Month: April 2009

Storia di una foto che ha fatto Storia

Quest’immagine ha fatto la storia della Resistenza su tutti i nostri libri di scuola. Tre ragazze partigiane, armate di mitra, davanti all’Accademia di Brera a Milano. Ufficialmente è il 25 aprile del ’45. In realtà è il 29.

La ragazza al centro si chiama Aniuska, è polacca. E’ arrivata in Italia per liberare il paese dai nazifascisti. Morirà quella sera stessa, uccisa non dai tedeschi, ma dalla sorella (quella carina, a destra), della quale non si sa il nome, né che fine abbia fatto.

Quella a sinistra, l’unica italiana, è Anna Maria Lù Leone, morta nel 1998 a 69 anni. All’epoca era la fidanzata del responsabile cultura del PCI. Poi ha lavorato nel cinema con Zavattini, poi con Castellani e infine è divenuta la responsabile dell’agenzia di design William Morris, sotto l’egida di Carol Levi.

A. M. Lù Leone ha confessato poi che quei mitra erano una posa richiesta dal fotografo (tino Petrelli); così come l’uomo sulla destra si è fatto cancellare dal negativo: dirà negli anni successivi che quell’arma l’aveva ricevuta dai fotografi solo per lo scatto.

La ricostruzione, comunque, nulla toglie alla forza storica della foto, né al fascino delle “sorelle partigiane” che ancora oggi pervade i cuori di quella parte ideologica.

25 aprile

Dal Corriere on line

Il corteo, organizzato dalla Rete antifascista metropolitana e partito da Porta San Paolo, si è concluso a piazza Vittorio, dove in centinaia si sono sdraiati a terra, altri hanno ballato a ritmo di musica. Sui cancelli del parco alcuni giovani hanno appeso uno striscione con disegnati falce e martello e con scritta «Memoria, conoscenza, coraggio e resistenza».

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All’ombra della falce e martello e delle danze della “Rete Metropolitana” siamo evidentemente tutti più tranquilli e più liberi.

Dalle memorie di Piero Pasini:

Gridelli Aurada aveva da poco passato i venti anni e proveniva da una famiglia poverissima di Portafiume. Accusata di essere «spia dei fascisti», prima del passaggio del fronte aveva seguito il suo uomo al nord. Rientrata, incinta, al termine delle ostilità fu subito riconosciuta e linciata. Per questo fatto esiste la testimonianza di Montesi Maria: «Mi trovavo a passeggiare nel parco della Rocca assieme al mio fratellino non ho mai dimenticato la scena. Una giovane donna giaceva supina sull’erba Era crivellata da minuscole ferite, come se le avessero sparato anche con pallini da caccia attorno a lei c’era una decina di giovani armati e non, che discutevano animatamente uno voltandosi verso l’uccisa le sputò in faccia anche gli altri presero a sputare ripetutamente su quei miseri resti un militare alleato, forse inglese, si tolse di tasca il fazzoletto e lo pose sul volto dell’uccisa».

Saluti parigini

Il Sindaco di Parigi ha accusato il sindaco di Roma di fare il saluto romano. Perché da giovane andava alle manifestazioni di destra e al collo porta una celtica.

E’ un po’ come se Alemanno avesse accusato Delanoe di portare i collant solo perché gay e frequentatore del gay pride.

Strano, perché Delanoe è una persona che riteniamo intelligente.

Da La Repubblica: Il ministero degli Esteri francese si dissocia. Anche Walter Veltroni prende le distanze. Il sindaco socialista di Parigi Bertrand Delanoe è rimasto solo a sostenere che Gianni Alemanno fece il saluto romano il giorno della sua elezione a primo cittadino di Roma. “Furono i suoi sostenitori ad alzare il braccio destro – scrive Veltroni al compagno francese – non Alemanno”.

Non siamo curiosi di sapere cosa hanno alzato i sostenitori di Delanoe quando lui è stato eletto sindaco.

Una confortevole, levigata, ragionevole schiavitù

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Nel nostro paese la Storia subisce ogni giorno uno svisamento. Questa è la ragione delle nostre scissioni, dei conflitti, delle stagnanti paure che tengono l’Italia al palo.

Da sempre cacciatori di frodo hanno individuato nel patrimonio pubblico della lingua italiana parole adatte ai loro interessi: le hanno marchiate con contrassegni privati e rimesse furtivamente in circolazione nella società. Così è avvenuto per vocaboli come “libertà”, “liberazione”, “socialismo”, “comunismo”, “fascismo”, “resistenza”, “servizi segreti”, “sicurezza”, “ricchezza”. Parole espropriate del loro valore ideologico e semantico e riempite di una gamma di connotazioni vaghe ma controllabili.

Suggestioni pronte per l’uso, espressioni atte a richiamare determinati riflessi condizionati, da manuale. Un linguaggio fatto di schemi preconfezionati che ha alzato una fitta nebbia sulla storia recente dell’Italia e degli Italiani. Una nebbia che ha fatto perdere la naturale rotta alla nostra nave, che anziché viaggiare verso il Mediterraneo, verso il neo ruralismo biologico, la comunità e la famiglia, veleggia a fatica, senza una rotta, tra i flutti di un liberismo malconcio, che sta facendo a pezzi gli italiani.

Una nebbia che ha tolto l’anima alla nostra nazione e ha messo le catene al nostro popolo. Che ogni giorno toglie un piatto di pasta per far spazio al sushi, ai surgelati ed ai kebab; che ha cancellato il solidarismo per far spazio alla Lega. Una nebbia che corrode i municipi – struttura ossea del Paese – per far largo alle New Town; che ammazza le botteghe a vantaggio degli ipermercati e dei centri commerciali; che tarpa le ali alla fantasia degli artigiani per favorire il prodotto seriale. Un male che toglie spazio all’Uomo per far largo alle merci.

E questa leggera brezza di crisi potrebbe diventare il vento del cambiamento, se solo gli italiani riuscissero a destarsi da questo torpore che rattrappisce le loro menti. Se solo questo popolo meraviglioso riuscisse a distogliere lo sguardo dalla Grande Bugia, per tornare a strabiliare il mondo con le proprie intuizioni, la propria fantasia, la propria volontà.

Addio Giano

80 anni, è deceduto ieri a Roma Giano Accame, nato a Stoccarda il 30 luglio 1928. La camera ardente, allestita presso la sua casa-studio in Lungotevere dei Mellini 10.

Sui banchieri e la sinistra…

«Nei momenti di crisi spesso ci si rivolge ai militari. In Italia ci si è rivolti ai banchieri. Sono tanti i banchieri chiamati in politica senza aver mai preso un voto. Rainer Masera, Piero Barucci, Paolo Baratta, Paolo Savona. Almeno Dini poi si è fatto eleggere. Ma Ciampi no. Questo è il vero voltagabbanesimo della sinistra: aver messo negli anni Novanta il Paese nelle mani dei banchieri che vediamo adesso che razza di imbecilli sono».

Sul saluto romano, sul chiamarsi camerata, la camicia nera e i pellegrinaggi a Predappio…

«La fedeltà è come la verginità. A vent’anni può avere un sapore. Sessant’anni dopo un po’ meno. Le testimonianze di fedeltà si esauriscono coi ricambi di generazione. Ma il fascismo è stato un periodo di una creatività tale che ti fa anche sopportare il ridicolo di alcuni riti»

Sulla politica…

« La politica deve usare argomenti accessibili al grande pubblico, quindi argomenti ormai banalizzati. Mentre il compito dell’intellettuale è quello di spingersi oltre, di dire delle novità; il compito più difficile, insomma. Ma la normalità non è la vera rivoluzione. La vera rivoluzione è il cambiamento

Su se stesso…

«Sono uno scrittore di destra che ha dovuto conquistare la propria libertà faticosamente e giorno per giorno, vincendo pregiudizi, difficoltà e tentativi di discriminazione»

Rumeni

Fra le molte figure di dirigenti di movimenti nazionali da noi conosciute nei nostri viaggi in Europa, poche – per non dire nessuna – ci fecero una impressio­ne più viva di Cornelio Codreanu, il capo della «Guardia di Ferro» romena. Ri­cordiamo l’incontro con lui, nel marzo 1938, nella «Casa Verde», sede centrale che i legionari stessi si erano costruita con le proprie mani, a Bucarest. Egli ci si fece incontro: un giovane di alta statura, aitante con una espressione di nobiltà, di lealtà e di coraggio impressa nel volto dai tratti del puro tipo daco-romano, cui si mescolava qualcosa di contemplativo, di inspirato. Fra noi due si stabilì sùbito una spontanea simpatia; in effetti, molte delle nostre idee concordavano, specie quanto all’esigenza di dare ai movimenti di rinnovamento nazionale una autentica base spirituale. Il livello dell’organizzazione che Codreanu aveva creato e con la quale si proponeva di rinnovare la Romania, era notevolmente alto. Il movimento complessivo aveva un orientamento originale; si affiancava ideal­mente ai movimenti nazionali allora affermatisi in Italia e in Germania, ma con una propria, specifica fisionomia. [ J. Evola]

Terremoto Abruzzo

Sono stati raccolti 220.000 Litri d’acqua e 45 tonnellate di generi alimentari. Grazie ai volontari e ai mezzi messi a disposizione il materiale è stato inviato nei centri di distribuzione della Croce Rossa Italiana e della Protezione Civile. Alcune città sono state invece raggiunte autonomamente dall’Associazione.

Da questa settimana le richieste saranno mirate. Al momento sono urgenti:

– 50 tende da sei posti;
– 300 brandine;
– 300 sacchi a pelo.

NON PORTATE NULLA AL CENTRO DI RACCOLTA che rimane chiuso.

Se avete disponibilità di materiale vi preghiamo di segnalarlo compilando il form oppure inviando un’email a info@perigeolazio.org e di iscrivervi alla newsletter (inserendo la vostra email nel form a sinistra e seguendo poi le istruzioni via email), tramite la quale verranno comunicate le modalità di raccolta.

GRAZIE ancora a tutti coloro che hanno sostenuto l’iniziativa

Perigeo Lazio