Nobiltà contemporanea

Ieri, 27 gennaio 2008, nel capoluogo lucano si è svolta una deliziosa manifestazione d’ispirazione socio-culturale. Giornali e telegiornali locali hanno dato e daranno ampio spazio agli eventi che si sono svolti, ponendo l’accento soprattutto sul carattere solidarista della manifestazione.

Noi qui vogliamo invece vedere la cosa da un’altra prospettiva: quella della nobiltà.

La manifestazione, infatti, oltre che raccogliere fondi per l’adeguamento degli autobus cittadini al trasporto disabili, è stata soprattutto un vero e proprio “raggio di sole” nel buio di una città sofferente e in piena decadenza. E sia chiaro che non parliamo della qualità, seppure ottima, degli eventi musicali ed artistici proposti. Quando parliamo di nobiltà, ci riferiamo all’alta qualità spirituale di coloro i quali, con quattro soldi e una forza titanica, hanno attivato un circolo virtuoso, una gara solidale, un sorriso beffardo e magnanimo, in mezzo alle macerie.

“Io ho ciò che ho donato” – diceva il vate D’Annunzio. Parole che si declinano bene con i sorrisi soddisfatti e felici dei ragazzi di Potentialmente Onlus.

In un Teatro Stabile che a un certo punto sembrava la Bombonera del Boca Juniors c’era una sola poltrona vuota: quella ch’era stata riservata al sindaco. Le istituzioni locali non hanno perso occasione per fare un’altra brutta figura. Assenti anche la Regione e la Provincia, nell’incontro mattutino.

Ma forse è stato giusto così. Come avremmo mai potuto coniugare il sorriso di vita dell’eroe Marco Lopomo con i sorrisi affettati di questi signori del cemento, del disservizio e delle strette di mano?

Non scherziamo: ieri s’è consumata una delle pagine più belle della storia recente della città. E non c’era posto per gli animi plebei, né per le dichiarazioni di circostanza.

Donare per la semplice gioia di donare. Condividere anziché arroccarsi sui propri interessi personali. Il Noi in luogo dell’Io. Questi i precetti che fanno nobile un uomo, ai quali non siamo più abituati. E quando quella forza nobile della natura che è Marco Lopomo ce lo ha ricordato, abbiamo visto molti occhi rossi nei palchi dello Stabile. Buon segno. Le sue parole erano pugni nello stomaco, il suo sorriso un tamburo assordante che ha ridestato gli animi incartapecoriti da una condotta di vita sempre più votata alla comodità e all’agiatezza. Uno squillo di tromba – anzi di sax – nella quiete natalizia di una piccola città di provincia: sotto il cemento dei palazzinari batte un cuore grande così!

Che il sole possa continuare a scoccare i suoi dardi sui sorrisi di questi splendidi ragazzi!

2 comments

  1. grazie! grazie di cuore…che bello leggere questo post, queste parole..capire che magari nel nostro piccolo possiamo cambiare qualcosa, partendo dall’amore e dalla purezza…mi stavo commovendo anch’io nel leggere quello che hai scritto! grazie ancora! buon anno

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