Month: January 2009

Marcello Dudovich - Ritratto di Signora - circa 1937 - tempera e pastello su carta - 100 x 86 cm - Trieste, Civico Museo Revoltella - Galleria d'Arte Moderna

Marcello Dudovich – Ritratto di Signora – circa 1937 – tempera e pastello su carta – 100 x 86 cm – Trieste, Civico Museo Revoltella – Galleria d’Arte Moderna

Cesare canta quasi più Lucio

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“Io sono innocente, gli assassini sono altri quattro: Gabriele Grimaldi, Sebastiano Masala, Giuseppe Memeo e Sante Fatone”. [Cesare Battisti – terrorista]

La schiatta inconfondibile della delazione, del disonore, del tradimento, dell’8 settembre.

La discipline est facile.

“On parle trop de discipline. Du mot discipline on se remplit la bouche, tant que la discipline est facile; mais si, par aventure, elle vous impose un sacrifice politique ou personnel, alors naissent les susceptibilités, les délations et, parfois, les plus noires trahisons. La sincère et droite discipline ne connaît pas les refus des exhibitionnistes avec leurs ridicules stériles et leur ennuyeuse dissidence qui durent autant que dure la clameur imbécile et bavarde de la presse ennemie.

Je suis fasciste, la vie que j’ai donnée à mon œuvre est forte et durable. Le courage, l’intrépidité, l’amour du risque, la répugnance du pacifisme, l’orgueil national, la discipline et le respect de l’autorité, voilà les qualités que j’ai demandées aux fasciste, avec la dignité de la vie individuelle comme de la vie collective.”

British Job for British Workers

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Da qualche giorno i lavoratori inglesi sono scesi in piazza per protestare contro l’assegnazione di un appalto ad una azienda italiana (la siracusana Irem, di Mario Saraceno) nel Lincolnshire.

Non fa una piega. I giornali continuano a chiamare “razzismo” e “intolleranza” la più elementare delle richieste del popolo dei lavoratori inglesi: avere diritto d’accesso per primi all’offerta di lavoro del proprio paese.

Certo. Se non che i nostri simpatici amici rubicondi dimenticano che le loro imprese hanno imperversato e imperversano su tutto il nostro territorio nazionale, in primis in Lucania, dove società anglo-sassoni attingono indisturbate, a costi irrisori, ai nostri pozzi petroliferi da ormai più di dieci anni. Ve l’immaginate una manifestazione del genere in Val d’Agri?

La crisi è una brutta bestia, è vero. Ma se dovesse essere utile agli italiani a capire quale è la vera indole che si cela dietro quella facciata di tolleranza che gli inglesi hanno costruito negli ultimi sessant’anni, sarebbe un male meno amaro.

Provate a guardare i filmati che girano su Internet. Troverete brutti ceffi che esprimono il loro odio, attraverso i loro volti segnati dalla bruttezza che li attanaglia sin dalla nascita. Visi grigi che conoscono il sole per pochissime ore l’anno. Corpi deformati dall’alcol e dai divani delle loro living room, sguardi spenti da SKY e dagli ingenti quantitativi di stupefacenti chimici che girano da quelle parti. E dietro a tutto questo, le loro Union Jack. Le stesse che la nostra gioventù sfoggia sui propri giacconi, sulle proprie Mini e talvolta anche sulla propria pelle.

Hanno esportato bruttezza per anni in tutto il pianeta e adesso sono tornati a difendere la loro isola inospitale. Che questa crisi possa essere davvero di screzio alla perfida? Noi preghiamo perché questo accada.

Goya

 

“Sono pessimista. Penso che non ci sia soluzione. Per questa ragione lo spettacolo finisce con la morte (scenica) di tutti gli attori, come nel dipinto “Duelo a garrotazos” di Francisco Goya (fa parte della serie Los Desastres De La Guerra, ndr) nel quale:vediamo due fratelli interrati sino alle ginocchia che si confrontano: la pensano in modo opposto (uno è rivoluzionario, l’altro è reazionario) e finiscono per ammazzarsi reciprocamente. Questo è il senso: la mentalità dell’occhio per occhio porta a perdere entrambe gli occhi ed è ciò che sta succedendo. Le armi di cui disponiamo ci porteranno per forza alla morte. Non ci sono vie d’uscita o meglio: non si vogliono trovare vie d’uscita. La lotta al terrorismo è concettualmente giusta, ma se è lo stato a praticare o a provocare forme di terrorismo allora la guerra sarà fine a se stessa e, purtroppo, definitiva”. [Jürgen Müller]

Simon Weil

 

 “Il passato è cosa che una volta persa completamente, non si ritrova più. L’uomo con i suoi sforzi può costruirsi un avvenire, ma non un passato. Può solo conservarlo. La perdita del passato equivale alla perdita del soprannaturale”. [Simon Weil]

Caro lei…

Egli aveva parlato di guerra per vent’anni e ci pareva avesse evitato di prepararla sul serio, trascurando gli armamenti e circondandosi di generali inetti. Aveva predicato l’idea della nuova gerarchia e si era circondato non di una aristocrazia di uomini ma di un entourage di retori e di adulatori. Aveva proclamato la rivoluzione ma tollerato l’immobilismo borghese e qualunquistico dei salotti e dei circoli ufficiali. Infine, per due volte, al momento decisivo, il massimo interprete della dottrina della forza e dell’azione, si era rassegnato senza combattere: il 25 luglio e il 25 aprile.

Ma, al di là di queste ombre, egli è stato un rivoluzionario: un uomo che ha messo in movimento la ruota della storia; che ha aperto strade, demolito pregiudizi, fondato uno stato, costruito città, creato uno stile, suscitato un mito. Soprattutto, ha saputo incarnare ed interpretare l’esigenza posta dalla cultura del suo tempo: superare l’ideologia borghese scientista ed egualitaria del XVIII secolo. Aprire la grande breccia aperta d’assalto nel grigio orizzonte della modernità razionalistica ed economicistica.

In un’ora di tramonto e di decomposizione, egli ha saputo raccogliere intorno a sé le forze migliori della gioventù italiana per prendere d’assalto lo stato e farne il faro di una nuova fede europea.

Che tutto ciò sia venuto dall’Italia, da questo paese di straccioni e di avvocati, di cattolici e di opportunisti, è quasi incredibile.

Era consapevole di essere lui stesso l’incarnazione di questa volontà di lotta e di rinnovamento. Sapeva che la sua stessa persona era una bandiera, un mito. Questo gli ha fatto dimenticare che un uomo solo, anche grandissimo, è troppo poco per fare la forza di un regime e che la democrazia si combatte soltanto con una aristocrazia.

Ma bisogna riconoscere che egli ha saputo incarnare questo mito con grande prestigio sottoponendosi ad uno stile, una disciplina anche fisica, uno scrupolo del dovere che, quando si diraderà la critica di questi anni, ci appariranno nel loro giusto valore.

Egli ha dominato il suo tempo per lunghi anni, ha suscitato una nuova speranza, ha infuso forza, fede, energia ad un popolo vecchio, scettico, sfiduciato. È stato un Romano in mezzo agli Italiani.

16 gennaio 2009: quarant’anni di primavera

Poiché i nostri popoli sono sull’orlo della disperazione e della rassegnazione, abbiamo deciso di esprimere la nostra protesta e di scuotere la coscienza del popolo. Il nostro gruppo è costituito da volontari, pronti a bruciarsi per la nostra causa. Poiché ho avuto l’onore di estrarre il numero 1, è mio diritto scrivere la prima lettera ed essere la prima torcia umana. Noi esigiamo l’abolizione della censura e la proibizione di Zpravy. Se le nostre richieste non saranno esaudite entro cinque giorni, il 21 gennaio 1969 e se il nostro popolo non darà un sostegno sufficiente a quelle richieste, con uno sciopero generale e illimitato, una nuova torcia s’infiammerà”. [Jan Palach]

Lucania conservatrice

“La conformazione del territorio e le vicende storico-politiche hanno decretato la nascita di importanti centri arroccati su cucuzzoli inespugnabili. La scelta d’insediarsi su queste creste, dettata dalla necessità di sfuggire agli insalubri e pericolosi fondovalle, porterà a stabilire un legame vincolante tra uomo e natura che salderà per sempre civiltà e territorio. La montagna impone necessariamente un certo stile di vita: abitudini, alimentazione, organizzazione del lavoro, costumi, usanze tradizioni, sono subordinati alla natura del territorio. La stretta integrazione che sin dall’origine viene a determinarsi tra la forma degli insediamenti e la fisionomia naturale dei luoghi, costituisce infatti uno dei caratteri distintivi della morfologia storica e ambientale dei centri dell’Appennino Lucano. L’impervietà dei luoghi, se da un lato favorisce l’isolamento, dall’altro aiuta a custodire le tradizioni, a sostenere e garantire l’identità del suo popolo”. (Alessandra Bruno – Tiziana Pani, L’Appennino Lucano, dal Vulture al Pollino – ed. Provincia di Potenza – Potenza 2006)