Month: June 2013

Il gambero nero

In Alemanno erano state riposte le speranze di una generazione che dalla classe politica della destra italiana aveva preso solo calci nel culo. In quella notte storica, davanti al Campidoglio, s’era adunata sì la solita feccia sub-umana di tassinari e dusce-dusce, ma pure gli altri, quelli che adesso tocca a noi (dimostrare di cosa siamo capaci). Una destra, da sempre minoritaria, che è stata per anni nell’ombra a tenersi in piedi tra le macerie. Uomini per bene, onesti e umili, intenti ad essere baluardo contro il pensiero unico e gli intruppamenti d’ogni ordine e grado. Persone generalmente sorridenti, spesso guascone, di mentalità aperta (in barba ai pregiudizi d’ordinanza). Padri di famiglia, con una scala di valori ben chiara e definita, con la quale hanno costruito la propria intera esistenza.

E lì davanti, come in un sogno, Roma: il nostro punto di partenza e di riferimento, il simbolo, il mito. Roma ritrovata, di nuovo nelle nostre mani, dopo decenni di barbarie, di caviale, di notti bianche, conti in rosso strisce blu.

Ma sono bastate poche ore perché la favola svanisse. Il “lupo” s’è subito trasformato in gambero, con quei suoi occhietti piccini, senza iride, senza cornea, solo pupille ravvicinate e inespressive: un gambero, appunto. Il gambero nero.

L’ambiguità, la perdita di identità, le promesse mancate, il rinnegamento del passato anche in modo brutale e gratuito, il barcamenarsi quotidiano, la politica degli annunci, la smentita di ogni promessa passata. Il sindaco di tutti, eccetto che degli elettori che lo avevano votato.

L’illusione di poter far conoscere alla capitale un’aria nuova, una cultura diversa, un atteggiamento morale che tagliasse col passato, è miseramente naufragata di fronte alla paranoia di essere definito fascista. Nessun riequilibrio, nessuna nuova possibilità, nessuna messa in circolo di energie nuove. Solo un accumulo di gesti velleitari e inconcludenti, che manco la Cacania di Musil.

Afflitto dal senso della possibilità, proprio come Ulrich, in poco tempo il nostro diviene imprevedibile in ogni sua azione (dalla neve ai rom, dall’acqua di Acea a Totti). Tutto ora è come è, ma tutto potrebbe diventare o essere diventato ugualmente diverso: ecco perché Alemanno non può cambiare una virgola del corso casuale della storia della sua Roma, quattro anni in preda ai servilismi più marchettari, perso negli arabeschi di una non-linea politica d’accatto. Ecco perché la destra italiana, più in generale, non è in grado di costruire alcunché.

Così de Turris: A ogni sconfitta elettorale nessuno ammette le proprie colpe, nessuno fa tesoro della lezione. Si naviga a vista, non si elabora non dico una strategia a lunga scadenza ma nemmeno una tattica a breve. Giustamente allora è bene auspicare che una certa classe dirigente se ne vada a casa. Purtroppo alle sue spalle lascia il vuoto assoluto, avendo eliminato nel corso degli anni tutti coloro di cui avevano paura perché pensavano potessero far ombra. Non esiste nemmeno una generazione di ricambio: nell’arco di quattro lustri hanno azzerato la politica giovanile: quelli che avevano 20 anni nel 1993 sono diventati dei quarantenni uguali nel peggio alla famosa Casta che tanto disprezzavano, e quelli nati nel 1993 sono in genere totalmente impreparati e incolti. Se la destra è sconfitta, anzi morta, è colpa solo della destra e di coloro i quali l’hanno guidata sino ad oggi.

La sconfitta è alle porte, gente. E – ve lo dico – quella matita sarà pesante da impugnare per molti. L’unica spinta (sconfitta nella sconfitta) può scaturire solo dall’altro lato – onestamente, a uno con quella faccia lì, non gli si chiederebbe manco rimettere a posto i giocatori del Subbuteo!

Finisco di bere, scaglio a terra la bottiglia vuota e mi incammino nel sole che muore. Rapidi come le ombre che scorrono, i gatti lasciano i loro posti e, senza nessun suono, si avviano dietro di me.
Volevo un gatto nero.
Nero.
Nero.

Mi hai dato un gambero, ma io faccio un po’ come mi pare.

Sempre di meno, sempre più inutili. Ma ancora in piedi tra le macerie.

– Ciao Roma, se se mo visti (voce fuori campo)