Month: September 2009

Il Duca degli Abruzzi

E’ in uscita il 6 ottobre Duca dell’avventura (per Electa Mondadori), di R. Messner.
Un libro che farà luce  uno dei grandi protagonisti dell’alpinismo eroico del passato e, più in generale, un grande uomo che tra l’Ottocento e il Novecento, fu capace di viaggiare nei 5 continenti compiendo mirabili imprese e straordinarie scalate “.
Con documentazioni d’archivio e fotografie, Messner fa rivivere il fervore dell’avventura che animò uno dei più grandi esploratori di tutti i tempi.

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Tra le grandi imprese non vi è soltanto il celebre viaggio della Stella Polare nel mare artico. Vi sono le leggendarie ascensioni sul Monte Bianco, sul Sant’Elia in Alaska, del Ruwenzori, nel Karakorum; il comando della Marina italiana nella prima guerra mondiale; la fondazione del villaggio che portava il suo nome in Etiopia. Una vita avventurosa sin dal principio – suo padre fu deposto dal trono di Spagna quando il Duca aveva pochi giorni di vita; all’età di sei anni era già mozzo nella marina militare.

Un personaggio straordinario di cui è persino normale che si sia persa la memoria in tempi come i nostri, nei quali si preferisce ricordare Michael Jackson o Mike Bongiorno.

Il sonno dogmatico, la violenza degli usurai globali

http://4.bp.blogspot.com/_B17O2w5wVP8/SOOm6WuZz3I/AAAAAAAAC1Q/wIgQrWX38mM/s400/guastatori+paracadutisti.jpgLe cose che vediamo, o crediamo di vedere, mancano ancora di un nome. Là dove diciamo “pace”, può esservi guerra. Progetti di felicità si tramutano in disegni delittuosi, spesso da un momento all’altro. Le cose ci si trasformano tra le mani. Che cosa sono Libertà, Nazione, Democrazia? Che cosa sono un crimine, un soldato, una guerra di aggressione? A tale riguardo i punti di vista si sono moltiplicati come le lingue di Babilonia, e non solo perché le parole sono divenute porose, ma anche perché si sono fatte ambigue. [ E. Junger – Al Muro del Tempo]

Siamo in quello che Jacques Derrida ha giustamente definito “il sonno dogmatico”. Vale a dire quel complessivo e generalizzato adagiarsi che fa sì che ci si lasci trascinare nelle sabbie mobili del luogo comune, sfruttato incessantemente dai media e dalle amministrazioni governative, dopo l’11 settembre.

Gli eserciti tendono sempre più ad assomigliare a normali imprese private d’affari, delocalizzate nei luoghi del conflitto; la funzione di difesa dello Stato è sempre più ampiamente assunta da lavoratori privatizzati della guerra che, significativamente, passano con tranquillità dalle “pacifiche” discoteche delle località turistiche alle operazioni belliche antiterroristiche nei differenti scenari di guerra. L’unica assoluzione è proprio per questi poveri ragazzi: morti sul lavoro, più che caduti per la Patria.

Fuori dagli eserciti, invece, l’uomo contemporaneo indossa la sua “inconsapevole uniforme” e non vive di Verità, ma di “effetto di verità”; alimentando il movimento circolare della produzione dell’usura e della consumazione; che non è nient’altro che la produzione in serie dell’informazione, come riduzione del mondo all’uniformità del “calcolo pianificabile”: una postmoderna adeguatio intellectus ad rem.

Cosa vuol dire “guerra”, oggi? Cosa “democrazia”? E, sopratutto, cosa vuol dire “Pace”?

Per noi la via da seguire per chiunque abbia ancora la forza di interrogarsi sull’esistenza della libertà, non è quella di esporre bandiere iridate ai balconi, bensì una Volontà che deve essere costitutita sulle basi di una nuova scienza: la dottina della libertà umana di fronte alle nuove forme che ha assunto la violenza.

Compimento interiore

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“Non le cime, non le difficoltà, non il record mi interessano, ma quello che succede all’uomo quando si avvicina alla montagna. Questo libro ci dà la risposta”. Il libro in questione è Meditazioni delle Vette di Julius Evola, mentre l’autore della frase, che compare sulla copertina del volume, è Reinhold Messner. Basterebbero queste uniche notazioni per farci comprendere il rilievo che il testo evoliano assume sia per gli amanti della montagna che per gli studiosi e i lettori del grande pensatore della Tradizione.

Il bosco

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[…] “La grande esperienza del bosco è l’incontro con il proprio io, con il nucleo inviolabile, l’essenza di cui si nutre il fenomeno temporale ed individuale. Anche sul piano morale, questo incontro così importante sia nel guarire, sia nel fugare la paura, ha un valore altissimo. Porta verso quello stato sul quale poggia l’intera vita sociale e che sin dalle origini è sotteso a ogni comunità. E verso quell’essere umano che costituisce il fondamento e da cui s’irradiano le individuazioni. In questa zona non ritroviamo soltanto la comunanza: qui c’è l’identità”. [E. Jünger]