La gioventù, dio feticcio per pubblicitari

Antonio Scurati

Non so se la mia generazione nutra un sentimento di sana inimicizia nei confronti di quella che ha fatto il Sessantotto, ma so che farebbe bene a nutrirlo.

Per due ottimi motivi. Il primo è che la rivolta contro i padri – una freudiana «uccisione del padre» su scala macrosociale – fu il motore del ’68; la seconda è che quel movimento si ridusse, sotto molti punti di vista, soltanto a quello. Noi, figli anagrafici del ’68 dovremmo, forse, prendere a modello quello scatenamento di un propulsivo conflitto generazionale, e dovremo prendere atto del fatto che, per molti aspetti, si ridusse a una pura lotta di potere. Un potere che, dopo esser stato contestato, sovvertito, conquistato, oggi si è consolidato in un blocco sociale che si erge, spesso, di contro alle generazioni successive. «L’immaginazione al potere» è stato un magnifico cavallo di troia propagandistico per dare l’assalto al palazzo. Poi, una volta preso, il potere è rimasto identico a se stesso e l’immaginazione si è trasformata in immaginario, cioè in quella massa inerte di stereotipi di repertorio che compongono l’universo mediatico, il cui controllo costituisce oggi la specifica forma di esercizio del potere degli ex sessantottini.

Non è un caso che molti fra i leader del ’68 abbiano fatto brillanti carriere giornalistiche e siano divenuti opinion leader mediatici. Il ‘68, infatti, in quanto grande movimento sociale che, alla fin fine, agì quasi esclusivamente sul costume, lasciando immutata la struttura economica della società e, soprattutto, la forma di organizzazione politica, fu, nei paesi dell’Occidente liberale, un fenomeno prevalentemente comunicazionale. Fu, anzi, la riduzione della politica a comunicazione (e probabilmente anche della cultura e dell’istruzione). Fra cinquant’anni, guardando indietro, probabilmente si concluderà che le più grandi invenzioni della generazione del ’68 non furono la liberazione sessuale e la parità femminile (già in strada da tempo), ma la pubblicità e il marketing.

A far da contrappeso a questa nuova inconsistenza del mondo, promossa da una gioventù evanescente in rivolta contro la tetragona solidità dei padri, quegli stessi giovani misero la centralità del corpo. Il corpo finalmente restituito, contro ogni coercizione autoritaria, alla libertà del puro godimento, del puro movimento, del falso movimento. Così diedero la mazzata definitiva ai padri poiché, sul terreno della corporalità, l’animale vecchio non può che cedere il passo a quello giovane. Superficialità e nudità. Un uno-due, micidiale. Un’autentica orgia del potere: lo scatenamento sessuale come mezzo per raggiungere l’egemonia sociale. Anche su questo versante l’avanguardia è presto passata al nemico. Ciò che allora fu progressista e libertario, oggi è reazionario e oppressivo. Dal punto di vista delle sue pratiche sessuali, qualsiasi tredicenne, modaiola, irriflessiva, anaffettiva, ferocemente individualista e sfacciatamente disimpegnata che, genitori consenzienti, prende appuntamenti via sms con sconosciuti nelle sale cinematografiche per fare sesso durante lo spettacolo pomeridiano di film horror (si veda in proposito l’ultimo libro di Gabriele Romagnoli), è una figlia del ’68.

Che le vuoi dire? Ha ragione lei. Perché lei fa sesso, perché lei fa il costume, perché per lei si fa quasi tutta la comunicazione ma, soprattutto, perché lei è giovane. Ecco un’altra equivoca eredità del ’68: il giovanilismo. Il culto collettivo tributato alla gioventù eretta a idolo, un dio feticcio impastato per noi dai demiurghi della pubblicità.

«Un tempo c’era la rivoluzione e la dinamite. Poi è rimasta soltanto la dinamite», diceva un personaggio di C’era una volta il West. «Una volta ci fu una gioventù che sognava un grande avvenire per tutti celebrando il proprio presente. Poi, scomparsa la fandonia messianica del futuro, siamo tutti rimasti genuflessi dinanzi al presente», direbbe forse oggi un personaggio di C’era una volta il ‘68.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *