La prossima guerra della NATO

Siria: la prossima guerra “umanitaria” della NATO?


Vi è certamente motivo di disordini sociali e di proteste di massa in Siria: la disoccupazione è aumentata negli ultimi anni, le condizioni sociali si sono deteriorate, soprattutto dopo l’approvazione nel 2006 delle radicali riforme economiche sotto la guida del FMI che, in seguito, hanno compreso misure di austerità, congelamento dei salari, la deregolamentazione del sistema finanziario, la riforma del commercio e la privatizzazione. (IMF Syrian Arab Republic — IMF Article IV Consultation Mission’s Concluding Statement, http://www.imf.org/external/np/ms/2006/051406.htm, 2006).

Inoltre, ci sono gravi divisioni all’interno del governo e dell’esercito. Il quadro politico populista del partito Baath è stato ampiamente eroso. Una fazione all’interno dell’establishment politico al potere ha abbracciato l’agenda neoliberale. A sua volta, l’adozione della “medicina economica” del FMI è servito ad arricchire l’élite economica dominante. Le fazioni pro-USA si sono diffuse anche nei più alti gradi dell’esercito e dell’intelligence siriana.

Ma il movimento “pro-democrazia” integrato dagli islamisti e sostenuto dalla NATO e dalla “comunità internazionale”, non promana dalla base della società civile siriana.

L’ondata di proteste violente rappresenta una frazione molto piccola dell’opinione pubblica siriana. Sono atti terroristici di natura settaria. In alcun modo affrontano le questioni più ampie della disuguaglianza sociale, dei diritti civili e della disoccupazione.
La maggioranza della popolazione siriana (compresi gli oppositori del governo al-Assad) non supportano il “movimento di protesta”, che è caratterizzato dall’insurrezione armata. In realtà, tutto il contrario.

Ironia della sorte, nonostante la sua natura autoritaria, vi è un notevole sostegno popolare al governo del presidente Bashar al-Assad, che viene confermato dalle grandi manifestazioni filogovernative.
La Siria costituisce l’unico (rimanente) stato laico ed indipendente del mondo arabo. La sua base popolare ed antimperialista, ereditata dal dominante partito Baath, integra musulmani, cristiani e drusi. Sostiene la lotta del popolo palestinese.

L’obiettivo dell’alleanza USA-NATO è spodestare, e in ultima analisi, distruggere lo Stato siriano, eliminare o cooptare le élites economiche nazionali ed eventualmente sostituire il governo siriano di Bashar al-Assad con uno sceiccato arabo, una repubblica islamica pro-USA o una compatibile “democrazia” pro-USA.