Titanic

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Siamo come sul Titanic. Abbiamo spontaneamente ceduto libertà e responsabilità all’efficiente equipaggio di questo immenso e sicuro transatlantico inaffondabile. Adesso abbiamo possibilità di godere della nostra libertà sotto forma di volontaria e deresponsabilizzata fruizione di comfort. Siamo nel Villaggio Globale, che non differisce molto da un villaggio Valtur. Come passeggeri/villeggianti, per poter meglio usufruire delle migliori performance della tecnologia e dei migliori e lussuosi servizi di bordo, abbiamo ceduto la responsabilità e la capacità di fare esperienza del viaggio, raggiungendo una pressoché totale estraneità nei confronti del mezzo che ci contiene e ci trasporta. Conseguenze? Niente di preoccupante. Perdita della propria libertà – dicevamo -, perdita di controllo sul proprio destino, molti cocktail, molti telefoni-computer-decoder, qualche bruciore di stomaco, motori common rail.

Gli Iceberg sono visibili, ma ancora non hanno divelto la chiglia.

Quando e se succederà, il transatlantico, come sappiamo, si trasformerà in una fredda scatola di metallo, un involucro di vite disperate, un’arca di poveri diavoli, una bara.

Per adesso, quello che dobbiamo chiederci è se esiste un modo per tenere testa, da parte del singolo, al terrore che si cela dietro la levigata superficie della sicurezza e del comfort. Un terrore che sarà tanto più profondo, quanto più alto sarà il muro di schiavitù (al comfort ed alla sicurezza) che abbiamo costruito attorno a noi.

“E’ possibile attenuare il terrore mentre l’automatismo perdura, o, come prevedibile, si avvicina alla perfezione? Non sarebbe insomma possibile rimanere sulla nave e conservare la nostra autonomia di decisione. E’ questo il problema fondamentale della nostra esistenza”. [E. Junger]

Oltre al “regno del Titanic” c’è per noi un secondo regno, quello del porto, del paese natio, la pace e la sicurezza che ognuno porta dentro di sé e che noi chiamiamo bosco. Un regno che implica un nuovo rapporto con la Madre Terra. E – come sostiene Maurizio Guerri nel suo saggio Terrore e Libertà – è proprio in questa opera di provocazione e sollecitazione della terra che l’uomo può riappropriarsi della propria dimensione infinita e trovare dimora nella quiete su cui poggia ogni movimento.

E – aggiungiamo noi – grazie a Dio, la nostra terra si chiama Italia.

2 comments

  1. admin says:

    Per il filosofo tedesco Ernst Junger, il Titanic è la monade della democrazia planetaria, dell’apparato globale di produzione del lavoro.

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