Etica 2

In epoca moderna si contrappongono due diverse dottrine: un’e. utilitaristica e un’etica del dovere. La prima venne inizialmente definita da T. Hobbes e poi sviluppata da J. Bentham e J.S. Mill: l’individuo raccoglie una serie di impressioni piacevoli e spiacevoli, che, in base alla loro qualità di piacere, diventano il metro delle azioni. Ma questa regola non vale solo a livello personale: anche una vita sociale integrata e armoniosa si deve basare sulla massima felicità del maggior numero di individui. Questo non costituisce tuttavia un programma astratto, ma significa affermare la necessità di riforme politico-sociali quali il libero scambio, il suffragio universale, la libertà di pensiero e così via. http://www.leadershipmedica.com/sommari/2005/numero_05/medicina/zaporozhan/articolo_ing/foto/bentham.jpgEssenziale è il contributo di I. Kant all’etica moderna. Egli suddivise la sua teoria dei costumi in due parti: la dottrina del diritto e la dottrina della virtù, distinguendo così nettamente l’ambito della legalità, in cui l’uomo risponde a doveri esterni (cioè imposti da una fonte esterna, lo Stato), dall’ambito della moralità, quello dei doveri interni, la cui fonte è la coscienza e di cui ciascuno risponde davanti a se stesso. Questi doveri sono categorici e non prescrivono particolari contenuti, bensì determinano la volontà indicando solo la forma delle azioni, cioè la norma del volere. Questa norma è per l’uomo obbedire alle leggi della ragione. Il rispetto della legge morale è l’unico motivo che determina la volontà (è il principio del ‘dovere per il dovere’), senza altri fini utilitaristici o particolaristici.

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