Caro Steve

Caro Steve,

tu sei il mentore di giovani e meno giovani che la pensano differente, pur pensandola tutti allo stesso modo. Hai cambiato milioni di vite. E anche un po’ la mia.
Ad esempio, prima andavo a correre a Villa Pamphili e sentivo solo gli uccellini. Ora corro ascoltando i ritmi tribali dei Chemical Brothers o gli archi di Haydn, in una deliziosa bolla musicale, techno o classica, a seconda di come mi gira.
Te ne sarò grato per sempre.

E poi – a dirla tutta – con sta storia di frequentare la morte per apprezzare meglio la vita, mi hai conquistato definitivamente. E’ una buona idea, elementare, ma nessuno ha avuto mai il coraggio di tirarla fuori al grande pubblico con chiarezza, come hai fatto tu. A me lo diceva sempre anche mio nonno. Anzi me lo cantava: “A noi la morte non ci fa paura/ ci si fidanza e ci si fa l’amor/ se poi ci avvince e ci porta al cimitero/s’accende un cero e non se ne parla più”.

Ho sempre guardato con stupore e ammirazione alla tua figura, Steve, a prescindere dagli uccellini di Villa Pamphili: perché pur essendo rigido esecutore di una cultura d’impresa chiusa, isolata e controllata, milioni di designer, pubblicitari, musicisti ed altri professionisti della creatività, hanno amato profondamente te e i tuoi prodotti. E, cosa ancor più incredibile, il marchio Apple è sempre stato sinonimo di libero-pensiero.
Basta buttare un occhio ai media in queste ore, o al sito di Zuckerberg, per fugare tutti i dubbi, qualora ve ne fossero: un guru, un genio, una guida, un messia. Giudizio unanime.

Partiamo dall’iPod, la tua creatura che conosco meglio. L’idea di un riproduttore musicale, sincronizzato solo a se stesso e ad iTunes, ha messo in catene le nostre esperienze di navigazione, la ricerca di brani o band, cambiando per sempre il modo di fruire della musica (e non solo). Una vera e propria rivoluzione, fatta mentre le major si affannavano inutilmente a rincorrere i «pirati» del peer-to-peer.

E qui ci avviciniamo al punto.

Ho l’impressione che tu sia sempre stato concentrato a cercare ficcare tutte le nostre vite in un solo aggeggio: la musica con l’iPod, i giornali con l’iPad, le nostre comunicazioni con l’iPhone. Supporti unici e inviolabili che non tollerano agenti esogeni; supporti totalizzanti, che testimoniano, però, l’appartenenza a un’idea molto diversa da quella che tu stesso amavi raccontare, con quella tua faccia da bravo ragazzo e gli occhialetti alla Lennon.

«All-Apple» era il tuo sogno irrefrenabile, fin dall’inizio della tua carriera. Come quando i tuoi stessi ingegneri ti hanno dovuto fermare, perché t’eri messo in testa di costruire un hard-disk  made in Apple. Mal sopportavi, infatti, l’idea che le tue macchine non fossero tue al 100%. E il fastidio per le commistioni è sempre stata un po’ la cifra della tua imprenditoria. Poi il fantasioso colosso americano s’è dovuto piegare al rigore degli hard-disk giapponesi. Una nemesi.

Il mondo dei monopolisti dell’IBM, contro il quale ti sei scagliato in gioventù, l’hai ricostruito tale e quale, insieme al tuo amico Bill, ma – è qui è la tua grandezza – senza perdere un grammo del consenso di questi milioni di ragazzi  – soprattutto ex ragazzi, a dire il vero – con le tracolle, le bandiere della pace e il mito di John Lennon. Tu e Bill, due facce della stessa medaglia. Due attori consumati, pronti a scambiarsi la parte del leader e del follower, a seconda delle necessità del mercato. Lui antipatichello, tu gradevole, smart e politically correct.

Oggi però ti scrivo per darti una cattiva notizia: in Italia, come nel resto del mondo, milioni di persone stanno crackando i tuoi IPhone per montare sistemi open source, e ficcarci dentro il diavolo che gli pare. Gli smartphone Android hanno superato, in numeri assoluti di vendite, i supporti Apple. E’ in corso una forma di rivolta alla Masaniello, applicata ai sistemi informativi.
Il tuo mondo sta morendo, caro Steven, si sta lentamente disgregando, sotto i colpi del progresso: “Sono in tanti, giovani e meno giovani, che decidono di passare a sistemi open. Non si tratta solo di una scelta di maggiore versatilità ma, soprattutto, la sensazione di non ritrovarsi chiusi in un mondo dal quale non possono uscire”. Come Masaniello contro gli spagnoli, appunto, come Mohamed Bouazizi da Sidi Bouzidi, migliaia di giovani stanno preparando una nuova rivoluzione digitale, improntata sullo scambio e sul progresso, più che sul profitto.

Il progresso, Steve. Ti sei mai chiesto qual è la differenza tra il business e il progresso?

Parliamo di mele. Un filosofo irlandese diceva che se tu hai una mela, e io ho una mela, e ce le scambiamo, avremo sempre una mela per uno. Ma se tu hai un’idea, ed io ho un’idea, e ce le scambiamo, allora abbiamo entrambi due idee. Tu, invece, te ne sei sempre fottuto delle idee degli altri, Steve. E appena ne hai avuta una tua – e ne hai avute di preziose – hai sempre fatto in modo di presidiarla e sorvegliarla in maniera rigorosa, come fanno i ricchi americani, con le loro ville a Beverly Hills o i leghisti nostrani coi loro box auto nella provincia di Varese.  E’ qui è la differenza tra il progresso e il business. O meglio, tra il un business sano e uno impuro e – consentimi – un po’ egoista.

Nessuno ti ha mai chiesto di pensare gratuitamente e per lo sviluppo e il bene delle genti future – altrimenti ti saresti chiamato Marconi, non Jobs. Ma scambiare le idee, quello sì, era dovuto. Avresti aiutato ad accelerare i processi di sviluppo. Avresti generato una diminuzione dei costi per i tuoi fan e creato un clima di mercato più salubre. Come ti è saltato in mente di affermare la tesi della superiorità della razza Apple, perseverando sulla strada del razzismo informatico, giocando a rimpiattino col tuo amico Bill, alle spalle di milioni e milioni di persone? Come hai potuto privare l’utenza planetaria, che avevi meritatamente conquistato, di una rapida evoluzione, a vantaggio di una evoluzione che fosse solo Tua (o di Bill), con un relativo, lento, inesorabile aumento degli introiti e della salvaguardia della “purezza” della razza informatica che avevi creato? Proprio tu? Tu che «essere l’uomo più ricco al cimitero non mi interessa», tu progressista, tu tollerante, tu che amavi perfino le biciclette …

E’ tutto chiaro, Steve, tutto normale, tutto lecito. Lo hai fatto perché hai sempre creduto che le tue idee fossero giuste e quelle degli altri non valessero granché. Lo hai fatto perché hai creduto fermamente che lasciar marcire un sistema di lettura video che non fosse il TUO sistema di lettura, fosse una cosa sacrosanta. Lo hai fatto perché you’re not a dreamer, come quel fessacchiotto di Lennon; e a 25 anni valevi “più di 100 milioni di dollari” e hai sempre creduto che “image no possession” fosse una grande, grandissima puttanata. Lo hai fatto perché hai creduto in te e nei tuoi. Non negli altri.

E chi glielo spiega adesso a questi delle tracolle? Cosa penseranno, quando comprenderanno l’inganno?  Quando capiranno che il loro guru, infine non era che uno scaltro imprenditore, affamato sì, ma di danaro e monopoli, alla stregua di tutti i capitani d’impresa della storia dell’occidente. Cosa diranno quando capiranno che, come è inevitabile che sia, anche tu hai aperto la tua strada passando sui cadaveri degli altri, proprio come Zuckerberg con il suo Facebook, la BMW, Hugo Boss, la Coca-cola e tutti i milioni di brand che si sono affermati dal medioevo a oggi.A noi italiani, come funziona, lo ha spiegato molto bene una ragazza barese, una filosofa inconsapevole, qualche giorno fa in un’intervista di successo – non ti dico la combriccola delle tracolle che levata di scudi!

Ma cosa vuoi che ti dicano, Steve? Nulla. Non diranno nulla, tranquillo. Non diranno neppure una parola. Non lo scopriranno mai. Loro sono troppo impegnati ad essere tolleranti, progressisti e a cambiare la loro immagine del profilo con la mela che piange. Non hanno tempo da dedicare a una verità, che non sia la loro. Ormai tu sei un’icona, e tale resterai. La pubblicità è più forte della realtà (milioni di uomini ogni giorno ingeriscono felici una bevanda gassata e corrosiva, che sa di medicinale). Come il Che per i pacifisti, sei destinato a rappresentare il bene, anche in ambiti che non ti hanno mai riguardato.

Ho come la sensazione che li abbia fatti fessi tutti, Steven. E proprio in grande stile. E anche per questo mi mancherai.
Ma gli occhialetti – dimmi la verità –, Lennon o Himmler?

Sempiterna gratitudine.
E scusa il ritardo,
g

10 comments

  1. Giovanni says:

    Sei il solito retrogrado che non apprezza la tecnologia, per questo sei pieno di astio, ma prima o poi te ne farò comprendere la bellezza!:-)

    Molti(che cosa avrai poi contro le tracolle poi..) hanno fatto di Jobs e della Apple il loro Leviatano della tecnologia, a cui affidarsi anche a costo della libertà di scelta, mentre gli amanti dell’Open source sono i ribelli.

    Poi però ti chiedo (dando per assodato che la tecnologia è ormai un male endemico) l’uomo comune, o la mia mamma, saprebbe fare un hacking per mettere Android sull’ipad, ho scrivere comandi per collegarsi, banalmente al wifi con Linux?

    Un abbraccio

    Giovanni

    Ma poi, e la finisco qui perchè

  2. Luigi Catalani says:

    Caro Giuseppe,
    la tua è un’opera di riequilibrio legittimo, anzi necessario, merce rara di questi tempi.
    Credo che Jobs non lasci tanto una lezione di tecnologia (in fondo, sposando il tuo amor patrio, un certo Adriano Olivetti aveva “inventato” il PC prima di lui) quanto una lezione di marketing, autoritario of course come solo il marketing efficacissimo sa essere, e, sopra tutto, una lezione di bellezza, di buon gusto, di stile estetico: da questo punto di vista tra lui e il ‘povero’ Gates, che deve devolvere ogni anno milioni in beneficenza per rifarsi una reputazione (eppure Jobs era più ricco di lui…), c’è un abisso.
    Attento (Vendola) a non mitizzare però la cultura open (Stallmann), può rivelarsi un’ulteriore arma a doppio taglio.
    Su questo le uniche parole di saggezza continuano a sembrarmi quelle di Jaron Lanier.
    Magari ci ritorneremo…
    Grazie dello stimolo.

    Luigi Catalani

    PS mi sono perso l’intervista alla ‘filosofa’ barese, nonostante sia stata di successo: puoi indicarmi le coordinate?

  3. admin says:

    Caro Gigi, grazie per i meriti di riequilibrio, ma il mio voleva essere solo uno sfogo, senza troppe mire. La verità è che non credo d’esser d’accordo con Jobs, né con Stallman e neppure con Lanier. Credo che il problema sia filosofico, non informatico, né di diffusione o di marketing. Il marketing – per quel poco che ho capito in questa dozzina d’anni – è come un’auto: va dove decidi tu. Ecco, è come se Jobs avesse guidato con grande maestria delle stupende Porsche, per andare a Birmingham, a Kiev o a Catanzaro. Ora, oggettivamente, se devo andare in un posto di merda (come accade puntualmente nelle nostre vite d’occidente), è chiaro che preferisco andarci su una bella auto – e infatti anch’io ho il mio iPod – ma avrei preferito andare – che so – a Positano con una Punto. Tutto qui. Uscendo fuor di metafora, e a mio modestissimo parere, zio Steve, sulla base dei capitali che ha avuto in mano, avrebbe fatto meglio a battere anche altre strade, che non si limitassero solo alla mera bellezza dell’oggetto (che è pur sempre un oggetto) e che fossero più coerenti con i sui trascorsi e con il suo “posizionamento” di essere umano. C’è da dire, però, che i fatti gli danno ragione: è stato uno spietato figlio di ndrocchia, che passerà alla storia come un benefattore, altruista, illuminato. Mi ricorda un po’ Churchill.

  4. admin says:

    Caro Giovanni, ma tu sei sicuro che fare hacking per installare Android sull’iPad sia poi così necessario per tua madre? Quando oggi ho visto l’mms di mio padre che ritraeva la mia di mamma, davanti al computer a leggere questa cagata di lettera a Steve Jobs, mi sono detto: mia madre è una fonte della moralità ancora non dispersa nei canali della tecnologia, legge su un pc esattamente come il bisnonno. Dovrei crackare lei per essere open, non il mio iphone (che non ho, perché non è grande abbastanza grande per poggiare la tazza del te :).

  5. admin says:

    A tal proposito: “ Catturati nel gioco di potenti illusioni ottiche, siamo abituati a considerare l’uomo, se confrontato con l’arsenale della sua tecnica, un granello di sabbia. Ma queste illusioni sono e rimangono i fondali di una immaginazione gregaria. Come l’uomo le ha costruite così le può demolire, ovvero le può inserire in un nuovo ordine di significati. I vincoli della tecnica si possono infrangere, e a farlo può essere proprio il singolo.” Ernst Junger

  6. Luigi Catalani says:

    “…Credo che il problema sia filosofico, non informatico…” [admin]

    Caro Giuseppe,
    come puoi immaginare, è proprio l’aspetto filosofico dell’intera faccenda che mi intriga. Per questo ti riporto questo passo per me illuminante di Lanier:
    “La semplice possibilità che nell’individualità personale ci sia qualcosa di ineffabile è ciò che spinge molti tecnologi a rifiutare la nozione di qualità. Costoro vorrebbero vivere in una realtà a tenuta stagna, simile a un idealizzato programma per computer, in cui ogni cosa sia chiara e non esistano misteri fondamentali. Si ritraggono spaventati di fronte alla minima possibilità di una zona di mistero o alla più piccola incoerenza di una visione del mondo”.
    Questo semplicemente per dirti che questo blog mi appare come uno spazio prezioso dove la precedenza è ancora data all’umano, dove le increspature della visione corrente sono la regola, dove l’opera di resistenza è condotta in nome di un sostrato valoriale, inevitabilmente – di questi tempi – inattuale, dove magari c’è ancora margine per una dimensione altra, per un mistero che taluni possono collocare altrove, altri dentro di sé. Per lo meno è questo che mi ha sempre attratto dei “cattivi maestri” dell’ideologia conservatrice, che su queste pagine abbondano, “eretici” più per i loro goffi epigoni politici, macchiette analfabete, che per il sottoscritto che ha sempre votato a sinistra.

  7. peppemelucci says:

    Idem sentire. Per una volta nella vita non ci farà male. O no? 🙂
    Un abbraccio affettuoso.
    PS sono capitato per caso sul tuo blob e faccio voto di seguirti

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