Month: June 2009

Eire

 

Esce in questi giorni il “libro nero” degli inglesi: otto secoli di persecuzioni in Irlanda da parte dei sudditi di Sua Maestà.

La storia dell’umanità ha cono­sciuto innumerevoli genocidi, non si contano i popoli e le et­nie sottoposte a stermini, deporta­zioni ed epocali tragedie, ma forse quello dell’Irlanda rappresenta il caso esemplarmente unico di un paese soggiogato, sfruttato e affa­mato da una potenza coloniale che per secoli ne ha schiavizzato, de­portato e ucciso la popolazione con scientifica regolarità, sotto gli occhi dell’Europa.

La missione ‘civilizzatrice’ di Oli­ver Cromwell, che alla metà del X­VII secolo sbarcò in Irlanda per da­re una lezione ai nativi «barbari e assetati di sangue» e la decisione del governo di Londra di inviare, nell’agosto 1969, migliaia di solda­ti nel nord Irlanda, ultimo, micro­scopico relitto dell’Impero i cui a­bitanti chiedevano uguaglianza e pari opportunità (come i neri d’A­merica!), rappresentano due stelle polari che – seppur separate da tre secoli di storia – spiegano con estrema chiarezza i sentimenti e la natura degli inglesi.

La definizione di ‘guerra di reli­gione’ appare inadeguata non sol­tanto oggi, ma anche nelle prece­denti fasi storiche del conflitto. Non è d’altra parte casuale che i primi sedici re inglesi che si impegnaro­no nella conquista dell’Irlanda fos­sero cattolici. A partire dal­l’Alto Medioevo, l’intero svi­luppo storico dell’Irlanda è stato condizionato dalla violenta ingerenza del po­tente vicino.

I soldati inglesi che spa­rano su un corteo per i diritti civili a Derry, le forze speciali che ucci­dono i bambini sparando proietti­li di plastica nelle strade o i soldati che freddano alle spalle un ragazzo disarmato dopo avergli controllato i documenti, dimostrano essenzial­mente due cose: la certezza del­l’impunità, cioè la garanzia di non dover essere chiamati a rispondere delle proprie colpe, e soprattutto il profondo disprezzo per un popolo considerato ‘inferiore’. Tut­to ciò è accaduto con l’assenso, più o meno tacito, dell’opinione pub­blica britannica e internazionale.

L’altra donna

Come portavoce autonominato della Opposizione Estetica, mi permetto di esprimere tutto il mio sommesso disgusto per il prototipo di donna che emerge dagli scandali di queste settimane, che poi è la stessa donna che vediamo paparazzata nelle feste della Roma Cafona o issata sui troni di cartapesta di certi programmi televisivi. Bella di una bellezza vistosa e ritoccata. Vestita e truccata come la maschera di un trans. Aggressiva, sgangherata, ignorante. Non so per quale ragione certi uomini di potere abbiano una predilezione per lei.

Immagino perché non li mette in discussione. E’ una donna-sofà, a cui il potente si rivolge per scaricarsi e rilassarsi, con lo stesso spirito con cui davanti al televisore preferisce una gara di rutti a un programma di storia. So però che sopravvive un altro genere di maschi e che a questi maschi continua a piacere l’altra donna. Quella che non sghignazza, ma sorride. Che non mostra, ma allude. Che non seduce con le microgonne, ma con gli spacchi. Che conserva intatto il mistero femminile e intriga l’uomo che cerca di entrarvi in comunione. Che non si rifà, ma ha cura di sé. E sa coltivare sogni più larghi di una passerella scosciata in tv.

Di quest’altra donna i media non parlano più, al punto che qualcuno è arrivato a preconizzarne la scomparsa. Mai la realtà fu così lontana dalla rappresentazione. L’altra donna esiste e cammina ogni giorno accanto a noi. A scuola, in famiglia, in ufficio, sul tram. Basta solo ripulire un po’ lo sguardo per riuscire a cogliere la sua meraviglia.

Gramellini – La Stampa

La caduta

“E anche se non dovesse verificarsi la catastrofe temuta da alcuni in relazione all’uso delle armi atomiche, al compiersi di tale destino tutta questa civiltà di titani, di metropoli di acciaio, di cristallo e di cemento, di masse pullulanti, di algebre e macchine incatenanti le forze della materia, di dominatori di cieli e di oceani, apparirà come un mondo che oscilla nella sua orbita e volge a disciogliersene per allontanarsi e perdersi definitivamente negli spazi, dove non vi è più nessuna luce, fuor da quella sinistra, accesa dall’accelerazione della sua stessa caduta”.

“Potrebbe salvare l’occidente soltanto un ritorno allo spirito Tradizionale in una nuova coscienza unitaria europea”. [J.Evola]

“Non basta sganasciare la dirigenza politico-economico-social-divertentistica italiana. La rivoluzione deve cominciare in interiore homine. Occorre che la gente impari a non muoversi, a non collaborare, a non produrre, a non farsi nascere bisogni nuovi, e anzi a rinunziare a quelli che ha”. [L. Bianciardi]

Tu chiamale se vuoi… Elezioni

“Non esiste nulla di più pietoso che assistere impotenti all’eterno rinnovarsi dell’inganno elettorale democratico: un voto strappato ad un branco di pecore, al quale non viene riconosciuta altra facoltà che quella di mettere una croce su un pezzo di carta” .
[Un famoso politico austriaco]