“Il piacere dell’onestà” – Pirandello

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Il piacere dell’onestà porta avanti, con una ferocia dialettica che non disdegna il sentimento, i temi che sono da sempre alla base del teatro pirandelliano: la differenza fra l’essere e l’apparire, fra la maschera sociale e chi si è veramente.

È il caso di Angelo Baldovino, nobile spiantato di fama non limpida, giocatore incallito dal passato ricco di rovesci finanziari, perdigiorno pronto a tutto, ma anche uomo pieno di mistero, intelligente, colto e pieno di fascino. Tocca a lui, su invito di un vecchio compagno di scuola , cercare di salvare il marchese Colli, sposando la giovane Agata che lui ha ingravidato. “Sposerò per finta una donna, ma sul serio io sposo l’onestà”: quell’apparenza di onestà che gli viene richiesta, infatti, spinge via via Baldovino a comportarsi in modo specchiato, mentre tutti gli altri intorno continuano ad essere i mascalzoni di sempre.

Lui, burattino per convenienza e marito di facciata, si vendica del perbenismo borghese, riuscendo ad imporsi con intelligenza sulla meschinità imperante.

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