Barack e burattini

 

Gli italiani sono un popolo ispirato dal conformismo (un indolore eppure grave malattia dello spirito) che li ha spinti a costruirsi un presente da sudditi nel quale sguazzare felici, in una chiassosa periferia dell’impero, con a capo una classe dirigente di comparse umane.

Il consenso popolare che un presidente USA riesce a trovare (solo) in Italia – qualcuno mi ha parlato addirittura di oltre il 90% – mi lascia attonito. Tutti gli schieramenti politici italiani non rinuncerebbero mai alla benedizione di un’amministrazione Usa, e se devono esprimere qualche critica marginale all’azione del governo di Washington, si affrettano a chiarire che lo fanno nell’interesse dell’ordine internazionale che ha negli Stati Uniti il suo pilastro. Anche in questo caso, è il conformismo a dominare.

Settant’anni di colonialismo non potevano ambire a risultato migliore.

Le residue speranze di riportare il baricentro culturale – se così può essere ancora chiamato  – fuori da quello che Freud defini “il più grande esperimento della storia umana, destinato all’insuccesso” (cioè gli Usa), sono affidate ad altri paesi europei (al lumicino anch’essi) e alle giovani culture emergenti.

Jean Baudrillard diceva che in America c’è una crudeltà mentale e un’atrocità consenziente sospette. La gente ti fa capire che sei libero in tutto, salvo nel non essere uno di loro.

In italia è vero l’esatto contrario.

 

3 comments

  1. Giampiero Venturi says:

    Lo sconforto più grande non è il sistema America. A suo modo e probabilmente anche suo malgrado , l’America si è trovata a vivere il suo secolo lungo, molto oltre le sue stesse ambizioni (basta ricordare la dottrina Monroe dell’800). Investita per caso del sacro compito di difendere i valori dell’Occidente, li ha filtrati secondo i suoi status e i suoi principi. Per come sono gli americani, credo che ci sia andata fin troppo bene…
    L’angoscia vera viene dal constatare l’effettiva configurazione di una dittatura della democrazia, che se per gli americani è una blindatura che porta benefici, per gli italiani è una sorta di pagliacciata mediatica che porta solo assoggettazione e uniformazione al luogo comune. La massa degli individui (la pressoché totalità numerica) si accoda a un riferimento mediatico e lo segue senza trarne il minimo vantaggio. Si vive in una sorta di manicheismo culturale dove ai linciaggi mediatici per il politico di turno si alternano i pianti di commozione per Michelle Obama.
    Due aspetti trionfano: la sproporzione delle reazioni emotive (violenza eccessiva anche verbale e tenerezza illogica) e l’assoluta mancanza di un interesse diretto nelle fattispecie.
    Credo sia l’effetto combinato di assenza di identità, cretinismo alpino (diffusissimo anche in pianura) e policentrismo culturale.
    La vera società di massa è appena cominciata. Abbattere le dittature democratiche sarà difficilissimo.
    Che Dio ci salvi.

  2. Giampiero Venturi says:

    Tanto per aggiungere.
    A prescindere da chi li nega, i principi intorno a cui ruota l’Occidente, da Costantino in poi sono stati difesi (spesso senza cosapevolezza) da grossi blocchi politico culturali di portata epocale: il Sacro Romano Impero, il Papato, la Spagna, Napoleone, l’Impero Britannico. L’America arriva in coda e sotto l’insegna del mercato, già introdotta dagli inglesi tra l’altro. Il collante che tiene tutto insieme varia di volta in volta; se negli anni ’50 era il maccartismo e l’anticomunismo, ora sono le buone intenzioni e i principi liberal, rigidamente inquadrati dalla tecnologia e dalla massificazione della comunicazione. La platea si adegua, zitta come sempre. Oggi solo più convinta di contare qualcosa.
    A Doris Day si è sostituita la subcultura alternativa da radical chic con l’ipad, per capirci. Il risultato non cambia. Unico inconveniente è che per ogni passaggio che porta da Eisenhower a Baracca Obama, si perdono delle cose per strada. Fino al momento in cui qualcun altro, affamato e con regole sue, entrerà senza nemmeno bussare alla porta e l’Occidente diventerà solo resti di colonne ed ex cattedrali. Assistere a tutta questa pantomima inerti, è un dolore grandissimo. Speriamo di prenderla a ridere, come abbiamo sempre fatto.

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