their smug

 

 

 

 

 

 

Salutation

O generation of the thoroughly smug

and thoroughly uncomfortable,

I have seen fishermen picnicking in the sun,

I have seen them with untidy families,

I have seen their smiles full of teeth

and heard ungainly laughter.

And I am happier than you are,

And they were happier than I am;

And the fish swim in the lake

and do not even own clothing.

 

Saluto

O generazione dei profondamente soddisfatti di sé

e profondamente inquieti,

Ho visto i pescatori far merenda al sole,

Li ho visti con le loro famiglie sbrindellate,

Ho visto i loro sorrisi pieni di denti

e udito scomposte risa.

E sono più felice di voi,

Ed essi più felici di me;

E i pesci nuotano nel lago

e non posseggono nemmeno panni da vestire.

 Traduzione di Carlo Izzo, in: Poeti del Novecento italiani e stranieriAntologia a cura di Elena Croce, Einaudi, Torino, 1960.

Siria – un’intervista.

“La Siria sta pagando un prezzo altissimo per una partita che serve a stabilire nuovi equilibri mondiali e in Italia la verità non viene detta, viene raccontata un’altra realtà”. E’ quanto afferma Mimmo Srour, siriano, ingegnere, ex assessore della Regione Abruzzo e della Provincia dell’Aquila, ex sindaco di Sant’Eusanio Forconese, comune in provincia de L’Aquila.
Srour è nato a Nakib, in Siria, dove è rimasto fino al momento di intraprendere gli studi universitari. Il suo vero nome è Mahmoud ma tutti lo chiamano “Mimmo” fin da quando venne in Italia, nel 1969, per laurearsi in Ingegneria presso l’Università dell’Aquila, città dove ha deciso di restare mettendo sù famiglia.
Mimmo Srour conosce bene la Siria e anche in questi momenti così delicati e complessi continua ad essere in contatto costante con persone, che ricoprono vari incarichi, che vivono in Siria. L’aspetto che mette in evidenza e che non riesce ad accettare riguarda l’informazione di parte che viene portata avanti in Occidente. “Un po’ di tempo fa alcuni giornalisti italiani, di giornali anche blasonati, sono andati in Siria – afferma – e una volta tornati nessun giornale gli ha dato la possibilità di scrivere e raccontare quello che avevano visto. E’ stato imposto il silenzio su quanto sta accadendo in Siria”.

 

 

 

 

 

 

 

 

(anfiteratro romano di Bosra)

 

Mimmo Srour, secondo lei cosa sta accadendo in Siria?

Io sono convinto che tutto è già stato scritto da parecchio tempo. Chi è attento a quello che succede in Siria, queste cose le ha sentite e lette tempo fa, da tanto si parla di Grande Medio Oriente, di disordine creativo. Hanno promesso queste cose a tutto il bacino del Mediterraneo. Vi sono in atto nuovi equilibri mondiali, in cui la Russia aspira ad un ruolo diverso rispetto a quello che ha assunto negli ultimi anni, dopo il crollo del muro di Berlino e dell’Unione sovietica. Dietro la Russia sembra che ci sia la Cina, ma anche Brasile, India e Sudafrica, cioè i cinque Paesi che compongono il BRICS. Credo che la Siria stia pagando questo prezzo e per questo si sta combattendo una guerra. Il Times ha scritto che quelli che combattono in Siria in realtà sono tutti mercenari, combattono dietro un compenso pagato dai Paesi del Golfo. E’ vero che in Siria ci sono dei problemi, tra cui la corruzione, però questo non c’entra niente con quanto sta accadendo, i Paesi del Golfo hanno voluto approfittare della situazione difficile per arrivare ad un loro obiettivo. Basta guardare la carta geografica e leggere cosa sta succedendo in questi giorni in Pakistan, in Afghanistan dove sappiamo chi c’è, in Iran, in Iraq e in Siria che diventa la porta verso il Mediterraneo. Il “cambio del regime” in Siria è una parola d’ordine e solo le parole d’ordine si rispettano in questo modo: con il silenzio. Nessuno dice, nemmeno per dovere dell’informazione, cosa fa una parte e cosa sta facendo l’altra. Si stanno verificando atti di puro terrorismo, come l’attentato che è successo a Damasco. Non capisco perché se il ministro della Difesa e il viceministro sono colpevoli allora li portiamo a processo, altrimenti li uccidiamo con le bombe. Oggi in Siria non si può viaggiare da una città all’altra perché c’è il rischio di essere sequestrati e in base alla carta d’identità pure uccisi. Ci sono delinquenti di professione che hanno costituito le loro bande, fermano e uccidono.
Da un lato c’è la Russia e dall’altro lato chi c’è?


C’è l’Arabia Saudita, il Qatar, tutti i Paesi del Golfo, e la Turchia, Paesi che pagano. Poi c’è l’America e tutto l’Occidente tra cui l’Inghilterra, la Francia, che sta cercando di riacquistare un ruolo da protagonista ma sta facendo solo danni, che forniscono armi, strumenti, attrezzature, tecnologie. Tutti abbiamo l’obbligo, il dovere di difendere la laicità della Siria, la tolleranza della Siria. In Siria il 40% della popolazione sono minoranze: Sunniti, Sciiti, Alawiti, Drusi, Cristiani Ortodossi, Cristiani di rito Orientale e Occidentale e si trovano ben quattro etnie diverse: arabi, curdi, armeni e drusi. Convivono insieme 19 confessioni religiose, questo era un modello che andava salvato e salvaguardato. Non è possibile giustificare quanto sta accadendo solo perché non fa comodo avere Assad, perché bisogna dare vita al grande Medio Oriente. Una donna in minigonna fino a qualche tempo fa poteva andare alle 3 di notte in una qualunque via di Damasco da sola e non le sarebbe successo niente. Nel giro di 18 mesi siamo arrivati che nessuno può uscire da casa.
Lei ha contatti con persone che si trovano in Siria?


Ho contatti continuamente e la gente è terrorizzata, impaurita, la gente non capisce perché questo odio contro il popolo siriano, la gente non riesce a comprenderlo. Addirittura noi che difendiamo le minoranze, in Siria abbiamo abbandonato anche i cristiani. Bisogna ricordare a tutti che il cristianesimo è nato in Siria seicento anni prima dell’Islam. La Siria non è un paese qualsiasi, ha una storia alle spalle. Ha dato alla Chiesa cattolica quattro Papi, ha dato imperatori all’Impero Romano. Io dico che quanto sta accadendo non è comprensibile. Dove sta la primavera di cui parlano tutti? Questo è un “inverno gelido”, non una “primavera”. Dove sta in Libia, in Egitto? La primavera consiste nel consegnare la sponda Sud del Mediterraneo all’Islam politico e in alcune occasioni integralista? Significa che non abbiamo capito nulla. Io ho dedicato la vita per il dialogo nel bacino del Mediterraneo, per creare non una frontiera, ma un ponte di dialogo e invece stiamo lavorando per consegnare, malgrado la volontà popolare, la Siria alle monarchie assolute. In Arabia Saudita una donna non può uscire di casa da sola, deve essere accompagnata da un uomo, non può guidare la macchina, non c’è un Parlamento, non si vota nemmeno per un condominio. Nel Qatar la stessa cosa. Possono essere protagonisti di una “primavera democratica” questi Paesi che sono monarchie assolute? A chi vogliono farlo credere.
Tempo fa è stato detto che l’Emiro del Qatar vuole diventare il leader di un grande movimento islamico del Medio Oriente….
Appunto e noi dobbiamo aspettare un po’ di tempo per vedere cosa succederà. Adesso c’è questo baratto, ma poi vedrete cosa succederà. Certo che la Siria deve essere cambiata, tutto quello che vogliamo, ma non è questa la strada, non si può perseguire la strada libanese dove uno uccide l’altro, dove si uccide il vicino di casa con il quale prima erano stati condivisi momenti belli. Non capisco nemmeno questo silenzio che è stato imposto, non si dice cosa sta accadendo in Siria, questa Europa che non vale più niente, è un’Europa che ha dimenticato il suo passato, lo sta barattando.
Assad è stato sempre descritto come una persona diversa dal padre, molto più aperto. Qual è il suo commento?
Ma a chi vogliono far credere che questo ragazzo sia un dittatore. La Siria è un paese che ha una Costituzione e un Parlamento da almeno 60 anni. Assad è uno che accompagna i figli a scuola, ha studiato all’estero, è un oculista, e in fondo non voleva neanche fare questo mestiere, si è trovato al posto del padre probabilmente a causa della morte del fratello. Veramente è incredibile quello che avviene e come sta accadendo, tutto quello che sta accadendo in Siria è stato progettato e scritto anni fa dai neoconservatori americani e adesso Obama lo sta mettendo in atto, credevamo che lui era diverso e invece non lo è per niente. Se è vero che l’obiettivo sono le riforme, ci sarà un modo per far sedere tutti attorno a un tavolo e discutere del futuro della Siria. E’ necessario mettere le bombe? Le infrastrutture in Siria sono state demolite, stanno riducendo il Paese all’età della pietra. Le ferrovie non esistono più, tutti i ponti ferroviari sono stati fatti saltare. Le centrali elettriche sono state distrutte e metà paese è stato ridotto al buio. Distrutti anche gli oleodotti, c’è una carenza di gas e le famiglie non possono cucinare e in inverno non potranno riscaldarsi. Ma perché tutto questo? A cosa serve, se non a distruggere un paese.
Cosa dobbiamo aspettarci?
Il problema non è Assad. Se per un motivo qualsiasi Assad venisse messo fuori, la Siria si divide, gli alawiti e i cristiani della costa vanno per conto loro, i drusi della zona confinante con la Giordania se ne vanno da soli, i curdi andranno da soli. Sarà guerra civile vera. Noi oggi dobbiamo sperare nel buon senso di qualcuno, che è l’Occidente da una parte e la Russia dall’altra, che rinuncino ai loro progetti e lascino stare il popolo siriano a discutere del suo futuro. Solo con il dialogo e non con le armi si può risolvere tutto. La Russia vuole la sua base a Tartus, vuole ostacolare questo grande Medio Oriente perché nella parte sud della Russia ritorna la cintura di ferro e la Russia non accetterà mai questo. Già non digerisce la stazioni radar in Turchia e in Polonia. Sapendo tutto questo perché devono portarci verso una guerra. E’ una pazzia quello che sta avvenendo. L’unica cosa che possiamo fare è di costringere il regime e gli oppositori, che sono tanti e a cui è difficile dare una identità, a ragionare del futuro della Siria. La Siria è un paese di tolleranza e noi non possiamo buttarlo nella guerra civile come si sta facendo.
Sul sito Siriatruth che è un sito dell’opposizione, un’opposizione diversa dalle altre, laica, c’è scritto che chi ha messo la bomba nel quartier generale della Sicurezza Nazionale siriana è il segretario del presidente Assad, che non ha niente a che fare con l’opposizione ma è un uomo dei servizi segreti americani. E dopo l’attentato si è rifugiato nella casa dell’ambasciatore americano a Damasco. Questa è una notizia che arriva dall’opposizione. Ma è possibile che se uno Stato o un governo non ci piace noi lo buttiamo giù, ma non democraticamente. Se tutti fossero stati sinceri allora dovevano far votare il popolo siriano, sotto controllo internazionale, e si vedeva cosa voleva questo popolo. Se il popolo non votava per Assad, allora lo si mandava via. Nessuno ha scritto la notizia che Assad ha anche cambiato l’articolo 8 della costituzione così come gli era stato chiesto, nessuno ha detto niente. Ultimamente in Siria sono nati 20 partiti nuovi anche di opposizione ma nessuno lo dice, perché l’obiettivo sono gli equilibri internazionali e la Siria fa parte di questo scacchiere, in nome di una “primavera” che non c’è stata.

Cosa pensa del Piano di pace di Kofi Annan?


Si è capito subito che questo Piano non poteva avere un seguito, perché quando la Lega Araba, e sappiamo chi è oggi la Lega Araba, ha mandato i suoi osservatori questi hanno scritto qualcosa di diverso rispetto a quello che avrebbero voluto leggere questi monarchi arabi e cosa è successo: gli osservatori sono stati mandati a casa. Kofi Annan è più tosto e si sta muovendo meglio, in quanto sta coinvolgendo la Russia in modo più forte, certamente non è detto che ci riuscirà ma prima di mettere da parte il Piano passerà un po’ di tempo.
Pensa che ci sarà un intervento militare?


Questo lo vogliono fare già da molto tempo, l’unica cosa che lo impedisce è la forza missilistica siriana, in quanto la Siria si prepara da sempre, e questo è un altro male, ad un’altra guerra con Israele. Di conseguenza la Siria ha un esercito organizzato, è un Paese che non si può paragonare alla Libia. Inoltre la preoccupazione dei Paesi occidentali è quella di giustificare con l’opinione pubblica l’invio dei soldati in Siria. L’opinione pubblica non sopporta i troppi morti come è successo in Iraq, allora solo per questa paura stanno cercando di indebolire l’esercito siriano e poi fanno l’attacco. Non hanno fatto l’attacco tempo fa perché in Siria c’è un esercito organizzato e certamente sanno che ci vuole del tempo per indebolire e rendere meno reattivo l’esercito siriano. In Iraq i Paesi occidentali hanno fatto una guerra in base ad una bugia e chi ha mai chiesto conto su tutto questo, sono morti un milione di iracheni e nessuno si è preoccupato, tanto sono iracheni e possono morire. In Libia sono morte 40 mila persone e nessuno ha detto niente.
Cosa dovrebbe fare il governo italiano?
Il governo italiano non è in grado di fare nulla, ogni tanto gli dicono di fare qualche dichiarazione perché in tutta questa vicenda c’è il gioco delle parti.
Qual è la sua speranza?


Spero che il popolo, non il governo, italiano non rimanga inerme di fronte a tutto questo, ma pretenda di conoscere la verità e di sentire tutte e due le campane e non una sola, di far passare notizie per potersi formare un’opinione. Per farsi un’opinione bisogna leggere tutto e non solo una parte. L’attentato a Damasco è stato riportato come un atto eroico e mi sta bene che lo dicono, però devono dire anche il resto, non solo una parte. Abbiamo il diritto come popolo italiano di formarci un’opinione, l’informazione non può essere a senso unico. E’ impossibile che la televisiva siriana in arabo “Addounia”, laica, viene oscurata in Europa, parlo di una Tv libera, e invece trasmettono decine e decine di stazioni televisive salafite, che notte e giorno incitano alla morte, all’assassinio. E’ possibile questo in una Europa che ha conosciuto l’Illuminismo? Eppure avviene, avviene nel XXI secolo. Il colonialismo del XIX e XX secolo era molto moderato, più dolce, rispetto a quanto sta accadendo oggi.

Non-vincitori e vinti

“Il mio punto di vista è abbastanza lineare: in un paese che ha perso una guerra mondiale e con essa la sovranità, che è stato ed è tuttora militarmente occupato, che non ha, secondo ogni evidenza, alcun margine di manovra per agire sullo scacchiere globale nell’interesse dei suoi cittadini, ma sempre e solo su mandato e nell’interesse dei padroni, è del tutto assurdo, sul piano filosofico e politico, ritenere che ci sia una quota di cittadinanza che ha vinto su un’altra”. IANVA

Dèmoni

«Nella civiltà moderna, tutto tende a soffocare il senso eroico della vita. Tutto tende alla meccanizzazione, all’imborghesimento, all’accomunamento regolato e prudente di esseri fatti di bisogni e ognuno insufficiente a sé medesimo: il dèmone della metropoli pietrifica ogni vita, sincopa ogni respiro, contamina ogni fonte» (1927).

Portacenere

«Perché sta a Roma lei, signor Meis?».

Mi strinsi ne le spalle e gli risposi:

«Perché mi piace di starci…».

«Eppure è una città triste» osservò egli, scotendo il capo. «Molti si meravigliano che nessuna impresa vi riesca, che nessuna idea viva vi attecchisca. Ma questi tali si meravigliano perché non vogliono riconoscere che Roma è morta.»

«Morta anche Roma?» esclamai, costernato.

«Da gran tempo, signor Meis! Ed è vano, creda, ogni sforzo per farla rivivere. Chiusa nel sogno del suo maestoso passato, non ne vuol più sapere di questa vita meschina che si ostina a formicolarle intorno. Quando una città ha avuto una vita come quella di Roma, con caratteri così spiccati e particolari, non può diventare una città moderna, cioè una città come un’altra. Roma giace là, col suo gran cuore frantumato, a le spalle del Campidoglio. Son forse di Roma queste nuove case? Guardi, signor Meis. Mia figlia Adriana mi ha detto dell’acquasantiera, che stava in camera sua, si ricorda? Adriana gliela tolse dalla camera, quell’acquasantiera; ma, l’altro giorno, le cadde di mano e si ruppe: ne rimase soltanto la conchetta, e questa, ora, è in camera mia, su la mia scrivania, adibita all’uso che lei per primo, distrattamente, ne aveva fatto. Ebbene, signor Meis, il destino di Roma è l’identico. I papi ne avevano fatto – a modo loro, s’intende – un’acquasantiera; noi italiani ne abbiamo fatto, a modo nostro, un portacenere. D’ogni paese siamo venuti qua a scuotervi la cenere del nostro sigaro, che è poi il simbolo della frivolezza di questa miserrima vita nostra e dell’amaro e velenoso piacere che essa ci dà.»

Da Il Fu Mattia Pascal
Luigi Pirandello

Democrazie

“La democrazia svilisce tutto, perché tutto appiattisce a livello della maggioranza; il tiranno si accontenta del corpo, la democrazia pretende anche l’anima; il tiranno ti opprime, la democratiza ti fa sentire sbagliato, traccia un cerchio invalicabile intorno al pensiero. A comandare è la piazza, a salsicciaio, salsicciaio e mezzo. L’individuo non è più il “soggetto qualificato” di cui parlava l’empirismo inglese; proprio il delirio informativo (cui nessuno ha il coraggio di sottrarsi) rende chimerica per i privati qualunque decisione consapevole sul bene comune. Se finisce l’individuo moderno, nemmeno il suo corollario cioè la democrazia ha più senso – malgrado la si continui stancamente a praticare durante le feste comandate, intorno al feticcio dell’urna elettorale. La democrazia è il dio morto della modernità che sopravvive come idolo di cartapesta. […] Dopo l’infatuazione della rivoluzione industriale, durata un paio di secoli, anche l’Occidente dovrà riassestarsi in caste relativamente stabili – il sogno di un governo popolare sfuma come una generosa illusione di irraggiungibile maturità; anzi come una digressione, un inciso”. (W. Siti)

Il gambero nero

In Alemanno erano state riposte le speranze di una generazione che dalla classe politica della destra italiana aveva preso solo calci nel culo. In quella notte storica, davanti al Campidoglio, s’era adunata sì la solita feccia sub-umana di tassinari e dusce-dusce, ma pure gli altri, quelli che adesso tocca a noi (dimostrare di cosa siamo capaci). Una destra, da sempre minoritaria, che è stata per anni nell’ombra a tenersi in piedi tra le macerie. Uomini per bene, onesti e umili, intenti ad essere baluardo contro il pensiero unico e gli intruppamenti d’ogni ordine e grado. Persone generalmente sorridenti, spesso guascone, di mentalità aperta (in barba ai pregiudizi d’ordinanza). Padri di famiglia, con una scala di valori ben chiara e definita, con la quale hanno costruito la propria intera esistenza.

E lì davanti, come in un sogno, Roma: il nostro punto di partenza e di riferimento, il simbolo, il mito. Roma ritrovata, di nuovo nelle nostre mani, dopo decenni di barbarie, di caviale, di notti bianche, conti in rosso strisce blu.

Ma sono bastate poche ore perché la favola svanisse. Il “lupo” s’è subito trasformato in gambero, con quei suoi occhietti piccini, senza iride, senza cornea, solo pupille ravvicinate e inespressive: un gambero, appunto. Il gambero nero.

L’ambiguità, la perdita di identità, le promesse mancate, il rinnegamento del passato anche in modo brutale e gratuito, il barcamenarsi quotidiano, la politica degli annunci, la smentita di ogni promessa passata. Il sindaco di tutti, eccetto che degli elettori che lo avevano votato.

L’illusione di poter far conoscere alla capitale un’aria nuova, una cultura diversa, un atteggiamento morale che tagliasse col passato, è miseramente naufragata di fronte alla paranoia di essere definito fascista. Nessun riequilibrio, nessuna nuova possibilità, nessuna messa in circolo di energie nuove. Solo un accumulo di gesti velleitari e inconcludenti, che manco la Cacania di Musil.

Afflitto dal senso della possibilità, proprio come Ulrich, in poco tempo il nostro diviene imprevedibile in ogni sua azione (dalla neve ai rom, dall’acqua di Acea a Totti). Tutto ora è come è, ma tutto potrebbe diventare o essere diventato ugualmente diverso: ecco perché Alemanno non può cambiare una virgola del corso casuale della storia della sua Roma, quattro anni in preda ai servilismi più marchettari, perso negli arabeschi di una non-linea politica d’accatto. Ecco perché la destra italiana, più in generale, non è in grado di costruire alcunché.

Così de Turris: A ogni sconfitta elettorale nessuno ammette le proprie colpe, nessuno fa tesoro della lezione. Si naviga a vista, non si elabora non dico una strategia a lunga scadenza ma nemmeno una tattica a breve. Giustamente allora è bene auspicare che una certa classe dirigente se ne vada a casa. Purtroppo alle sue spalle lascia il vuoto assoluto, avendo eliminato nel corso degli anni tutti coloro di cui avevano paura perché pensavano potessero far ombra. Non esiste nemmeno una generazione di ricambio: nell’arco di quattro lustri hanno azzerato la politica giovanile: quelli che avevano 20 anni nel 1993 sono diventati dei quarantenni uguali nel peggio alla famosa Casta che tanto disprezzavano, e quelli nati nel 1993 sono in genere totalmente impreparati e incolti. Se la destra è sconfitta, anzi morta, è colpa solo della destra e di coloro i quali l’hanno guidata sino ad oggi.

La sconfitta è alle porte, gente. E – ve lo dico – quella matita sarà pesante da impugnare per molti. L’unica spinta (sconfitta nella sconfitta) può scaturire solo dall’altro lato – onestamente, a uno con quella faccia lì, non gli si chiederebbe manco rimettere a posto i giocatori del Subbuteo!

Finisco di bere, scaglio a terra la bottiglia vuota e mi incammino nel sole che muore. Rapidi come le ombre che scorrono, i gatti lasciano i loro posti e, senza nessun suono, si avviano dietro di me.
Volevo un gatto nero.
Nero.
Nero.

Mi hai dato un gambero, ma io faccio un po’ come mi pare.

Sempre di meno, sempre più inutili. Ma ancora in piedi tra le macerie.

– Ciao Roma, se se mo visti (voce fuori campo)

Diaologo tra Kashetu e un venditore di lotterie

Venditore: Lotterie! Biglietti della Lotteria!

Kashetu: Toh! Un italiano che fa il venditore ambulante!

Venditore: Ha visto? Che si deve fare per campare in quest’Italia… Ma io la conosco! Lei è…

Kashetu: Kashetu!

Venditore: Ah, no, pensavo…

Kashetu: Sono Kashetu. E non mi sento del tutto italiana.

Venditore: Beh, effettivamente… Dove è nata?

Kashetu: A Kambowe, in Congo.

Venditore: Beh, e te credo che non si sente italiana, è congolese!

Kashetu: Ah, sei razzista? Un venditore di lotterie razzista!

Venditore: Come? No, figuriamoci, razzista io…

Kashetu: Perché – vedi – voi italiani siete tutti meticci.

Venditore: Su, ora non esageriamo. In antropologia fisica, in senso stretto, il meticcio è uno nato da un genitore di razza bianca e da uno di razza diversa, africana, amerindia, cinese. Lo dice anche la Treccani.

Kashetu: Ma anche la Treccani è stata scritta da meticci.

Venditore: Ah, ho capito…

Kashetu: Comunque, io voglio fare una legge. E per questa legge voglio come testimonial Mario Balotelli, che è un perfetto esempio di meticcio.

Venditore: Mi dica la verità, ha esagerato un po’ stasera?

Kashetu: Ah, mi stai offendendo? Un razzista! Ehi, gente! Questo è un razzista!

Venditore: Ma no, ma no, figuriamoci… abbassi la voce. E’ che è piuttosto evidente che Balotelli non sia meticcio manco per niente – scusi, eh? Ha entrambi i genitori ghanesi. E soprattutto che diavolo c’entra una legge con un testimonial? I testimonial si usano per la pubblicità, mica per le leggi. Una legge non è una tinta della Garnier o uno yogurt della Muller: Fate l’amore con il meticcio! S’immagina?

Kashetu: Tu sei razzista. E comunque, se nasci in Italia sei italiano, punto e basta.

Venditore: Quindi lei non è italiana?

Kashetu: Io sono un medico! E sono più italiana di te. E tu sei razzista!

Venditore: aridaje…

Kashetu: Io abolirò il reato di clandestinità.

Venditore: Quindi abolirà i confini dello Stato?

Kashetu: Ma quale Stato? Non vedi che il tuo Stato non esite già più? Non vedi come sono ridotti i tuoi connazionali? A chi vuoi che interessi lo stato nazionale al giorno d’oggi.

Venditore:

Venditore: effettivamente… Su questo non posso darle tutti i torti…

Kashetu: Dunque, dammi un biglietto vincente, su.

Venditore: Ecco Signora Kashetu, prego: questo vince sicuro.

Kashetu: ecco i 5 euro…

Kashetu: Hai figli tu?

Venditore: Sì, uno, quasi due, perché?

Kashetu: Femmine?

Venditore: No, tutti e due maschi.

Kashetu: meglio così, va…

Venditore: eh, almeno quello…

Kashetu: Buone cose, allora. E non essere razzista: apriti alle diversità!

Venditore: Eh, avercele le diversità! Lei beva meno: mi raccomando! Grazie, grazie, comunque. Arrivederci!

Venditore: Lotterie, biglietti della lotteria, biglietti vincenti!

 

SVART JUGEND

L’aria satura di locuste, le urla – il suono si propagava riecheggiando nei corridoi di cemento, l’eco delle voci eroso dal frinire insistente che sfregiava le facciate grigie di calcestruzzo armato per schiantarsi come vetri rotti sull’asfalto bagnato e rovente.
Apribottiglie in tasca. Stappi. Brindi. Bevi. Frantumi.
Avanzavamo nella primavera già appassita, lasciavamo i nostri feretri d’asfalto per entrare in sentieri sterrati che si inerpicavano desolati fuori dalla civiltà in declino. Al fianco delle strade, del traffico, si schiudevano scenari inediti di un nuovo degrado, nuovi pericoli, nuove civiltà. Resti di insediamenti, rituali, scopate, spazzatura, bottiglie.
Ricercavamo l’abbandono, i ruderi, il margine estremo da infestare. Su e giù per binari morti, stazioni dismesse, in cerca di un limite ultimo, una soglia da varcare.
La vita come effrazione.
La vita come Viale del Tramonto – il flashback di un morto.
Inquieti. Irrequieti. Sfascia tutto e dagli fuoco.
Una volta mica era così.
Eravamo ragazzi di quartiere, ragazzi che tengono agli amici e alla famiglia. Ragazzi semplici, che facevano cose alla Transilvanian Hunger, ossia prendere in mano un candelabro e urlare. Ragazzi sempre pronti a scherzare, come quando cantavamo a Bersani: mi dimetto solo se, se è il compleanno di Hitler. Pronti a giocare persino durante le sedute spiritiche («Oddio, ma è un ectoplasma?» «No, ti sto venendo in bocca»). Ma anche ragazzi di sani principi, come quando scrivevamo a quella spia di Doraemon Gatto Spaziale per te ci son le lame.
Ed ora invece eccoci qui, con un’unica missione nella vita: spaccare bottiglie.
Ma che cazzo di missione è?
Seriamente.
Tanto valeva arruolarsi nei Pony Express e ripetere compulsivamente libidine coi fiocchi.
L’Europa, l’Europa che avevamo amato ed eletto a mito mobilitante, era morta sotto il giogo degli Austro-Ungarici, e tra le macerie dell’Italia si aggirava una Gioventù Nera che ribadiva il suo ruolo nella storia spaccando Peroni vuote. Cimiteri di bottiglie infrante, cocci che adornavano gli angoli delle periferie (tanto l’Ama qui non ci viene) lasciati a memoria per i posteri come resti di templi pagani.
Quello che facevamo non aveva alcun senso, ma avevamo letto abbastanza libri da infondergli significati metastorici complessi per poi interrompere bruscamente il nostro eloquio e ribadire, in modo contraddittorio, che l’assenza di significato era il fulcro del nostro agire.
La verità è che eravamo cattivi e basta.
Avevamo rifiutato tutto ciò che ci era stato dato e tutto ciò che ci era stato offerto perché semplicemente ci pesava il culo a vivere.
La nostra rivolta si esplicava nel non fare un cazzo e odiare tutti.
Questo genere di non-attività implica l’impossibilità di riscatto, redenzione, catarsi.
Odiare tutti era un altro esercizio assolutamente privo di scopo, tanto più che il nostro odio comportava unicamente una bieca indifferenza verso il prossimo. Ma anche l’odiare tutti poteva essere ammantato di motivazioni che spaziavano dal ragionevole al sublime.
La verità, come sempre, è che ci stavi sul cazzo a pelle.
I don’t care about you dei Fear scandiva la nostra giovinezza.
Oscillavamo tra scheda bianca e scheda nulla.
Disprezzavamo le parole “nichilismo”, “disagio”, “provocazione”.
I nostri sorrisi erano rictus.
Avevamo tutti un amico immaginario, un attore di fiction tedesche di nome Raus Bova.
Intanto, il mondo intorno a noi cambiava, la società si trasformava. Noi eravamo sempre gli stessi, ci limitavamo ad invecchiare. Male e troppo in fretta. L’assoluta mancanza di un obiettivo da conseguire ci teneva prigionieri di un loop eterno di vetri infranti.
La decadenza della nuova Weimar rinfoltì le nostre schiere. Orde di giovani abbandonavano speranze ed ambizioni, traditi e spinti ai margini da apparati ed oligarchie che ne avevano cannibalizzato i sogni.
Ma per noi era diverso. I nostri unici sogni erano sempre stati incubi orribili. Ci limitavamo a bere qualsiasi cosa tranne l’Amaro del Finanziere, per poi spaccare la bottiglia.
A modo nostro eravamo felici.
Galleggiavamo, galleggiavamo tutti.
Dipingemmo di nero uno stendardo e tracciammo la via.
Il nostro fair play: Peroni rotte e Sei Sei Sei.
Fu così che interrompemmo ogni genere di dialogo (posto che mai ci fosse stato) con la realtà attorno a noi.
La prima pioggia di primavera era insolitamente fredda mentre avanzavamo nell’erba bruciata, tra carcasse, alberi morti, lande che si aprivano a perdita d’occhio a pochi metri dalla strada, distese che divenivano rifugio di pazzi e di mostri, tra casali diroccati e case stregate, posti in cui l’unica vita rimasta era la presenza impalpabile degli spettri.
Camminiamo lenti, in fila indiana, dietro lo stendardo nero, la Morte in testa a farci strada.
E morte le foglie a terra, bagnate di pioggia, sembrano locuste schiacciate, sembrano compost, e tutto il resto si eclissa, svanisce, e resta soltanto il tuo red carpet marcito, soltanto le foglie morte, perché in fondo è così che ti senti, no?
© 2013, TVB. All rights reserved.

Ernst Jünger, Maxima-Minima

“Maxima-Minima”, ovvero massime concentrate nello spazio minimo dell’argomentazione aforistica. “Minima moralia” distillati in prosa densa e lapidaria, parole lasciate cadere come gocce per scavare nel profondo. Raffica di sentenze pronunciate in successione da mitraglia per lasciare segni incancellabili. È un testo sconcertante – per l’estrema sinteticità inversamente proporzionale alla densità, per l’agilità di una scrittura che impone a chi legge di procedere per brusche frenate, per la velocità di un pensiero che suscita la sorpresa e provoca la sosta dello stupore meditativo.

Cleptocrazie

Incontro-dibattito con Alain De Benoist: crisi, bankster, immigrazione, reddito di cittadinanza – aprile 2012

Il debito dei paesi Euro continua ad aumentare. Le contraddittorie stime degli esperti si sommano all’impotenza dei politici. Nessuno ha ricette pronte e tutti navigano a (s)vista.

L’usura si fa minacciosa e le banche sono sempre più restie a concedere prestiti alle famiglie e alla piccola e media impresa. Il cosiddetto credit crunch ha prodotto una diminuzione del prestito di 38 miliardi di euro nel solo 2012.

Sotto accusa sono inoltre i metodi con cui i mercati finanziari e le banche operano: acquistano grandi quantità di azioni e obbligazioni degli Stati indebitati, s’impadroniscono dei loro averi a titolo di interessi su un debito consistente in una montagna di denaro virtuale, che non potrà mai essere rimborsato.

Lo sdegno elettorale che non sfocia nell’azione non è che una comoda maniera di sentirsi a posto con la coscienza.