Rumeni

Fra le molte figure di dirigenti di movimenti nazionali da noi conosciute nei nostri viaggi in Europa, poche – per non dire nessuna – ci fecero una impressio­ne più viva di Cornelio Codreanu, il capo della «Guardia di Ferro» romena. Ri­cordiamo l’incontro con lui, nel marzo 1938, nella «Casa Verde», sede centrale che i legionari stessi si erano costruita con le proprie mani, a Bucarest. Egli ci si fece incontro: un giovane di alta statura, aitante con una espressione di nobiltà, di lealtà e di coraggio impressa nel volto dai tratti del puro tipo daco-romano, cui si mescolava qualcosa di contemplativo, di inspirato. Fra noi due si stabilì sùbito una spontanea simpatia; in effetti, molte delle nostre idee concordavano, specie quanto all’esigenza di dare ai movimenti di rinnovamento nazionale una autentica base spirituale. Il livello dell’organizzazione che Codreanu aveva creato e con la quale si proponeva di rinnovare la Romania, era notevolmente alto. Il movimento complessivo aveva un orientamento originale; si affiancava ideal­mente ai movimenti nazionali allora affermatisi in Italia e in Germania, ma con una propria, specifica fisionomia. [ J. Evola]

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