Maurice Bardèche

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Finiremo per guardare le esperienze fasciste come delle esperienze politiche che sono state indebitate e sfigurate dalle necessità drammatiche della guerra, ma che hanno per carattere essenziale l’innalzamento di alcuni valori morali: il coraggio, l’energia, la disciplina, la responsabilità, la coscienza professionale, la solidarietà. La scomparsa di questi valori è il dramma delle società venute in seguito.

I movimenti fascisti sono sorti da una reazione contro questa snaturazione dei popoli. Questa reazione ebbe dappertutto lo stesso punto d’appoggio. Nel loro sgomento, coloro che rifiutavano questo mondo nuovo del dopoguerra, hanno fatto riferimento a un’immagine-modello dell’antica grandezza del loro popolo, per l’Italia quella delle legioni di Roma, per la Germania quella dei Germani di Arminius che avevano sconfitto l’esercito del consule Varus, per la Romania o l’Ungheria quella dei loro contadini combattenti, per la Spagna l’immagine dell’onore castellano : non un’ideologia, ma un modello morale, quello che incarnava meglio ciò che erano o quello che avrebbero voluto essere nelle trincee dove avevano combattuto.

[…] Prima di odiare il fascismo, bisognerebbe cercare di capirlo.

Il fascismo è nato, storicamente, dalla collera degli ex-combattenti contro la classe politica. Ma è stato, più profondamente, un’opposizione spontanea contro la demoralizzazione della guerra e del dopoguerra che accompagnò la trasformazione di una società rurale stabile, economa, paziente, coraggiosa, legata all’onestà e al civismo, in una società di lavoratori dipendenti che hanno come unico orizzonte l’aumento dello stipendio, come guida l’ideologia, come strumento la politica.

Distruggendo, dopo la Seconda Guerra Mondiale, questa rinascita della coscienza nazionale con il pretesto di annientare l’ideologia razzista, è stata distrutta una soluzione politica originale che permetteva di rompere le ideologie distruttrici dell’unità nazionale e nello stesso tempo gli eccessi del capitalismo selvaggio.

In realtà, i regimi fascisti non sono stati dei regimi di costrizione per gli individui. Hanno generalmente rispettato le libertà individuali e hanno represso solo il sabotaggio, il parassitismo e la speculazione. In compenso, hanno assicurato ai popoli la libertà più preziosa, quella di essere loro stessi e non ciò che altri hanno deciso per loro: libertà che noi non conosciamo più.

[…] I regimi fascisti sono stati o hanno cercato di essere dei regimi di solidarietà e di giustizia sociale, che sono stati in seguito deformati dagli obblighi della guerra. Qualunque regime di solidarietà e di giustizia sociale esige uno Stato forte: ma uno Stato forte non ha bisogno di ideologia : ha bisogno solamente di buon senso e di generosità.

Maurice Bardèche
Testo tratto dalla rivista Le Crapouillot, N° 77, settembre-ottobre 1984

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