Fiori blu

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/thumb/3/33/Stazione_Ostiense_1940.jpg/350px-Stazione_Ostiense_1940.jpg

In un pomeriggio d’estate del lontano 2009, il principe di Salina, sdraiato sull’amaca del suo castello (in affitto), considerò per un momentino la situazione storico-sociale. La trovò poco chiara. Resti del passato alla rinfusa si trascinavano qua e là. Nel Piazzale Partigiani bivaccavano moldavi, misti a macedoni alticci e rubicondi; poco distante i fasci littori della Stazione Ostiense, splendevano tra le lattee aquile, riverberi d’imperii ormai perduti. La Porta San Paolo era come un bambino smarrito, nel mezzo del fragore automobilistico, non più baluardo contro i goti, né barriera per i nuovi barbari del ’43. Si disegnavano all’orizzonte le sagome sfatte di qualche turista americano panciuto, giapponese fotografante, francese con donna, zaino e scarpe da trekking. Gli inglesi bevevano, barcollavano e pisciavano per strada.

Il principe di Salina sospirò pur senza interrompere l’attento esame di quei fenomeni consunti.

Affascinato, continuò per ore ad osservare quei rimasugli che resistevano allo sbriciolamento. Poi, senza alcuna ragione apparente, lasciò il posto di vedetta e scese ai piani inferiori, dando di passata sfogo al suo umore, cioè alla voglia che aveva di picchiare qualcuno.

Picchiò i vicini, in numero di tre; battè servi, tappeti, qualche ferro ancora caldo, la campagna, moneta e, alla fin fine, la testa nel muro.

Ciò fatto, gli venne voglia di un viaggetto.

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