Viva Viva la Befana

Befana

“Er ggiorno de Pasqua Befanìa, che vviè a li 6 de gennaro”, scriveva Gigi Zanazzo ottant’anni fa in Usi, cosrtumi e pregiudizi del popolo di Roma.

Alla festa della befana, a Roma (e in tutta Italia) si scambiavano doni e si appendevano le calze al camino, per il tradizionale dono ai bambini dei pasticcini, della cenere e del carbone.

Oggi all’Epifania è rimasta soltanto l’usanza di qualche regaluccio ai più piccini e, nelle famiglie più tradizionaliste, la calzetta col carbone (e i dociumi), mentre i giocattoli e i doni costosi sono trasmigrati al Natale, sulla scia di un’usanza americana che si è imposta in Italia dopo l’ultima guerra.

Abbiamo importato anche la figura di Babbo Natale (Santa Claus), il quale a sua volta non è che una metamorfosi di San Nicola di Bari (il patrono dei bambini), il cui nome latino Sanctus Nicolaus è stato barbarizzato dai popoli del nord in Santa Claus. Il mantello vescovile del santo è stato poi trasformato in un robone rosso orlato di pelliccia dalla multinazionale di Atlanta produttrice di cola, tanto amata dalle nostre parti. Via libera al Consumo Indotto, dunque.

Eppure, questo cambiamento nelle usanze natalizie ha restituito paradossalmente alla Befana la sua vera funzione che non è quella di portare regali importanti o fondamentali, ma solo doni di complemento, così come fanno i Re Magi al Bambin Gesù (sempreché la Lega Nord non li rispedisca a casa!).

Il nome deriva dall’aferesi del latini Epiphania, che a sua volta deriva dal greco Epiphaneia (apparizione o manifestazione sensibile).

Gioacchino Belli:

Ber vede è da per tutto sti fonghetti,
sti mammocci, sti furbi sciumachelli,
fra ‘Da bbattajjeria de ggiucarelli
zompettà come spiriti folletti!
Arlecchini, trommette, purcinelli,
cavallucci, ssediole, sciufoletti,
carrettini, cuccù, schioppi, coccetti,
sciabbole,bbarrettoni, tammurrelli…
Questo porta la cotta e la sottana,
quello e vvistitom càmiscio e ppianeta,
e cquel’ antro è uffizzial de la bbefana.
E intanto, o pprete, o cchirico, o uffizziale,
la robba dorce je tira le deta;
e mmamma strilla che ffinissce male.

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