(S)Born in the USA

 
Gli Stati Uniti sono diventati  il maggior produttore di Stati falliti, su scala industriale. Per Stato fallito, intendo uno Stato che, dopo esser stato schiacciato militarmente o reso ingovernabile a causa di una destabilizzazione politica o economica che lo getti nel caos, ha quasi sicuramente perso la capacità (o il diritto) di ricostruirsi e di soddisfare le legittime aspirazioni dei suoi cittadini. Naturalmente, questa abilità degli Stati Uniti non nasce ieri: come dimostra la storia di Haiti, della Repubblica Dominicana, di El Salvador, del Guatemala o degli Stati dell’Indocina, dove i massacri hanno funzionato a perfezione. Inoltre, abbiamo visto di recente una recrudescenza incredibile nella produzione di Stati falliti, di tanto in tanto senza ecatombe, come ad esempio nelle repubbliche ex-sovietiche e in tutta una serie di paesi dell’Europa dell’est (a parte la Serbia – ndr) , dove la riduzione dei salari e l’aumento vertiginoso del tasso di mortalità sono frutto diretto dalla “terapia d’urto” e del saccheggio generalizzato e semi-legale dell’economia e delle risorse, da parte di élite sostenute dall’Occidente, ma anche più o meno organizzate e sostenute a livello locale (privatizzazioni a tutto campo, corruzione a livelli esorbitanti).

Sono coinvolte  anche organizzazioni umanitarie o di “promozione della democrazia” apparentemente indipendenti, come Human Rights Watch, l’International Crisis Group e l’Open Society Institute, che regolarmente si uniscono alla processione imperiale, facendo l’inventario dei crimini correlati al regime obiettivo e ai suoi dirigenti: cosa che contribuisce in modo significativo alla polarizzazione dei media. L’insieme consente di creare un ambiente morale favorevole a un intervento più aggressivo in nome della difesa delle vittime.

Ma gli Stati Uniti stessi non sono che un caso, dei peggio riusciti, di produzione di tali Stati falliti. Ovviamente, nessuna potenza straniera li ha mai schiacciati militarmente, ma la base della sua popolazione ha pagato un tributo pesante al sistema di guerra permanente. Qui, l’elite militare, così come i suoi alleati nel mondo dell’industria, della politica, della finanza, dei media e gli intellettuali, hanno contribuito ampiamente ad aggravare la povertà e il disagio generalizzato dovuto alla disintegrazione dei servizi pubblici e all’impoverimento del paese; la classe dirigente, paralizzata e compromessa, è incapace di rispondere adeguatamente alle esigenze e alle aspettative dei suoi cittadini, nonostante il costante aumento della produttività pro capite del PIL. Le eccedenze sono completamente dirottate verso il sistema di guerra permanente e dal consumo e l’arricchimento di una piccola minoranza, che lotta in modo aggressivo per realizzare la captazione non solo delle eccedenze, ma fino al trasferimento diretto delle entrate, delle proprietà e dei diritti pubblici della stragrande maggioranza dei suoi concittadini (in difficoltà). In quanto Stato fallito, come in molti altri campi, gli Stati Uniti sono una nazione senza dubbio d’eccezione!  [Edward S. Herman]

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