Democrazie

“La democrazia svilisce tutto, perché tutto appiattisce a livello della maggioranza; il tiranno si accontenta del corpo, la democrazia pretende anche l’anima; il tiranno ti opprime, la democratiza ti fa sentire sbagliato, traccia un cerchio invalicabile intorno al pensiero. A comandare è la piazza, a salsicciaio, salsicciaio e mezzo. L’individuo non è più il “soggetto qualificato” di cui parlava l’empirismo inglese; proprio il delirio informativo (cui nessuno ha il coraggio di sottrarsi) rende chimerica per i privati qualunque decisione consapevole sul bene comune. Se finisce l’individuo moderno, nemmeno il suo corollario cioè la democrazia ha più senso – malgrado la si continui stancamente a praticare durante le feste comandate, intorno al feticcio dell’urna elettorale. La democrazia è il dio morto della modernità che sopravvive come idolo di cartapesta. […] Dopo l’infatuazione della rivoluzione industriale, durata un paio di secoli, anche l’Occidente dovrà riassestarsi in caste relativamente stabili – il sogno di un governo popolare sfuma come una generosa illusione di irraggiungibile maturità; anzi come una digressione, un inciso”. (W. Siti)

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