Volontà per dilettanti

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Volere è potere: il dogma del nostro tempo. “Impossible is nothing”.

Troppa gente che “vuole”, piena solo di volontà. Una volontà che non ha nulla a che vedere con quella di Nietzsche o di Kant, ma è una tenacia sordida, colma di ambizione. Troppi incapaci che bramano di affermarsi e ci riescono, senz’altre attitudini o prerogative che una pervicace, irriducibile, torbida volontà.

E dove dirigono le loro mire questi signori del volere? Nei campi dell’arte o giù di lì. Meno che artisti i pubblicitari, meno che scrittori i giornalisti, meno che oratori gli opinionisti, meno che dottori i tecnici, meno che creativi gli artistoidi contemporanei, i musicanti, gli attoroidi, nelle aziende i consuleti, e via dicendo, fino ai bassifondi dei finti barman.

Sono questi i vasti altopiani di un West dove ognuno si fa la propria legge e la impone agli sceriffi. Nelle lande del “non-proprio-ma-quasi” la volontà di questi signori è spesso scambiata per talento, per ingegno, talvolta per intelligenza. Così questi disperati, senza qualità di cuore, di mente e di spirito, vivono nell’ebbrezza di arrivare, di esibirsi. Imparano qualcosa di facile, rifanno magari il verso a qualche loro maestro elettivo, che di certo li disprezzerebbe.

Questi esseri mono dimensionali, privi di fede e senza una precisa scala di valori, senza una meta, senza una patria, amministrano con avarizia le loro povere forze, seguono le mode, terrorizzati di sbagliare, impassibili di fronte a qualsivoglia rifiuto, feroci nella vittoria, supplichevoli nella sconfitta. Finché la Fama si decide ad andare a letto con loro per stanchezza, una sola volta: tanto per levarseli dai piedi.

(liberamente ispirato dal Diario notturno di Flaiano)

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