La Falsa Speranza e l’ortodossia lucana

Non c’è nulla di più degradante che nutrire di false speranze chi, per una ragione o per un’altra, è costretto a credere. E ancor più avvilente se di queste speranze se ne fa mercanzia per raggranellare facili consensi, sui quali costruire un successo politico e un illusorio dominio della lotta. 

Quello che Bersani chiama modello Basilicata è un bunker politico, sociale e culturale, dove i lucani sono ostaggi segregati, e il mostro è una gaglioffa classe politica semi-analfabeta, che li costringe in cattività. L’aguzzino dosa sapientemente qualche concessione, sotto forma di posti di lavoro a termine, contributi a cause artistiche delle più balzane, consulenze d’ogni ordine e grado. Poche, semplici forme di clientelismo elementare ed ecco la vita nel bunker prendere una sembianza ordinaria, donando ai lucani una normalità tutta loro, come in un becero truman show.

A girare tra i paesi della Basilicata verrebbe da invocare la circonvenzione d’incapace – come quando l’onorevole Angelo Sanza distribuiva braccialetti-normografi agli analfabeti delle campagne e dei piccoli villaggi.

Ma oggi in ballo ci sono ben altre poste:  “Ormai il Memorandum (l’ultimo accordo firmato tra compagnie petrolifere, Stato e Regione), che conteggia 136 mila barili di greggio da estrarre giornalmente dalla sola Val d’Agri, è tramontato, rimettendo in ballo le contrattazioni e l’accordo sottoscritto nel 1998 da Eni, Regione Basilicata e Governo Centrale, che prevede un massimo di 104 mila barili di greggio da estrarre giornalmente. Quantità che salirebbero invece a 208 mila (!). Alle quali andremmo a sommare anche i 50 mila barili di greggio giornalieri che la Total estrae nella Valle del Sauro, con la concessione Gorgoglione. Il famoso progetto Tempa Rossa. E siamo a 258 mila barili di greggio da estrarre giornalmente, a fronte di un volume di affari, per le sole compagnie, che si aggirerebbe intorno ai 10 miliardi di euro e più”.

E nel soprasuolo? Miseria e povertà.

Proprio come una giovane prigioniera sotto il tacco di un aguzzino, la nostra gente continua a sperare di poter vedere un giorno un pezzo di cielo dal fondo del suo bunker; a questo hanno ridotto la speranza del popolo di una delle terre potenzialmente più ricche e prospere d’Europa. E il posto più povero e malfamato d’Italia, con la  qualità della vita tra le peggiori d’Europa, lo chiamano modello Basilicata: bruttezza, cemento, macerie, inquinamento e devastazioni. E tra queste macerie s’aggirano, come zombie di Romero, gli schiavi ricurvi sulla promessa di un posticino di lavoro, di un favore, un lavoretto per il figlio, una moglie, un cognato. E già, perché qui, nel regno della sozza clientela nessuno è più Cittadino, senza essere prima nu cainat’, nu cuggin’ o n’amic dell’amic. La Basilicata è un posto dove devi conoscere Qualcuno pure se vuoi fare il portantino e hai studiato ad Harvard. L’ortodossia non fa sconti.

E nel frattempo, mentre si pappano la torta, il territorio va a ramengo e la ganga semi-analfabeta si serve di utili idioti con le facce acqua e sapone e si accontenta di trarre quei quattro fondi necessari a mantenere in piedi la giostra delle clientele, generando in qualche caso fatturati maggiori di quelli di Renzo Piano o un posto al caldo di Montecitorio, e riconoscendo ai lucani nessuna altra funzione se non quella di mettere una croce su un pezzo di carta – oltre alla coprofagia, s’intende.

Potremmo concludere che rimane sempre la speranza che tutto questo, ragionevolmente,  avrà fine.

Ma sappiamo che non sarà così. Più forte della ragione e di ogni evidenza sarà quella Falsa Speranza di vedere il proprio pezzetto di cielo che ci ha promesso il nostro aguzzino. Arriveremo al seggio e scatterà in noi una sorta di sindrome di Stoccolma, un crampo dell’intelletto che ci farà propendere ancora una volta per i nostri carcerieri dalle facce pulite e l’anima nera, che da martedì potranno gettare le basi per continuare a seviziare questa terra, fino a vederla morire esanime, senza più acqua, senza più petrolio, senza più giovani, né futuro.

Il Modello Basilicata si fonda dunque sul tenere in vita una speranza. E la speranza è la forma normale del delirio, diceva Cioran. « L’Ortodossia consiste nel non pensare — nel non aver bisogno di pensare. L’Ortodossia è inconsapevolezza».

Beati voi.

 

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *