Il sonno dogmatico, la violenza degli usurai globali

http://4.bp.blogspot.com/_B17O2w5wVP8/SOOm6WuZz3I/AAAAAAAAC1Q/wIgQrWX38mM/s400/guastatori+paracadutisti.jpgLe cose che vediamo, o crediamo di vedere, mancano ancora di un nome. Là dove diciamo “pace”, può esservi guerra. Progetti di felicità si tramutano in disegni delittuosi, spesso da un momento all’altro. Le cose ci si trasformano tra le mani. Che cosa sono Libertà, Nazione, Democrazia? Che cosa sono un crimine, un soldato, una guerra di aggressione? A tale riguardo i punti di vista si sono moltiplicati come le lingue di Babilonia, e non solo perché le parole sono divenute porose, ma anche perché si sono fatte ambigue. [ E. Junger – Al Muro del Tempo]

Siamo in quello che Jacques Derrida ha giustamente definito “il sonno dogmatico”. Vale a dire quel complessivo e generalizzato adagiarsi che fa sì che ci si lasci trascinare nelle sabbie mobili del luogo comune, sfruttato incessantemente dai media e dalle amministrazioni governative, dopo l’11 settembre.

Gli eserciti tendono sempre più ad assomigliare a normali imprese private d’affari, delocalizzate nei luoghi del conflitto; la funzione di difesa dello Stato è sempre più ampiamente assunta da lavoratori privatizzati della guerra che, significativamente, passano con tranquillità dalle “pacifiche” discoteche delle località turistiche alle operazioni belliche antiterroristiche nei differenti scenari di guerra. L’unica assoluzione è proprio per questi poveri ragazzi: morti sul lavoro, più che caduti per la Patria.

Fuori dagli eserciti, invece, l’uomo contemporaneo indossa la sua “inconsapevole uniforme” e non vive di Verità, ma di “effetto di verità”; alimentando il movimento circolare della produzione dell’usura e della consumazione; che non è nient’altro che la produzione in serie dell’informazione, come riduzione del mondo all’uniformità del “calcolo pianificabile”: una postmoderna adeguatio intellectus ad rem.

Cosa vuol dire “guerra”, oggi? Cosa “democrazia”? E, sopratutto, cosa vuol dire “Pace”?

Per noi la via da seguire per chiunque abbia ancora la forza di interrogarsi sull’esistenza della libertà, non è quella di esporre bandiere iridate ai balconi, bensì una Volontà che deve essere costitutita sulle basi di una nuova scienza: la dottina della libertà umana di fronte alle nuove forme che ha assunto la violenza.

8 comments

  1. Ugo says:

    mamma mia… che dotto che sei. volevo dire solo una cosa, e cioè che più che morire per la Patria, quei soldati muoiono per uno scopo globale, come lo sono i problemi di oggi. Aldilà di ogni dietrologia, abbiamo un nemico da combattere: il fondamentalista che mira al Paradiso, attraverso il martirio. Non c’è critica che regga al mondo moderno, al potere statunitense, al mondo occidentale, che giustifica una tale visione della vita. Non c’è intenzione nel nostro attuale nemico, di vincere una battaglia, di riconquistare il potere in uno Stato, in una Nazione, che vive di guerra da decenni, molto prima dell’11 Settembre. Che ha visto governare questi Talebani, solo in seguito ad altre guerre, ad imposizioni violente del loro potere. Ma lo scopo per loro è combattere tutti gli “infedeli”, e lasciarli riprendere un potere che oggi non è pienamente democratico, ma che discute almeno dei brogli (come alla CNN stanotte faceva Karzai…) e che soprattutto cosrtringe i talebani a vivere piuttosto in clandestinità… Certo che è cambiato tutto rispetto al passato, riguardo gli eserciti… è cambiato il Mondo, non esiste alcuna forza internazionale armata credibile, non certo l’ONU, l’Europa tarda a dotarsi di un esercito, e rimane solo la NATO… ma in Afghanistan ci sta tutto il mondo sotto l’egida dell’ONU, quindi non è neanche quello il problema.
    Cmq, proprio ieri ho risposto a chi da “estrema sinistra” su facebook condivideva il link che parlava di 4 morti al giorno sul lavoro, rispetto ai 6 paracadusti, per cui siamo a lutto. Un gruppo che considera quei parà come gli altri morti sul lavoro, e io ho polemizzato venendo accusato di essere retorico. Bè i morti sul lavoro sono causati da datori di lavoro scellerati e insicurezza… quelli in guerra assumono un significato profondamente diverso, si può essere d’accordo o meno con quella missione, ma veramente non capisco questo paragone, e se spesso si parla di gente che serve la Patria, come ho fatto anche io prendendomi del retorico, bè approfitto ora per specificare che non è per la Patria ma per tutto il mondo “libero”… che più libero vorrebbe cercare di continuare a diventare, senza che chi la pensa diversamente gli rompa le palle. In fondo, in fondo, gli americani si sono sempre mossi per questo unico semplice principio… lasciateci in pace e noi vi lasceremo in pace, per me è solo questione di invidia… krepa!

  2. franky says:

    Grazie Peppì! Grazie di esistere e di vigilare sul nostro sonno dogmatico!
    Vivrò meglio da oggi sapendo che ci sei tu a tenermi sveglio e a vigilare su torpori pericolosamente miopi che possono obnubilare la mia sciocca mente! 😉
    Giusto per farmi capire, il partecipare a questo lutto, per quanto mi riguarda, lo hai riassunto in poche parole “per questi poveri ragazzi: morti sul lavoro, più che caduti per la Patria”.
    Si perchè penso che tra quei ragazzi c’era sicuramente chi credeva a quello che stava facendo e merita rispetto come chiunque altra persona che fa il proprio lavoro con la voglia di farlo al meglio e con onestà. E se ci fosse chi lo ha fatto o lo fa unicamente per questioni di vile danaro, ha comunque il mio rispetto se non trova altro per campare e portare avanti la famiglia.
    Ti abbraccio.
    F

  3. Giampiero says:

    Io credo che la visione di soldato che muore per la Patria sia mobile nei secoli. Quella delocalizzata di oggi, assimilabile ad un lavoro qualunque all’estero, non è molto diversa da altre già viste. Cosa erano i lanzichenecchi? e i non francesi di Napoleone? quanti non romani hanno combattuto per Roma? e i giannizzeri del sultano? le guerre di difesa dei confini sono percentualmente risibili nella storia umana.
    La Patria è l’insieme dei valori che derivano da una civiltà e non solo la terra fisica sopra cui sorgono. In questo senso, i caduti in Afghanistan sono soldati occidentali di terra italiana. Non ne ridurrei troppo il significato, altrimenti riduciamo la visione ad un’ottica ottocentesca. Il risultato di quella visione è che ci siamo falcidiati a milioni mentre il terzo mondo cresceva e con esso i suoi problemi. Per assurdo oggi la guerra è molto più simile a quelle dell’antichità che non a quelle di 100 anni fa; forse per questo lo Stato Nazione
    ha bisogno di un riposizionamento.
    Sui tricolori al balcone altro discorso. Non mi voglio accontentare, ma in un mondo di ciechi beato chi c’ha un occhio…

    Lo spunto che dai è effettivamente lodevole, ma stamattina, come 6 anni fa mi sono commosso. In entrambi casi ho visto gente familiare intorno. Questo mi ha ha fatto sentire meno solo.

  4. sk03 says:

    Il tricolore non è iridato, Giampiè.
    Hai letto di corsa?

    Concordo con te. Ma ho come l’impressione che il primo conflitto mondiale abbia cambiato per sempre le “cose della guerra” e, di conseguenza, l’occidente tutto intero. La risposta a questo stravolgimento tarda ad arrivare. E le conseguenze sono in patria, più che in Afghanistan.

  5. vane says:

    Una vista dal Latinoamerica
    La guerra oggi è “la guerra in outsourcing”(tercerización) gli mercenari nelle guerre sono sempre esistite, dall’antichità ad oggi, in tutti gli eserciti del mondo esistito ed esisterà mercenari
    In realtà, la Asemblea delle Nazioni Unite ha adottato nel 1989
    Questi mercenari moderni in genere provengono da paesi con alti tassi di disoccupazione e hanno avuto il prolungarsi di conflitti interni e di altri casi che sono ancora fiorente. Esemplificando è il caso del Plan Colombia e esistono anche in America Latina, il reclutamento e centri di formazione in Perù, Honduras e Cile ..
    L’esternalizzazione della guerra è un altro segno del declino di stati-nazione faccia della globalizzazione. Eserciti nazionali sono stati un simbolo di sovranità, sono ora sostituiti da società private.
    Il pericolo di queste società, è al di là di ogni legge, non coperti dalla Convenzione di Ginevra, combattenti e non sono né possiamo dire che non lo sono, tutti per un motivo o un altro sono armati, non sono riconosciuti da tutti militari struttura riconosciuta nel mondo. E crescono più rapidamente rispetto alle società piu che Internet.
    È un peccato che la storia di oggi è scritto in questo modo, ma dobbiamo anche pensare che il mondo è ipocrita, da un lato si cerca la pace a tutti i costi e gli altri tali imprese in meno pensare è la pace e la con tutti i mezzi genererà o intervenire dove c’è un conflitto e che possono ottenere soldi.
    (scusi per aver osato scrivere e per il mio italiano)

  6. admin says:

    Vane, non credo sia tanto una questione di “mercenari” o guerre “esternalizzate”, quanto piuttosto di una parabola valoriale discendente di alcuni concetti come la libertà, la democrazia, la pace, la guerra. L’occidente perde visione ogni giorno di più.

    Il tuo italiano è fantastico: se il mio spagnolo fosse così, sarei già a lavorare a Baires!

  7. Giampiero says:

    Il tricolore non è iridato, hai ragione.

    La risposta allo stravolgimento di cui parli la aspetto anche io, ma pensarci troppo è tra le cause dello smarrimento dell’Occidente, a mio avviso.

    L’Afghanistan è solo la conseguenza di uno processo pulridecennale. Invertire la rotta è dura. Ci vuole molto coraggio, moltissimo.

    Raramente leggo di corsa, ma può capitare.

  8. paki says:

    “sonno dogmatico” applicato all’uomo contemporaneo…
    A mio avviso resta attualissimo quanto prefigurato da Eric Blair (Orwell,1984) il quale dice che lo sfruttamento della guerra perenne è necessario per mantenere il controllo sulle società.
    La deriva dell’uomo contemporaneo, alimentata da un’infinita smania di consumo, invece, è ispirata principalmente dalla contraddizione dei fatti che rivelati nella storia pongono la persona a servizio della cosa anziché il contrario. L’annullamento di qualsiasi forma di obiezione nasce anche dall’inderogabilità che l’uomo pone a se stesso quale costruttore di idoli.
    Obama, per esempio, nel suo programma di un sistema sanitario accessibile a tutti tenta di trasformare un sogno in realtà.
    Viene detto che i ragazzi che hanno perso la vita in Afghanistan erano dei lavoratori che prestavano la loro attività finalizzata principalmente al compenso economico. Come si può ancora pensare agli eserciti formati da apparati non professionisti? Ma cosa c’entra questo col dire che quei ragazzi, morti ammazzati dalla violenza terroristica, non avevano dei valori veri sui quali basavano la loro attività e le loro esistenze? Gli esempi di iniziative popolari tese a contrastare l’avvento di forze nemiche avvengono unicamente quando non si hanno alternative e la percezione del pericolo diventa imminente e contrastabile soltanto con la pura violenza. Cosa sarebbe l’azzeramento della città di Dresda da parte della RAF se non l’espressione di una volontà collettiva distruttrice. Il richiamo del Piave è altra cosa!
    Tornando a Giorgio Orwell e alle sue profezie politico-sociali non posso fare a meno di considerare la teoria del Bipensiero come tremendamente attuale, in cui si realizzano pensieri che esigono che la mente si adatti, senza resistenze, alla realtà così come definita da chi detiene il potere e cancelli ogni dato divergente ed ogni forma di obiezione. “La menzogna diventa verità e passa alla storia”, “Chi controlla il passato controlla il futuro: chi controlla il presente controlla il passato”.

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