nostri l’usanza di “ardere la vecia”: un enorme pupazzo, composto da legna, stracci e fascine, di forma umana, viene posto su di una pila di legna e dato alle fiamme. La figura della “vecia” era una specie di capro espiatorio per esorcizzare tutto il male e per propiziarsi l’abbondanza e la fertilità dei campi. Con la distruzione della vecchio nell’immaginario popolare (forse un antico retaggio di sacrifici umani o animali) si intendeva rappresentare la fine di tutti i mali. La stessa cosa avviene la notte di Capodanno, quando si lanciano oggetti vecchi dalle finestre.

In alcune località del Veneto e del Friuli si lanciano delle ruote di legno incendiate lungo i pendii dei monti; il rito viene detto “rito della stella”, perché anticamente le ruote rappresentavano la corsa del sole nel cielo.

Buon anno. E viva viva la Befana!

Enrico IV

” Mes Compagnons, si vous courez aujourd’hui ma fortune je cours aussi la vôtre; je veux vaincre ou mourir avec vous… Si vous perdez vos enseignes, cornettes ou guidons, ne perdez point de vue mon panache ; vous le trouverez toujours au chemin de l’honneur et de la victoire.”

Henri IV, au matin de la bataille d’Ivry.

L’onta rossa

Sardegna

Renato Soru: lottizzazione urbanistica selvaggia e lotte intestine all’interno del PD sardo.

Calabria

Giuseppe Mercurio – Agazio Loiero: le cosche crotonesi progettano un villaggio turistico da faraoni.

Napoli

Rosa Russo Iervolino: appalti truccati alla Global Service. Si suicida Giorgio Nugnes.

Firenze

Sviluppo urbanistico Fondiaria-Sai: bufera su due assessori, il sindaco s’incatena.

Abruzzo

Ottaviano Del Turco in carcere per tangenti nel settore sanità.

Pescara

Luciano D’Alfonso arrestato per corruzione e associazione a delinquere.

Lucania

Arrestato l’AD Total per corruzione al parlamentare Salvatore Margiotta, agli arresti domiciliari. PD sta per Petrol Dollari.

Cantiamo:

Le strenne di Natale

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Oggi a Natale sono scomparsi i comportamenti carnascialeschi tipici dei Saturnali, dai quali traggono origine le feste natalizie, mentre è più viva che mai l’usanza delle strenne che i Romani offrivano al primo dell’anno, in un periodo collegato al rin­novamento annuale. Nell’antichità le strenne erano costituite da ra­metti di una pianta propizia che si staccavano da un boschetto sul­la via Sacra, consacrato a una dea di origine sabina, Strenia, apportatrice di fortuna e felicità. Secondo Varrone «quasi fin dalle prime origini della città di Roma si adottò l’uso delle strenne istituito da Tito Tazio, il quale per primo prese come buon auspicio per l’anno nuovo il ramoscello di una pianta propizia [arbor felix] dal bo­sco della dea Strenia». Poi, poco a poco, si chiamarono strenae anche doni dì vario genere e addirittura monete.

La strena è dunque l’antenata, per così dire, dei regali di Natale, detti appunto strenne.

Lucania, in piedi!

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Salvatore Margiotta: altra bella prova della classe politica lucana.Margiotta, per curiosità, viene dall’aviglianese “marr’ggiotta” che letteralmente vuol dire piccola zappa.

Una classe politica semianalfabeta che da anni affama la nostra terra e umilia la nostra gente. Una regione che dovrebbe avere il pil del Lussemburgo, se si pensa alle risorse che ha a disposizione. Oro bianco, oro nero, olio, vino, una densità di popolazione tra le più basse d’Europa. Tutte le carte in regola per essere una Svizzera del Sud. O quantomeno un luogo di grande attrazione turistica. E invece è una terra ridotta alla fame, stuprata da palazzinari scellerati e svenduta alle multinazionali che, dopo aver incassato i contributi dell’Unione Europea, chiudono i battenti dei loro casermoni nel deserto, senza manco metterci una faccia da spaccare.

Le royalty per l’estrazione del greggio si aggirano in Lucania introno al 7%. Nei paesi arabi le compagnie petrolifere arrivano a sborsare fino al 58-60%. In un giorno in Val d’Agri vengono estratti 71.644 barili, pari ad un valore ipotetico medio di 3,7 milioni di euro. Al giorno!

E ancora oggi una gioventù imbelle rincorre la chimera del posto fisso, leccando il culo ai nuovi gendarmi del clientelismo made in Colombo. Giovani rampanti “democratici”, apparentemente preparati, che hanno sempre meno posti da promettere, sempre meno promesse da mantenere e facce meno serie di quei democristiani lì. La merce di scambio del posto fisso che fece grande la DC lucana ormai scarseggia da più di un decennio. E con essa anche la statura dei polici è andata, se possibile, diminuendo.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Siamo una regione del Medioriente, cominciamo ad avere i problemi del terzo modo e la bruttezza, umana e architettonica, ci sta mangiando piano piano.

Ma siamo diversi dal resto del Sud. Questo è almeno quello che il lucano dice in giro.

Bene, siamo diversi, ne sono convinto. Dimostriamolo!

“Gim dagli occhi verdi”

Ettore Muti è un personaggio italiano di grande rilievo, perduto nei meandri della censura culturale degli ultimi anni di storia italiana. Personalità controversa e ribelle, uomo di temperamento ineguagliabile, visse una “vita spericolata”, prendendo parte con grande successo sia alla prima che alla seconda guerra mondiale. Dieci medaglie d’argeto al valore militare e due d’oro, fecero di Muti “il più bel petto d’Italia”.

Assassinato nella sua casa di Fregene, è sparito dal panorama storico del paese. Provate a leggere un po’ della sua biografia e pensate cosa ne avrebbe fatto Hollywood di un uomo così.

Grabriele D’annunzio ebbe a dire di lui: «Voi siete l’espressione del valore sovrumano, un impeto senza peso, un’offerta senza misura, un pugno d’incenso sulla brace, l’aroma di un’anima pura».

Révolte contre le Monde Moderne

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«Si lascino pure gli uomini del tempo nostro parlare, con maggiore o minore sufficienza e improntitudine, di anacronismo e di antistoria. Li si lascino alle loro “verità” e ad un’unica cosa si badi: a tenersi in piedi in un mondo di rovine. Rendere ben visibili i valori della verità, della realtà e della Tradizione a chi, oggi, non vuole il questo e cerca confusamente l’altro significa dare sostegni a che non in tutti la grande tentazione prevalga, là dove la materia sembra essere ormai più forte dello spirito» [J. Evola]